come inizare slackline

Ormai in qualsiasi parco cittadino si vedono molti “funamboli”, che chiameremo slackliner, camminare su una semplice fettuccia tesa tra due alberi. Questa pratica in realtà ha un origine ben diversa, deriva infatti dall’arrampicata, o meglio dagli arrampicatori. Circa negli anni ’80, in America, gli arrampicatori, noti fancazzisti, si dilettavano a camminare su questa fettuccia per migliore la scalata. Da qui poi si è evoluta come attività a se stante fino ad arrivare al boom degli anni 2000.

In questo articolo vi propongo qualche tutorial utile per iniziare, NON serve assolutamente nessun prerequisito, ne alcuna capacità particolare, chiunque abbia uno stato di salute che gli permetta di camminare può provare!

I benefici di questa piacevole attività sono molteplici, innanzitutto la pro-percettività del corpo ovvero la capacità di conoscere e riconoscere la posizione del proprio corpo. In secondo luogo aiuta molto la riabilitazione da infortuni a ginocchio e caviglia in quanto permette di usare molti piccoli muscoli che stabilizzano queste articolazioni. Infine aiuta molto la concentrazione, ne capire il motivo provando 🙂

Dove comprarla?

In qualsiasi negozio di sport oppure su internet, di seguito riporto alcuni siti:

spider-slacklines.com

http://www.slackline-corner.com

oppure anche su amazon.

per iniziare ricordatevi di prendere una slackline classica da 5 cm,  non una trickline, sono simili ma è un tipo di fettuccia molto più elastica che va tesa maggiormente e serve per eseguire salti ed evoluzioni.

Bene, ora che avete la vostra slackline guardando questo tutorial potete capire al meglio come montarla. Solo un appunto importante, una volta finito di montare il tutto ricordatevi di assicurare il cricchetto con un semplice pezzo corda all’albero. Mi spiego meglio, legate la maniglia che avete usato per tensionare la fettuccia all’albero in modo che se per caso qualcosa dovesse cedere, il cricchetto rimarrà attaccato all’albero e non potrà volare via pericolosamente su chi sta camminado sulla slackline.

Avete montato la vostra slackline e adesso tocca provare a camminarla!

Mettete il piede destro ( se siete mancini fate l’opposto) sulla linea e con l’altra gamba ancora appoggiata a terra,  andate a toccare la line in modo da fermare l’oscillazione.Ora concentratevi su un punto preciso alla fine della linea, circa dove la slack tocca l’albero e non mollatelo per tutta la durata della prova. Il concetto è avere un punto fisso che sia fermo e che sia da riferimento  per il nostro corpo, che invece oscilla parecchio.

Ora concentratevi sulle spalle e le braccia, ben alte e rilassate, la schiena e la testa devono stare dirette, non piegate in avanti ( errore comune all’inizio). Espirando profondamente montate sulla slack e rimanete il più possibile in equilibrio su un piede. Se riuscite a rimanere ( dopo alcuni tentativi ) su un piede, cambiatelo. Infine provate i primi passi, ricordatevi di respirare profondamente per mantenere un “flow”, il corpo in apnea si irrigidisce e ci fa cadere.

spesso non si è da soli, quindi ecco un tutorial per aiutare gli amici!

Questo è circa tutto quello che dovete sapere sui primi passi della slackline. all’inizio sembra impossibile ma vedrete che con veramente poco esercizio si ottengono molti risultati.

Ovviamente il mondo slackline non si esaurisce qua, ci sono molte altre attività come la trickline, la longline, la waterline e l’highline.

Ma per queste altre attività ci sarà modo in futuro di approfondire.

#slacklife

Marco Milanese

armin holzer

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highline napoleonica

Adoro fare highline, ma amo ancora di più quello che ci sta dietro. Ho come l’impressione che il tipo di persone che giri intorno a questo ” movimento” sia la stessa che girava negli anni 60′-70′ attorno alla scalata. Gente che semplicemente vede tutto quello che ci circonda in modo diverso. Gente unica. Gente che si sveglia alle 6.00 perchè non riesce a dormire dall’eccitazione, fa highline e poi va o a lavorare o a dare un esame. Un aria di condivisione totale avvolge l’ambiente. L’arrampicata ormai non è più così. Ho sempre pensato di essere nato nel periodo sbagliato ( ho sempre voluto vivere gli anni 60 e 70 della scalata appunto) ma forse il periodo è quello giusto è solo l’attività che è diversa. Ragazzi siete meravigliosi. Slack your life, peace.

highline Ago di Villacco

highline ago

Respiro, chiudo gli occhi, svuoto tutto… non esiste più niente: sicurezze,
ancoraggi, filmati, amici… solo la mia mente e una linea. Una linea che
arriva fino all’Ago di Villacco. Adoro camminare su questa banalissima
fettuccia, lo adoro perchè nella bolla in cui sei immerso mentre cammini c’è
solo la potenza della tua mente. La forza, che normalmente usi quando
arrampichi, può sopperire alla mancanza di lucidità mentale che ti serve per
chiudere un tiro, qua invece non ci sono vie di fuga: se cedi cadi.

Tutto è nato all’ultimo momento come al solito, e ingaggiati degli
straordinari compagni (Livio, Cristiano il gestore del rifugio, e Nasha),
risaliamo con molti chili il canale che porta all’anticima dell’ Ago. Il
settaggio richiede un po’ di tempo ma ne è valsa la pena.

Colpisco la slack con le mani e sento il suono, lei mi invita a salirci….
tutto è pronto. Livio fino a quel momento è tranquillo, ma quando vede che il
tutto sta diventando realtà inizia giustamente a preoccuparsi. Salgo sopra la
slack e mi siedo, è dal Verdon che non metto piede su una highline… una bomba
per il cuore e per la mente, bisogna tenere duro. So cosa devo fare, devo
cadere. Per vincere questa sensazione che mi pervade e che mi impedisce di
restare calmo. C’è vuoto, tanto vuoto. Mi alzo  e cado, faccio un bel volo
perchè la corda che mi collega alla slack è troppo lunga. Bene, il mio cervello
si è fritto definitivamente, posso partire…

Risalgo, mi fermo un attimo e torno ” a riva” per darmi qualche schiaffo in
faccia. Ora non posso sbagliare, decido di iniziare dalla cima dell’Ago, perchè
da questa parte le rocce sono troppo vicine e mi inquietano. Mi alzo in piedi e
tiro due sgommate serie che mi fanno temere il peggio, poi tutto ad un tratto
la linea si ferma e la mia mente si allinea con essa, lei non cede di niente,
io la seguo costantemente. Come un amore perfetto, il mio pensiero è stabile, e
con me anche l’altra parte non vacilla, assieme procediamo.

Ormai ci sono quasi, ancora pochi passi, i più pericolosi perchè vicini alle
rocce, ma ormai il flow c’è e non molla. Ci sono, tocco terra e urlo come non
mai, che botta. Ringrazio i miei amici, ringrazio, guardandole, le alpi Giulie
che mi hanno concesso queste pazzesche emozioni.

Adesso si gioca con il vuoto e quindi monto un’amaca dove possano stare
appolaiati Cristiano e Livio, Nasha invece rimanda alla prossima volta. Lei può essere
già molto contenta, prima ascensione alpina, giretto appesa alle slack
e prima doppia. I ragazzi invece dopo qualche maccheronico settaggio riescono a
sedersi nell’amaca ma non riescono molto a rilassarsi…

Passa il tempo tra grasse risate e paure fottute del vuoto, Livio nonostante
riesca a cliffare muri di molti metri di altezza con gli sci, non riesce a
fidarsi di questa maledetta fettuccia. Lo spirito che ha dentro comunque è
quello giusto, vuole assolutamente riprovarci.

Io faccio un altro giro partendo dall’anticima, voglio camminare in direzione
del nulla. Dopo il primo tentativo fallito riprovo e tocco finalmente la cima.
E’ il momento di sbaraccare tutto e tornare a casa felici. Ringrazio di cuore
gli amici e il rifugio Corsi. Succedono cose come queste quando si mette il
cuore nelle cose che si fa.

Per chi è interessato, sabato 14 settembre, rifaremo l’evento. Siete tutti invitati al rifugio Corsi da dove si gode di un ottima visibilità, non dimenticate il cannocchiale.

Marco