psycho killer

Psycho killer

Era da tempo che sentivo l’esigenza di spingere al massimo, di ritrovare i miei limiti. Il lavoro come Guida (per fortuna) mi ha occupato tutto il periodo di Natale tra sci e ciapole, ma il mio naso era sempre rivolto verso l’alto. Ogni colata, anche fittizia, richiamava la mia attenzione. Lavoravo e sognavo, anche perché di ghiaccio quest’anno ne ho fatto veramente poco. Solo due uscite, diciamo, stile falesia. Questa voglia repressa di scalare sul ghiaccio però ha avuto anche un aspetto positivo: accumuli, accumuli, e quando sei ”sul pezzo” dai il massimo.

E’ cosi che il giorno successivo ad una meravigliosa ciaspolata notturna, preparo il materiale per quello che sarebbe stato un viaggione con i fiocchi. Beppe mi ha gentilmente invitato a partecipare  a questo giro in compagnia di Andrea, detto “gambero” .

L’allegra combriccola multi- regionale (Veneto, Romagna, e Friuli) si dirige quindi al rifugio Dibona, sotto le imponenti Tofane. Salendo, trovo uno slittino che la sera prima era stato perso da alcuni miei clienti, così gambero lo trascina  sù come le spedizioni in Antartide, pregustando la discesa.  Dopo una piccola pausa al rifugio e aver riposto lo slittino, ripartiamo alla volta del ricovero invernale Giussani. Gli zaini carichi per bivaccare rendono la salita alquanto faticosa. Arrivati in sella io preparo il bivacco mentre Andrea e Beppe vanno in perlustrazione per vedere le condizioni della cascata.

Tornano avviliti e chiedo di vedere le foto… ha tutta l’aria di un ingaggio serio.Passiamo una freddissima serata per quanto riguarda le temperature ma non altrettanto per quanto riguarda il calore umano e la simpatia.

L’indomani partiamo alle otte e mezza e in 15 minuti siamo all’attacco. Parte Andrea su un ghiaccio molto secco che regala tetre rose e molti blocchi di ghiaccio che cadono, giusto per cominciare bene. Due tiri di quarto passano veloci, non altrettanto il freddo: le temperature sembrano sotto i meno dieci gradi.

Dopo questo riscaldamento so che tocca a me andare da primo. Guardo in alto con preoccupazione. Mi aspetta un tiro molto impegnativo, una placca verticale con pochissimo ghiaccio e possibilità di proteggersi pressoché nulle. Parto carico e d’un fiato passo il primo tratto duro. Mi proteggo alla meglio, mi aspetta un traverso molto delicato, batto e parte una crepa, bene!! Riesco ad uscire in qualche modo da questo tiro killer, è la prima volta che su un tiro duro mi son fermato ho chiuso gli occhi e mi son fatto coraggio da solo, dai Marco che ce la fai, ce la fai…. ma non cadere.  Esco dal ghiaccio schifoso dopo molti metri e finalmente posso battere su un ghiaccio sano. Tiro un urlo secco, un brivido mi parte dalla testa e scende fino ai piedi. Recuperando gli altri sento cadere grossi pezzi di ghiaccio.

Sicuramente uno dei tiri più duri che abbia fatto.  Non un tiro di “pompa”, ma molto tecnico, dove le piccozze vanno usate con delicatezza. Vietato battere troppo!

Bene, sembra che il peggio sia passato, ma non è cosi. Riparto per un altro tiro molto impegnativo. Un’altra placca con poco ghiaccio mi fa tremare di nuovo , ma ormai sono nel trip… il cervello si è bruciato già nel tiro di prima. Salgo ancora fino a degli strapiombi. Riesco a proteggermi bene sotto i piedi ma poi nulla. Anche qua, se cadessi rimbalzerei su una cengetta e poi giù.

Prendo coraggio e parto, salgo due metri, ma i funghi sono ricoperti di neve inconsistente. Sono costretto a tornare indietro dallo strapiombo.

Riparto più a destra, sono quasi fuori ma devo cambiare mano sulla picca e non so se ne ho abbastanza. Non c’è tempo per decidere, o la và… o la và! Esco indenne anche da questo tiro e un altro urlo mi porta alla sosta. Per oggi ho dato.

L’ultimo tiro lo fa Beppe, che come una macchina se lo brucia. Dopo due tiri molto tecnici quest’ultimo è uno di quelli che ti svuotano le braccia: quaranta metri più o meno verticali, con un solo riposo.  Mentre salgo, Beppe dice che manca ancora un tiro duro e inizio a preoccuparmi. Ho i crampi alle braccia … ma  per fortuna è un simpaticone e la cascata è finita lì!

Dopo le calate sulle abalakov già montate in salita, un abbraccio è obbligatorio. Mi incammino solitario verso il bivacco, ancora in trance. Basta mangiare qualcosa al volo e il cervello si riprende dal torpore.  Io scendo con gli sci e mentre aspetto al Rifugio Dibona Andrea e Beppe che sono a piedi, riprendo un po’ di temperatura vicino alla stube. Due chiacchere con i gentili gestori e, arrivati i compagni di avventura, giù con lo slittino verso la macchina! Certamente il rientro più simpatico di sempre.

Sicuramente una delle cascate più impegnative che io abbia aperto.  Un viaggio in un ambiente unico, un avvicinamento lungo con un bivacco, e  la solitudine delle Tofane dal versante selvaggio. Che dire, mi serviva. La mia anima da alpinista si è risvegliata alla grande, dopo un anno di esami da guida alpina. E adesso…. FIGHT LIKE A LION.

altre foto su Planet Mountain

scheda

Introduzione: La Cascata è visibile scendendo da Forcella Col dei Bos (2331 m) verso la bellissima Val Travenanzes. Innalzando gli occhi poco prima della M.ga Travenanzes (1965 m) verso ovest si nota la colata.

Si tratta di una linea “perfetta” che, quando è formata, ha un risalto nella roccia gialla meraviglioso. Ma proprio la difficoltà di formazione – il suo lungo avvicinamento, nonché l’elevato rischio valanghe e la quota (2650 m) non aiutano sicuramente. Tutto ciò però, rende sicuramente impagabile riuscire a salire (al momento giusto…) questa perla dolomitica.

Attenzione: per un’eventuale ripetizione, verificare attentamente la quantità di ghiaccio, ma soprattutto la solidità della struttura stessa, spesso molto precaria.
Accesso generale: provenendo da Cortina (Bl), salire la strada che sale al Passo Falzarego e parcheggiare l’auto all’imbocco della strada forestale (1698 m) che sale al Rif. Dibona (2083 m). Raggiungere seguendo la strada forestale il suddetto Rifugio e seguendo il sentiero Cai 403 si arriva prima al vecchio Rifugio Cantore( 2542 m), con possibilità di Bivacco invernale e subito dopo alla Forcella Fontananegra dove sorge il Rifugio Giussani (2580 m).

Accesso: Rimanendo in quota, portarsi verso il ghiaione “Le Maseré” mantenendosi verso la parete sud di Punta Giovannina e poi fino all’evidente colata. Dall’auto calcolare circa 3 h con neve portante

Discesa: In doppia su abalakov

Bellezza: *****

Difficoltà: IV+, WI7-, D5

Versante: ovest

Lunghezza sviluppo: 225 m

Quota: 2650 m
Relazione:

  1. Un primo facile risalto porta fino ad un pianoro. 60 m, 65°70° SG
  2. Breve muretto iniziale poi vari risalti fino sotto al primo muro verticale. 55 m, 80° 70° SG
  3. Affrontare ora il tratto chiave della  cascata. Muro verticale con poco ghiaccio intervallato da uno strapiombo a cavolfiori, poi uscita sempre delicata con poco spessore. Nel corso della prima salita il muro verticale era scollato dalla roccia con uno spessore di 5 cm di ghiaccio. 35 m, 90°95°, SG.
  4. Alzarsi delicatamente su grandi petali ghiacciati, poi superare una finissima “tenda” di ghiaccio completamente staccata dalla parete e raggiungere una zona di grandi “meduse” che sembrano impedire l’accesso all’ultimo tiro. Con alcuni metri strapiombanti, uscirne a destra sostando diedro la candela. 35 m, 90° con alcuni metri continui a 95°, SG.
  5. Muro finale molto continuo con alcuni intervalli strapiombanti. 40 m, 90°95°, SG.

 

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