sella nevea mountain experience

io ride

20-21-22 marzo si terrà la terza edizione del Sella Nevea mountan experience. Un fine settimana di freeride, sicurezza sulla neve, notti in igloo e molto altro. Trovate le informazione al link qui sotto:

http://www.marcomilanese.com/#!eventi-news-offerte/c1pz

A presto!

Marco

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chamonix, zion of alpinism

tenda e dente
foto Zorro freeski

Secondo un concetto Rasta, ZION è una città sia reale che ideologica, talvolta identificata anche come il paradiso, e viene contrapposto al concetto di Babilonia.

Ebbene Chamonix per tutti gli alpinisti del mondo è Zion, l’unico problema è che lo sanno in troppe persone!

Una cittadina  cosmopolita che sorge in mezzo ad una vallata a 1000 metri di quota, offre una quantità di vie e linee praticamente infinite, e non stiamo parlando ovviamente di semplice roccia ma di tutto quello che la montagna offre. Neve, ghiaccio, roccia e misto la fanno da padroni in un ambiente unico e ad alta quota, bisogna solo prendere un aereo verticale. Si perchè ormai, per prendere la funivia dell’Aguille du Midi  bisogna fare il check-in e  l’imbarco,un imbarco verso l’aria sottile. Siamo in 4 questo giro, e con dei sacchi veramente spropositati dall’arrivo delle ” aereo” ci dirigiamo verso questo sconfinato mondo dell’alta quota, passeremo tre giorni nel cuore pulsante della montagna.

Splende il sole e non c’è una nuvola in cielo, gli altri sono già alla prima sosta della Rebuffat. La roccia è calda, infilo le mani in una fessura piena di ghiaccio e neve, finalmente stacco i piedi dal ghiacciaio. Dopo cinque mesi che non arrampico, godo, anche se al momento riesco solo a muovermi come un pachiderma.In cima a questa eccezionale via (la consiglio veramente) godiamo uno di quei panorami per i quali non vorresti mai scendere, non ne capisci il motivo.

E’ venuto il tempo di installare il campo base ai piedi della parete del Mount Blac du Tacul, operazione non priva di fatica per tutta la neve che dobbiamo spalare. Dormire sulla neve non è mai un operazione semplice ma grazie ad un po’ di esperienza riesco a passare un notte incredibilmente tranquilla.

Siamo all’attacco del famoso supercouloir al Tacul, in coda però, due cordate arrancano sopra di noi. I primi tiri di misto su granito sono fantastici! Sembra che le lame e i buchi siano fatti apposta, saliamo veloci ma in sosta tocca aspettare…molto. Usciti dal misto siamo sul ghiaccio e senza ritegno ma con educazione supero la cordata che ci precede, operazione che ci risparmia del poco piacevole ghiaccio in testa. La sezione di ghiaccio è divertente e scopriamo piacevolmente che i gradi dati all’inclinazione del ghiaccio ad alte quote si addolciscono. Nico e Zorro hanno optato invece per il couloir du Diable che attacca a sinistra del supercouloir, anche per loro una bellissima gita come si può notare dalle foto, complimenti anche perchè era la loro prima esperienza sul ghiaccio!

Giusto il tempo di arrivare di nuovo al campo base per godersi gli ultimi raggi di sole, sappiamo che a breve sprofonderemo di nuovo nel gelo, la mattina dopo infatti tutto scricchiola.

Il sole mattutino riscalda il campo e ci permette di sistemare tutto con calma e prepararci ad una discesa molto impegnativa. Fidatevi che avevo più paura di farmi male per fare la vallèe blache con 25 kg sulla schiena in mezzo ad un mare di gobbe che sciare sui 50 gradi.

La sera siamo già tutti di nuovo in macchina verso les Arcs, località sciistica a circa un ora e mezza a sud di Chamonix, il meeting di highline ci aspetta. 5 highline per camminare, 5 highline per viaggiare con la mente e con lo spirito.

Che dire, tanta musica, un’ottima compagnia e molto vuoto. Yeah vez.

Ritorniamo a Chamonix e il gruppo si divide, Carlo e Zorro provano la cima del Bianco con gli sci e io e Nico scaleremo una super via alla Midì. Sogni infranti da un vento a 120 all’ora, i ragazzi devono far marcia in dietro dopo aver strisciato per raggiungere la Vallot ( dentro segnava -13 senza vento), noi invece siamo al sole in falesia. Come si dice: c’è andata di culo.

Un grandissimo grazie a Lucia e Rèdèlè che ha reso possibile questo soggiorno meraviglioso, e poi ovviamente ai compagni di viaggio e a Zorro per le meravigliose foto, sempre in piena. Blesssss

Rasta FreeAdventure

 

some works, rides, and fun

fusari forcella cristallo scialpinsimo

Qualche foto del periodo natalizio, tra molta powder e sole.

Freeride, backcontry, ciaspe, sicurezza sulla neve, scialpinismo e altro ancora si è fatto e si farà nella perla delle dolomiti!

Cortina, al di la delle pellicce e dei locali costosissimi, rimane un posto magnifico dove poter praticare moltissime attività sulla neve, rimanendo sempre affascinati dalla vera natura.

Peace & Powder

Marco

Freeride e igloo a Sella Nevea

sella nevea mountain experinece

Ecco qui il racconto del secondo MOUNTAIN EXPERIENCE a Sella Nevea. I ragazzi, accorsi da tutto il Friuli e non solo (c’erano infatti due mitici esponenti delle Marche), hanno partecipato con entusiasmo a questa esperienza fantastica. Un gruppo unito di persone simpaticissime e con tanta voglia di FREERIDE!

Il primo giorno, Livio ed io, abbiamo fatto conoscere i fuori pista di “bassa valle” a snowboarders e skiers presenti. Visto il rischio di quella giornata i boschi ci hanno accolti generosi di polvere. Finito di sciare abbiamo costruito gli igloo e il salotto per le serate sotto le stelle. Per riposarci tra una palata e l’altra, Zanni, il direttore del soccorso alpino di Sella ma sopratutto grande conoscitore delle montagne e della neve, ha gentilmente raccontato le esperienze vissute e il rapporto con la natura quando si va in montagna. Queste testimonianze rimarranno sempre con noi per ricordarci l’ambiente che ci circonda e che tanto amiamo. Usciamo di nuovo per finire i nostri giacigli ed è un attimo che la cena è servita in rifugio. Passiamo una bellissima serata e poi ci corichiamo. Se devo essere sincero io ho fatto il vigliacco e ho dormito in rifugio, ma avevo una scusa abbastanza buona: due settimane di influenza e sinusite in pieno sviluppo con tanto di antibiotici.

Il giorno seguente aprono la funivia per forcella Prevala e quindi ci dedichiamo a sciare sulla cresta, tracciando i canali nuovi di zecca. Siamo riusciti a sciare molto anche dietro la cresta verso il Livinal rendendo la giornata DOC. Finita questa splendida powder day ci rintaniamo in rifugio e dopo esserci reidratati ci dedichiamo alla lezione sull’uso dell’ARTVA con tanto di proiettore. Qualche domanda e si continua con le nozioni sulla scelta dell’itinerario e sullo sciare nelle zone più sicure. Insomma, una lezione generale sul come comportarsi quando si scia che spero abbia chiarito i dubbi dei ragazzi. Cena e serata piacevolmente guadagnate!

La domenica si presenta con una bellissima …bufera. Il team non desiste e usciamo lo stesso per fare ricerca ARTVA, una possibilità per tutti di provare il proprio strumento e capire come funziona nella ricerca singola e multipla. Di notevole importanza infatti è usare il proprio strumento per conoscerlo ed esercitarsi con gli amici in apres-ski. Chi lo trova prima vince una birra!

Concludiamo questo splendido ritrovo con un pranzo veloce e qualche birra. Alla prossima ragazzi!!!

Positive vibes

Ringrazio prima di tutto Livio Sadoch, quasi maestro di sci legalmente, da una vita nell’anima. Con il suo entusiasmo è stato possibile realizzare questo evento. Ferrino e il rifugio Gilberti che hanno sponsorizzato l’evento fornendo il primo i sacchi a pelo e il secondo una mezza pensione super!

Canale Comici a forca Berdo

canale Berdo Alpi Giulie, Steep couloir, east powder

Un emozionante racconto dell’amico Enrico Mosetti, promotore del nostro team “La polvere di Giulia”. Mandate i vostri racconti polverosi!!

Mi sono innamorato di lei dal primo momento in cui l’ho vista. L’ho desiderata da quel preciso istante. Era il 17 marzo del 2007, le 4 del pomeriggio circa, avevo appena imboccato la Spranga che lei comparve li, alla mia destra, una linea incredibile pensai. Non avevo idea di cosa fosse, feci una foto e proseguii per la mia strada, il bivacco Mazzeni, l’indomani da solo avrei dato inizio a una perversione per il ripido scendendo il canalone Huda Paliza.

Un anno più tardi scoprii cosa quella superba linea fosse. Il canalone Comici alla forca Berdo. Lo scoprii grazie al libro/diario di Mauro Rumez, e lo scoprii grazie a mio padre.

Mio padre che accompagnò a piedi, due anni dopo la prima discesa, chi né compì la prima (e molto probabilmente unica) ripetizione. Era il 1988. La stessa persona mi insegnò la nobile arte dello sciare in neve profonda e mi consigliò su come e dove muovere i primi passi sul ripido, ma ogni volta che gli chiesi qualcosa su quella discesa finiva per storcere il naso. L’aveva desiderata e amata, infine dopo averla percorsa la odiò.

Da quel 17 marzo del 2007 sono passati quasi 6 anni, ed ogni anno come un pellegrino ho portato i miei sci su uno dei fantastici percorsi che l’alta val Saisera e la Spranga offrono, ogni volta però l’occhio ricadeva su quella perfetta linea bianca. Col passare delle stagioni la mia convinzione di poterla scendere aumentava al pari delle mie capacità. Un paio di volte sono stato vicino al sogno, ma non sono stato capace di cavalcarlo fino in fondo.Poi un giorno di novembre del 2011, chi cavalcò quel sogno se andò, lasciandomi dentro un grande vuoto, un senso di incompiuto. Ho cercato di riempirlo con sempre più ascensioni su roccia e su ghiaccio, ma l’inverno scorso non mi ha permesso di riempirlo con l’elemento a cui era e sono più affezionato. La neve. Anche l’inverno e le nostre montagne ne sono rimaste vuote.

Ho aspettato che passasse l’estate e i primi freddi di autunno. Ho aspettato e la neve è finalmente tornata, tanta e leggera a coprire le cime e riempire i canali, anche i più stretti, anche la “mia” linea bianca.

Dopo incredibili giornate passate a riemergere da una curva e l’altra in neve profonda, nei boschetti da sogno del tarvisiano, i tempi mi sono sembrati maturi. L’incertezza che caratterizza il prologo a queste discese però è sempre tanta: sarà buona la neve, sarà abbastanza, forse troppa? Forse troppo pericoloso, il bollettino dice pur sempre tre…ma ho sciato, ho girato, osservato e studiato, avevo la certezza che le condizioni fossero perfette, ma ancora un dubbio mi insinuava nella testa.

Questa volta avevo bisogno di qualcuno con il giusto entusiasmo e la giusta spensieratezza per lasciare quel dubbio a casa, chi sen non Leo, conosciuto appena qualche mese fa ma con il quale abbiamo già passato giornate da non dimenticare.

Venerdì sera squilla il cellulare, è Leo. Gli annuncio subito le mie intenzioni, non esita un attimo.

Sabato, 7.30, val Saisera, -13°.

Lasciamo un auto in alta Saiesra ci servirà per il rientro, la neve ha ovattato la valle, gli alberi ricordano più lo zucchero a velo delle fiere piuttosto che le dita scheletriche e nude dello scorso inverno. Fa freddo. Veloci e silenziosi ci spostiamo a Sella Nevea, dalla caserma della Finanza cominciamo salire, passo svelto, la temperatura è questo che comanda. Saliamo a buon ritmo, regolari, e in poco più di due ore raggiungiamo forca Disteis. Osserviamo e studiamo la linea più sicura da seguire in salita, è questo il momento che più mi preoccupava. Negli scorsi giorni il vento ha lavorato molto il manto nevoso, a queste quote poi il sole non ha scaldato abbastanza da consolidare alla perfezione i vari strati, dobbiamo procedere con cautela evitando di tagliare quei pendii dove gli accumuli sono più instabili.

Una placca da vento sui 45° gradi ci fa palpitare per qualche momento giusto prima di imboccare il canalino che ci porta in forcella. Entrati nel canale le paure cessano, ma la progressione si fa più faticosa, la neve è leggera e profonda e per battere traccia siamo costretti ha dare fondo alle nostre energie, d’altronde la neve profonda e leggera era proprio ciò che ci aspettavamo.

Finalmente raggiungiamo la forca, stretto intaglio tra due pareti di grigio calcare, il vento gelido e la rigida temperatura (-20°/25°) ci fanno affrettare le manovre di rito: togli i ramponi, togli le pelli, vestiti, tazza di thè caldo, metti gli sci, blocca gli sci scarponi, su la leva degli attacchini. Non facciamo in tempo a renderci conto del budello che precipita 1500 metri più in basso in Spranga sotto i nostri sci, che le muffole in piuma assumono un aspetto cartonato, i baffi e la barba si ricoprono di ghiaccioli. È meglio partire. L’ansia da prima curva oggi non c’è. Ho aspettato troppo tempo per vivere questo momento che l’ansia non trova posto nella mia mente.

Inizio a scendere con leggerezza, la neve è buona, ma la pendenza molto accentuata, scendo 50 metri e faccio segnale a Leo di raggiungermi, di fare attenzione a quel punto dove c’è un po’ di ghiaccio. Con questa modalità da cordata, scendiamo i primi 300 metri di canale, ogni tanto mi fermo a misurare l’inclinazione del pendio, siamo sempre li tra 52° e 57°, finche non raggiungiamo la cascata che blocca il passaggio. Aggiungiamo un cordino in kevlar alla sosta e ci caliamo.

Finalmente il canale inizia ad addolcirsi e un ultimo passaggio largo quanto gli sci ci porta in una zona più larga.

Ora con la pendenza sensibilmente diminuita (45°) possiamo cominciare a lasciar andare gli sci, curvoni sempre più lunghi, sempre più veloci, la neve lo permette. Ad ogni curva un po’ di neve polverosa insegue le code dei miei sci, con tanti cagnolini che cercano di mordermi raggiungo l’uscita del canale, un urlo e uno sguardo in alto mi stampano un gran sorriso in faccia. Quando Leo mi raggiunge la sua espressione non è tanto diversa dalla mia…ma non è ancora finita, abbiamo ancora un salto da superare, forse con una breve doppia, forse in qualche altra maniera..

A 1500 metri di quota una zona di ripide pareti e cascate azzurre ci sbarra la strada, stiamo meditando di attrezzare una doppia su di un larice quando scorgo un passaggio: uno stretto canaletto che sembra portaci a più dolci pendii, è fatta penso! Pensiero quanto mai sbagliato. Niente bisogna fare un’altra doppia, ma non ci sto, guardo Leo e gli dico che saltiamo, sono 4-5 metri verticali, ma l’atterraggio è buono e sembra morbido,vado. Un momento interminabile fin quando non mi ritrovo in un metro di neve leggerissima, le punte degli sci si infossano, ma dopo poco mi ritrovo in piedi. Anche Leo senza troppi pensieri salta, anche a lui le punte si infossano, una capriola e poi anche lui di nuovo in piedi.

In breve arriviamo alle piste da fondo e poi alla macchina, quando mi stacco gli sci al parcheggio, capisco che fatta, che è finita.

Quella linea che ho desiderato per anni ora è mia, la discesa più entusiasmante che abbia sciato, qualcosa di incredibile, qualcosa che in parte è riuscita a riempire quel vuoto. Non la odierò, anzi la amerò per sempre.

Pace&Polvere

Mose

Un esperienza unica da vivere in montagna

sella nevea, freertide, igloo

Studiato per quelli che vogliono esplorare il freeride fino in fondo.

Mirato a coloro che hanno già qualche  esperienza nel fuori pista, questo evento si propone di aumentare la bravura, la conoscenza e la consapevolezza del freerider.

I partecipanti avranno l’opportunità di sciare fuoripista in sicurezza e con l’aiuto di una a.Guida Alpina, Maestri di Sci ed altri esperti, impareranno:

– le tecniche del fuoripista

– a costruirsi un igloo nel quale passare la notte

– ad usare l’ARTVA, pala e sonda, nell’autosoccorso in valanga

– a valutare i possibili pericoli di un pendio

– a navigare gli innumerevoli fuori pista di Sella Nevea

 L’evento comprende:

3 giorni con una a.Guida Alpina e  Maestro di Sci

2 notti in igloo

l’utilizzo dei materiali di sicurezza (Artva, pala, e sonda)

sacco letto, telo per il pernottamento

1 corso di base per autosoccorso in valanga

2 cene al Rifugio (primo, secondo, dolce, escluse bevande)

2 colazioni al Rifugio (stile buffet)

L’evento è a numero chiuso: Max 8 persone, Min 5 persone. La sessione partirà solo se si raggiunge il numero minimo di partecipanti.

Date dei corsi (1-2-3/15-16-17/22-23-24 Marzo) da scegliere al momento dell’iscrizione.

Programma di massima

1° Giorno

Ritrovo alla scuola di sci di Sella Nevea alle 8.00.

Breve introduzione. Controllo materiali.

Salita con gli impianti fino al Rif. Gilberti. Distribuzione Artva, pala e sonda.

Prime sciate in pista e fuori, per valutare il livello tecnico dei partecipanti.

Pranzo presso uno dei ristori sulle piste.Ancora sciate.

Costruzione igloo.

Lezione teorica al Rifugio sul soccorso in valanga.

Cena al Rifugio.

Nanne in igloo.

2° Giorno

Colazione al Rifugio.

Esplorazione dei fuoripista del comprensorio. Photo shoot.

Pranzo presso uno dei ristori sulle piste o presso il campo base. Sciare.

Pratica di Auto-soccorso in Valanga.

Cena al Rifugio Gilberti.

3° Giorno

Esplorazione dei fuoripista del comprensorio. Pranzo presso uno dei ristori sulle piste.

Sciare.Saluti.

Ringraziamenti.

Cosa bisogna portare:

Abbigliamento da sci. Abbigliamento per rifugio. Casco. Bastoncini con la rondella larga (adatta alla neve fresca).Sci da freeride (disponibili a prezzi agevolati al noleggio “Palle di Neve” di Sella Nevea). Zaino dove si possono attaccare gli sci e mettere la pala e sonda. Voglia di freeride.

é necessaria l’iscrizione. Il costo di 160 euro escluso lo skipass e il pranzo. Meglio di cosi!

Info e iscrizioni: testina0@hotmail.com o presso la Scuola Sci di Sella Nevea.