video chamonix

 

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chamonix, zion of alpinism

tenda e dente
foto Zorro freeski

Secondo un concetto Rasta, ZION è una città sia reale che ideologica, talvolta identificata anche come il paradiso, e viene contrapposto al concetto di Babilonia.

Ebbene Chamonix per tutti gli alpinisti del mondo è Zion, l’unico problema è che lo sanno in troppe persone!

Una cittadina  cosmopolita che sorge in mezzo ad una vallata a 1000 metri di quota, offre una quantità di vie e linee praticamente infinite, e non stiamo parlando ovviamente di semplice roccia ma di tutto quello che la montagna offre. Neve, ghiaccio, roccia e misto la fanno da padroni in un ambiente unico e ad alta quota, bisogna solo prendere un aereo verticale. Si perchè ormai, per prendere la funivia dell’Aguille du Midi  bisogna fare il check-in e  l’imbarco,un imbarco verso l’aria sottile. Siamo in 4 questo giro, e con dei sacchi veramente spropositati dall’arrivo delle ” aereo” ci dirigiamo verso questo sconfinato mondo dell’alta quota, passeremo tre giorni nel cuore pulsante della montagna.

Splende il sole e non c’è una nuvola in cielo, gli altri sono già alla prima sosta della Rebuffat. La roccia è calda, infilo le mani in una fessura piena di ghiaccio e neve, finalmente stacco i piedi dal ghiacciaio. Dopo cinque mesi che non arrampico, godo, anche se al momento riesco solo a muovermi come un pachiderma.In cima a questa eccezionale via (la consiglio veramente) godiamo uno di quei panorami per i quali non vorresti mai scendere, non ne capisci il motivo.

E’ venuto il tempo di installare il campo base ai piedi della parete del Mount Blac du Tacul, operazione non priva di fatica per tutta la neve che dobbiamo spalare. Dormire sulla neve non è mai un operazione semplice ma grazie ad un po’ di esperienza riesco a passare un notte incredibilmente tranquilla.

Siamo all’attacco del famoso supercouloir al Tacul, in coda però, due cordate arrancano sopra di noi. I primi tiri di misto su granito sono fantastici! Sembra che le lame e i buchi siano fatti apposta, saliamo veloci ma in sosta tocca aspettare…molto. Usciti dal misto siamo sul ghiaccio e senza ritegno ma con educazione supero la cordata che ci precede, operazione che ci risparmia del poco piacevole ghiaccio in testa. La sezione di ghiaccio è divertente e scopriamo piacevolmente che i gradi dati all’inclinazione del ghiaccio ad alte quote si addolciscono. Nico e Zorro hanno optato invece per il couloir du Diable che attacca a sinistra del supercouloir, anche per loro una bellissima gita come si può notare dalle foto, complimenti anche perchè era la loro prima esperienza sul ghiaccio!

Giusto il tempo di arrivare di nuovo al campo base per godersi gli ultimi raggi di sole, sappiamo che a breve sprofonderemo di nuovo nel gelo, la mattina dopo infatti tutto scricchiola.

Il sole mattutino riscalda il campo e ci permette di sistemare tutto con calma e prepararci ad una discesa molto impegnativa. Fidatevi che avevo più paura di farmi male per fare la vallèe blache con 25 kg sulla schiena in mezzo ad un mare di gobbe che sciare sui 50 gradi.

La sera siamo già tutti di nuovo in macchina verso les Arcs, località sciistica a circa un ora e mezza a sud di Chamonix, il meeting di highline ci aspetta. 5 highline per camminare, 5 highline per viaggiare con la mente e con lo spirito.

Che dire, tanta musica, un’ottima compagnia e molto vuoto. Yeah vez.

Ritorniamo a Chamonix e il gruppo si divide, Carlo e Zorro provano la cima del Bianco con gli sci e io e Nico scaleremo una super via alla Midì. Sogni infranti da un vento a 120 all’ora, i ragazzi devono far marcia in dietro dopo aver strisciato per raggiungere la Vallot ( dentro segnava -13 senza vento), noi invece siamo al sole in falesia. Come si dice: c’è andata di culo.

Un grandissimo grazie a Lucia e Rèdèlè che ha reso possibile questo soggiorno meraviglioso, e poi ovviamente ai compagni di viaggio e a Zorro per le meravigliose foto, sempre in piena. Blesssss

Rasta FreeAdventure

 

San Vito lo Capo climbing festival

Dopo le fatiche degli esami, assieme ai compagni del corso, morose e amici decidiamo di volare verso sud per ritrovarci in allegria, senza lo stress degli esami.

Il meraviglioso festival che, ogni anno, si tiene a San Vito lo Capo  è l’occasione giusta, moltissima roccia da scalare, tanta gente da conoscere, sole (anche se non troppo), spiagge, conferenze e video di arrampicata, musica, festa. Un evento con i fiocchi insomma.

Marco, mercoledì:

Partiamo da Treviso in cinque, Andrea, Carlo, Samuele, Filippo ed io. L’aereo non fa in tempo a decollare che siamo tutti addormentati, per risvegliarci poco più di un ora dopo in Sicilia. Per prendere il volo la giornata è iniziata presto ma altrettanto presto siamo andati a scalare. Aereo decollato alle nove di mattina, io decollato su in tiro all’una di pomeriggio. Meraviglioso. Il profilo della scogliera di Salinella segue quello della spiaggia e l’accompagna fino al capo, dove le pietre si gettano nel mare e un faro ricorda la fine della terra. Il sole scalda e noi scappiamo di settore in settore per sfuggirgli, l’arrampicata è sempre molto fisica e già da subito “si tira”. Dopo l’iscrizione, dove viene fornita una maglietta, dei free-drink e il vaucher per il Camping gratuito, faccio un giro per questa meravigliosa località, che d’estate si riempie a dismisura di turisti ma che ora è molto vivibile. Una semplice cena ci basta per crollare e andiamo a dormire presto (colpa del jetleg).

Andrea, Giovedì:

Secondo giorno della nostra spedizione nel profondo sud. Terre diametralmente opposte alle nostre, non solo geograficamente…Terra rossa roccia rossa case quadrate.“Conosco un posto fighissimo, andiamo la” disse Samu. E via si va la: Crown of Aragon. Un settore di una delle mille falesie nel circondario di San Vito lo Capo, dal sapor di “signore degli anelli”.Si parte baldanzosi a bordo del pandino azzurro-no optional-poco sprint. Ovviamente si segue un sentiero a caso che ci porta in mezzo a cacche di vario genere, colore e dimensione, piante completamente ricoperte da spine, rami bassi, passaggi scivolosi e, dulcis in fundo, superamento di una recinzione in filo spinato. Il sottoscritto era spavaldamente partito in infradito, non una scelta felicissima, lo ammetto. Comunque ne vale veramente la pena, la parete è bellissima, di quelle che, personalmente, sono abituato a vedere solo nei video di arrampicata. Venature di tutte le tonalità dal bianco al rosso con qualche striatura di nero, tetti e passi stapiombanti, il tutto ornato da canne e stalattiti che minacciose pendono sopra alle nostre teste…inquietante, ma si rivela tutto meno che un teatro degli orrori!L’arrampicata si rivela costante e divertente, con queste esposizioni pazze e il “salto” da un “gocciolone” all’altro, con un po’ di brividi quando queste stalattiti vibrano o suonano vuote, ma vabè, tanto tiene.Il cielo ci grazia e ci regala una giornata dal sole velato, altrimenti ci saremmo presi una cucinata di quelle incredibili!Eppoi…basta, la ghisa si fa sentire e siamo soddisfatti, si può tornare. Si torna a San Vito per godere della sabbia bianca, del mare meraviglioso e dei birrini che copiosamente ricoprono il tavolino del bar. Si, abbiamo fatto il bagno a metà ottobre e c’è piaciuto.Volevamo andare alla conferenza sui climber medievali, ma ce la siamo inspiegabilmente persa…

Marco, Venerdì:

Oggi la giornata si presenta molta interessante, appuntamento in centro al paese per andare a scalare sulle scogliere a picco sul mare, ovvero “Deep Water Solo”. Questa nuova disciplina che sta prendendo piede in tutto il mondo richiede un certo sangue freddo, non avendo la corda a disposizione, se si è in alto, si può cadere nel mare da altezza considerevoli. Un gioco di adrenalina che rendere gli stimoli per la scalata infiniti. Una volta fatto l’appello degli iscritti ci trasferiamo a piedi al porto, dove un catamarano ci porterà nella location. Il viaggio di mezz’ora è stupendo e la visione del monte Monaco dal mare emoziona con le sue pareti verticali gialle e enormi grotte sparpagliate lungo la costa. Arrivati alla scogliere un gommone ci porta alla base della parete, da dove si può partire per arrampicare, un soccorritore con la moto d’acqua veglia su di noi. Iniziano a vedersi i primi salti nell’acqua con tanto di applausi e incoraggiamenti da parte dei partecipanti per riuscire ad uscire dalla scogliera senza cadere. Un gioco a cui partecipano tutti e ci si consiglia l’un l’altro sui passaggi e le linee da seguire. Una comunità che condivide passioni. I ragazzi del team della Gibbon ( azienda che produce slackline) tirano la fettuccia sul mare per poter divertirci tutti assieme, ovviamente con le cadute in acqua altrui. Canzoni e balli ci accompagnano sulla via del ritorno. La sera dopo una capatina in spiaggia c’è la festa al campeggio con la falesia retrostante completamente illuminata. Una spettacolo di cibo, bevande e tanta bella gente! Il video che trovate qua sotto fa capire il clima che abbiamo vissuto. Brava Camilla.

Andrea, Sabato:

Era una notte buia e tempestosa…e noi dormivamo in tenda! Tuoni fulmini e tanta tanta acqua…questa è stata la sveglia che c’ha destati nel cuore della notte, incredibilmente il Rasta ha dei riflessi da campione e salva gli zaini giusto in tempo.

“Entra acqua in tenda?”

“Qui sotto corre un fiume, ma no.”

“Ottimo!”

Improvviso una corsa al bagno sotto al diluvio e nel pantano. Fa molto Vietnam, ma ne è valsa davvero la pena. Sarei morto.Si torna a dormire,qualche ora dopo, la sveglia, quella vera, ci riporta in un mondo in cui la teoria del “con tutto quello che ha piovuto sta notte ha sicuramente scaricato e non ci sarà acqua durante il giorno” viene confutata, mi permetto di aggiungere: per l’ennesima volta.Che si fa?! Si va a scalare alla grotta del cavallo!Soffia il vento e minaccia di piovere. Noi si decide di stare qui, ingolositi da tutte quelle canne che pendono dalle pareti, da quel misterioso antro nerofumo e dalla possibilità che in caso di pioggia qui si possa comunque combinare qualcosa. Inizia a piovere e noi iniziamo a scalare, ci accoglie un 6b veramente bello e divertente, che ci scalda e gonfia proprio per bene. La presenza di Maurizio Oviglia aiuta a far chiarezza su alcuni tiri e forse un po’ di atmosfera la crea. Seguono altri tiri, davvero molto molto piacevoli, la roccia è abbastanza asciutta e il grip buono, inoltre il fatto che i piedi servano a poco aiuta.Si scala si scala si scala, ad un certo punto esce quasi il sole, ma pochi di noi tengono ancora botta ed è ormai davvero ora di ritirarsi…Portiamo a casa una gran giornata, nonostante i pronostici infausti, dai 6 ai 9 tiri ce li siamo fatti tutti. Stanchi e soddisfatti torniamo verso la nostra super-car. Si slitta sul pantano fino al raggiungimento della strada asfaltata, dove per un pelo non centro una mucca…

Doccetta rigorosamente gelata e via, c’è in programma la proiezione del nuovo film amatoriale di Maurizio Oviglia, non si può mancare. Parla del nuovo settore di arrampicata trad che ha aperto in Sardegna…altro posto magico, bellissimo e proprio sul mare! Sembrano dei cubi di granito piovuti dal cielo ed accatastatisi proprio lì, in quel modo perché lui potesse piazzarci dei friend e proseguire le sue scalate…Cala la sera e sale la fame. Eravamo quasi riusciti ad andare tutti a cena insieme ma i due cortinesi ci abbandonano per il bar! Rimaniamo in dieci e ci godiamo il cuos cous.  Poi ci si sposta nella piazzetta dove è stato allestito un palco sul quale hanno parlato i vari ospiti e si sono svolte gran parte delle attività extra sportive previste dal programma. Sax piano-pianola batteria e violino. Bella atmosfera e bella location con la chiesa, rigorosamente squadrata, tutta illuminata d’arancio che fa da sfondo ai nostri balli e alla loro musica…

Quando la stanchezza finalmente raggiunge anche gli ultimi, accaniti ballerini ci si dirige verso la tenda…è davvero piacevole camminare in riva al mare, anche semplicemente stando in silenzio. Si pensa alla giornata, ci si gode il silenzio e ci si pregusta il meritato sonno.

Domani è un altro giorno, si scalerà!

Marco, Domenica:

Oggi optiamo per la cattedrale nel deserto, un perfetto muro alto 60 metri , che poi continua più frastagliato fino alla cima del monte monaco . La serata si fa sentire e c’è chi non ha aperto bocca per tutto il giorno in falesia, ma le sue dita hanno parlato per lui, il corpo funziona ancora molto bene. Siamo in tanti a scalare e il clima è molto piacevole. Anche qui canne e funghi escono dalla parete e non vedono l’ora di essere scalati. Incontro anche dei goriziani che si fermano una decina di giorni, ci si scambia consigli su tutto. Io e Paula siamo gli ultimi a mollare e sotto la pioggia finiamo l’ultimo tiro. Non pioveva da sette mesi eh… sono arrivati i Friulani, con questo ho detto tutto. Ci dirigiamo subito a vedere il film su Adam Ondra ( per chi non lo sapesse ha appena fatto la salita in falesia più difficile del mondo, 9b+) che dura la bellezza di due ore. Il diciannovenne tanto per capirci ha salito 44 9a, 14 9a+, 5 9b e 1 9b+(suo). E giusto per concludere, a San Vito lo Capo, durante il festival ha spittato, pulito e salito in libera il primo 9a dell’isola!

Per consolarci ci buttiamo sul cibo. Una carbonara di dimensioni colossali ci fa passare l’ultima serata in compagnia in casa dei nostri amici e non in tenda, un sentito grazie per l’ospitalità.

Andrea, Lunedi:

Ci si sveglia più presto del solito, siamo già all’ultima mattinata utile: bisogna sfruttarla al massimo! Aver dormito per terra nell’atrio dell’appartamento dei nostri compari non aiuta certamente la fluidità del risveglio, ma lentamente ci ripigliamo, ultimo pane e nutella in terra di Sicilia, facciamo i bagagli e montiamo in macchina.Oggi si va a Custonaci! Belli pigiati in macchina e su e giù e giù e su fino ad arrivare ai piedi di questo tozzo spigolo alle 8 di mattina…zompettando tra lo sterco di vacca arriviamo sotto alla falesia…è giunto il momento di scoprire se il male lancinante che ho avuto ai gomiti ieri era solo una cosa a caso o se si tratta di qualcosa di peggio…fatto lo scaldo, un 6a+ davvero molto bello, scopro la triste verità: non è stato un caso…ancora male, non riesco a scalare! Merda!

I nostri compari, sempre a occhio come noi, visto che siam partiti senza guida, ma con meno occhio di noi scelgono lo “scaldo” accanto al nostro. Duretto, pare. Si scoprirà che si trattava di un 7c. Sfiga atomica, visto che si trovava in una selva di 6a, 6b e un 6c.Arrampicata simile a quella di Crown of Aragon, begli strapiombi e candele che pendono, solo che le vie sembrano più continue e sono più varie, perché una volta passato il tetto ci si trova a scalare su placca. Carino come accostamento! Ovviamente io sto a rosica’, come se dice a Roma, perché mi ritrovo a far sicura e a guardare, immaginare, rimpiangere tutto lo scalabile non scalato tra ieri e oggi…Un personalissimo psicodramma insomma…In tarda mattinata dobbiamo già partire, c’è un’auto da restituire ed un aereo da prendere! Sosta a prendere un po’ di cibo in un panificio della zona e per un pelo non faccio un errore clamoroso ed in qualità di navigatore ci faccio finire dalla parte opposta rispetto all’aeroporto!Nonostante il mio tentativo di sabotaggio raggiungiamo l’aeroporto, restituiamo il caro pandino (non senza graffi con relativi fastidi burocratici), ci pappiamo il nostro lauto pranzo e in men che non si dica siamo già seduti ai nostri posti. L’aereo decolla. Inizia a piovere.

Fine di una storia. Inizio di un’altra.

 

corsica jumbo love

“Deux crepes et de l’eau s’il vous plait! “. Così terminavano le nostre giornate ( Elisa e me) in Corsica. Terra dalle meraviglie naturalistiche e dai mille colori. Dal rosso intenso delle calanques di Porto, al bianco marmoreo delle falesie di Bonifacio che, quasi con arroganza, precipitano nel blu del Mediterraneo. Il 6 agosto, armati del mio Fiat Doblò fiorito e camperizzato, partiamo alla volta di Bastia (che si trova sulla costa ad est, verso l’Italia) in traghetto. Il programma è un road trip intorno all’isola alla scoperta di spiagge cristalline, bellezze naturali e ovviamente roccia! All’arrivo ci dirigiamo sulla costa ovest, molto più bella e articolata e dormiamo a Ile Rousses. Il granito rosso inizia a mostrasi sotto forma di scogliere, isole e falesie sulla spiaggia. Una roccia molto abrasiva permette di sfruttare le dolci deformazioni scavate dal vento e l’arrampicata diventa semplicemente un fantastico gioco.

Il giorno seguente, dopo due tentativi di entrare a Calvi per visitarla (falliti a causa del traffico) decidiamo di dirigerci a Porto. Sulla strada, emozionante quanto pericolosa, ci fermiamo a Galerìa dove non par vero che una spiaggia così grande e cristallina ospiti così pochi cristiani. Non solo, dietro la spiaggia sfocia il Fangu, un fiume proveniente dall’interno. Per la modica cifra di cinque euro facciamo uno splendido giro in canoa tra ninfee e tartarughe che prendono il sole sui tronchi; emozionante il contrasto tra il mare ed una natura fluviale e paludosa a 50 metri di distanza.

Dopo un’infinita quantità di curve (ed eravamo solo all’inizio) arriviamo a Porto e ci fermiemo nel campeggio municipale: costo 15 euro compresa la macchina. Qua conosciamo quattro ragazzi con un mezzo decisamente sorprendente. Un turbo dealy 4×4  “molto” rialzato e ovviamente allestito per dormire. Passiamo una piacevolissima serata a parlarte di passioni comuni come appunto le camperizzazioni. Gli amici, amanti del fuoristrada, ci raccontano di escursioni durate tutte il giorno totalmente off-road all’interno dell’isola, tra laghi e paesaggi solitari.

La mattina seguente la spiaggia di Porto e la falesia a picco sul mare regalano amicizie e anche un po’ di allenamento. Facciamo arrampicare per la prima volta due ragazzi che entusiasti mi chiedono il contatto, speriamo di rincontrali. L’arrampicata è anche questo, un modo per fare nuove conoscenze.  Continuiamo la nostra discesa verso sud passando per le calanques, incredibile contrafforti svettano dal mare e la vista e da mozzare il fiato. Rimaniamo semplicemente in contemplazione.

Dopo una giornata a visitare Ajaccio e Propriano con relative meravigliose spiagge, approdiamo ad uno degli spot più belli per fare boulder, Pianotolli. Una spiaggia deserta con i massi tra i più belli che abbia mai visto. Mi sembrava di essere un bambino al luna park, ho iniziato a scalare e sull’onda dell’entusiasmo non mi toglievo neanche le scarpette. Camminavo da un blocco all’altro con un male tremendo ai piedi e salivo il problema seguente. Quando smetterò di meravigliarmi di fronte alle bellezze che la roccia ti offre smetterò di scalare. Le forme che il vento è riuscito a dare a questa pietra sono incredibili e mi fermo ad ammirali.

L’arrivo a Bonifacio è stato incredibile: come sia possibile costruire una città cosi a picco sul mare rimane ancora un mistero. Alte falesie bianche si stagliano all’orizzonte per sprofondare in un blu intenso. Conosciamo due ragazzi e passiamo una piacevole serata parlando di viaggi e sogni futuri. L’incontro con persone in viaggio come noi e lo scambio di opinioni e racconti mi colpisce sempre, fanno parte del viaggio, della conoscenza e dell’esperienza personale.

Qui posso dire di aver fatto una delle colazioni più belle della mia vita! Fuori dai campeggi, parcheggiati di fronte a Bonifacio su balcone con vista ho gustato la mia Nutella.

E’ ora di iniziare a salire e contro ogni previsione, nei pressi di Portovecchio, troviamo ancora un posto dove fare un po’ di boulder. La vacanza si chiude in bellezza. Visitiamo ancora due città ed è ora di imbarcarci di nuovo verso il continente.

Ora si va in montagna!

Au revoir

il rasta

esami di didattica ma soprattutto… val di Mello!

Lunedi parto per andare a prendere Carlo a Padova e  assieme ci dirigiamo ad Arco per due giorni di esami scritti e orali su: sicurezza, fauna, flora, geologia, legge, medicina e cartografia. Neanche all’università ho fatto cosi tanti esami tutti assieme, il cervello si è fuso. Finiti questi due giorni di cui c’è poco da dire, io e Carlo ci dirigiamo verso la decisamente più divertente val di Mello. E’ sempre un piacere tornare in questa magica valle dove ho trascorso tanto tempo, e in questi tre giorni ho potuto salutare alcuni cari amici che con il loro calore ti fanno sempre sentire a casa.

Il mio nuovo doblò (si fa per dire visto che è del 2001) sembra più la chioccia di una lumaca che una macchina e ci fa da casa per questi tre giorni. Avendo salito quasi tutte le vie alla mia portata in bassa valle sfogliamo la guida e chiediamo consiglio al Simo (Pedeferri) alla ricerca di qualche linea. Cosi riusciamo a fare tre vie che non avevo mai fatto in altrettanti giorni. La facilità nell’approccio e nella discesa permettono sveglie molto tranquille e rilassate. Ogni mattina aspettiamo che il sole baci i nostri visi addormentati e dopo colazione e un saluto al bar, ci incamminiamo verso l’alto. Cosi il primo giorno saliamo una via del Soldarini al Pesgunfi e successivamente ci concediamo qualche monotiro al sasso Remenno. Per chi non lo conosce è penso il più grande masso erratico d’Europa, completamente attrezzato per la scalata, consiglio vivamente i classici tiri di placca, e quelli in fessura sia da proteggere che spittati (l’ama follemente, stupenda fessura di 6c).  Giovedì , il secondo giorno, dopo aver fatto un altra via ci raggiungono due amici di Cortina che saliranno la mitica Luna Nascente, un must della valle. Assieme a loro facciamo un po’ di boulder nel bosco dei Bagni di Masino. Ultimo giorno saliamo “La bissia” al Brachiosauro con uscita Sexapelo. Via molto bella con dura fessura di VIII da proteggere integralmente a friends. L’uscita sulle placche è delicata e il pelo bisogna avercelo. A questo proposito vi lascio al racconto di Carlo:

E’ la seconda volta che mi inoltro in questa megnifica valle e di certo non si può rimanere che folgorati di fronte a tutta questa bellezza. Già all’ingresso in valle si rimane colpiti con l’ansa della tranquillità e il bidet della contessa, per non parlare poi di tutte quelle placconate di granito che ti fanno rimanere a bocca aperta. Non puoi che innamorarti di questa valle! Lo definirei però più un amore complicato: tanto bello alla vista quanto da panico e da matti quando ci sei in mezzo. In mezzo a queste placconate immense con qualche fessura qua e la che le scalfisce, con il granito che scricciola sotto la suola spalmata delle tue scarpette, le mani completamente aperte alla ricerca di un qualsiasi micro cristallo su cui aggrapparsi, e l’ultimo chiodo sotto di te almeno 4 metri (se ti va bene), completamete da panico, anche se comunque molto affascinate. Devi imparare a vincere la paura, a respirare in un certo modo, ad essere leggero quasi come fossi un uccello che si posa su un ramo, in quei momenti ti senti di entrare a far parte della valle non più come un estraneo ma come parte integrante di essa.
Tutte queste emozioni però devi saperle controllare e non sempre la testa te lo permette. Dopo i primi due giorni infatti, in cui abbiamo salito due bellissime vie come “Clandestino” sui pilastri del pesgunfi e “in obliquo a destra” alla Dimora degli Dei, è arrivata la bestonata sui denti. La tranquillità se ne è adata il terzo giorno su di un’altra bellissima via, “la bissa” sul brachiosauro (VIII), la testa è scoppiata: ecco che la paura di scivolare si fa sempre più forte e il controllo delle emozioni svanisce (il cosiddetto mal di mello mi ha detto Marco), da panico. Arrivi al punto in cui sei incapace di muoverti non puoi andare ne su ne giù,paura! Chiudi gli occhi trattieni il respiro, speri che il piede tenga, ne fai un altro e un altro fino a quando finalmente arrivi a una sosta, salvo! E’ il momento allora di fa andare avati il socio, di buttare giù le doppie e di andare a bersi una birra giù in valle da quei fulminati dei baristi che solo in una valle così puoi trovare. Un’esperienza magnifica, ci tornerò al più presto più agguerrito che mai.

alla prossima

Il Rasta

boulder a maltatal

Un fine settimana con Giovanni decidiamo di dedicarlo totalmente al boulder. Le rocce per eccellenza di questa disciplina sono il granito e l’arenaria, che da queste parti scarseggiano parecchio. Ma la soluzione è stata rapidamente trovata senza dover fare molti chilometri: la valle di Malta ci aspetta. Questa vallata, che ho frequentato in precedenza per arrampicare sulle cascate di ghiaccio, in autunno non ha assolutamente la veste invernale. Prati verdissimi, mucche e un cielo senza neanche una nuvola hanno permesso alla piccola spedizione friulana di passare due giorni di relax e tanta scalata. Recuperate alcune informazioni dai gentili Andrea Polo e dal Cama (Claudio Camerotto) possiamo partire con i soliti punti di domanda, a causa del fatto che il luogo è sprovvisto di qualsiasi guida o chiarimento informatico. La facilità di arrivare in questa splendida vallata (montare in autostrada a Udine e uscire a Maltatal) ovviamente ha permesso di perdersi ugualmente, ma in due ore e mezza con un lentissimo camper siamo arrivati.

giovanni lancia lungo e perde i piedi.
giovanni lancia lungo e perde i piedi.

Esistono due grandi aree, noi siamo stati in entrambe. Il primo giorno siamo andati in quella nuova, più ombreggiata e completamente dentro il bosco: muschio ovunque e blocchi molto comodi. La zona è molto facile da trovare ed è collocata nei pressi della sbarra dove si paga per entrare in valle. Per rispetto agli austriaci non fornisco altre info. Sembra che i local vogliano tenere il posto abbastanza “segreto”, anche a causa di spiacevoli incidenti capitati nel settore vecchio tra alcuni privati e climber zozzoni. Per scalare in questo settore non serve che le temperature siano estremamente basse anzi, il bosco rinfresca adeguatamente … infatti noi siamo andati quando ancora settembre sembrava agosto!

in cuffia: aufstehen seed
in cuffia: aufstehen Seed http://www.youtube.com/watch?v=g6JYzOjglBs

Domenica invece abbiamo visitato il settore vecchio,  più assolato, con più vegetazione e dove si trovano i blocchi veramente da duri! Qui è sicuramente meglio scalare quando fa più freddo perché è in piena battuta di sole. Noi siamo riusciti a scalare anche con temperature ben sopra i 20 gradi. È opportuno fermarsi però da mezzo giorno fino alle 3, aspettando che il sole giri dietro alla montagna di fronte. L’aderenza infatti è decisamente migliore visto anche l’assenza dell’umidità mattutina. Questo settore si trova circa due chilometri prima della sbarra, scendendo si incontra una grata bella grande sulla strada e un bel parcheggio sulla destra. Sulla sinistra si trovano i blocchi, il primo si nota sul prato di fronte al parcheggio come in foto, per il resto seguite il sentiero e scoprite tutti i blocchi.

camper, mucche, climber nell'ordine :-)
camper, mucche, climber nell'ordine 🙂

Durante questi due giorni abbiamo risolto numerosi blocchi, scalando in tranquillità tutto il giorno. Le braccia si sono ben allenate, il cuore ha gioito di questa magica valle e dell’arrampicata e la mente, immersa nei movimenti, ha dilatato le proprie percezioni.

La facilità con cui si arriva, la presenza di falesie e blocchi e non ultima la possibilità di campeggiare liberamente (nei limiti della decenza), rendono questa location ottima per i fine settimana in compagnia.

buone “sbulderate”

Il Rasta

fire!
fire!
arcobaleni brillanti
arcobaleni brillanti

Maiorca deep water soloing: il freestyle dell’arrampicata

Avete la morosa/moroso che non scala? siete stati imbarcati in un viaggio a Palma di Mallorca da amici che non scalano?  nessun problema, questa è l’isola per voi! Un isola dove le spiagge e il mare sono meravigliosi, le persone ospitali e la roccia da scalare è tanta, ma proprio tanta. Falesie, blocchi e scogliere sono sparse in tutto il territorio.

Il viaggio però che vado a descrivervi interessa solo quelli che con l’acqua vanno d’accordo, poiché per tutti i giorni trascorsi  a Mallorca Andrea e io abbiamo scalato sulle alte scogliere che affiorano nella parte orientale dell’isola.

Atterrati con l’area a Palma di Mallorca ci accoglie un amico di Andrea, il quale con molta gentilezza ci ospiterà in ben due case differenti durante il corso di tutta la vacanza. Le case, giusto per la cronaca, non erano proprio due appartamenti; mi astengo da mettere le foto delle case (rigorosamente entrambe con la piscina) solo per pudore. La vacanza quindi inizia bene, con una macchina noleggiata giriamo tutta l’isola esplorando spiagge famose e non, e in quasi tutte queste spiagge ovviamente c’erano delle scogliere su cui divertirsi. La guida ordinata su internet qualche settimana prima (http://www.climb-europe.com/RockClimbingSpain/Mallorca.html) ci permette di individuare gli spot più interessanti per questo viaggio, conciliando spiaggia e arrampicata in modo da accontentare tutti e 5 i partecipanti di questa vacanza fuori porta. Cala Sa Nau è una delle spiagge preferite dalla combriccola friulana, la parte orientale dell’isola infatti si sviluppa su piccole spiagge incassate, appunto delle cale. Il bar in spiaggia, l’acqua cristallina e le pareti offrono a tutti ciò di cui hanno bisogno. Ciliegina sulla torta è stata quando tornato da una sessione di scalata sento delle vibrazioni positive e conosciute, era arrivato il DJ in spiaggia che metteva dei gran pezzi reggae.

Un’altra location molto interessante è cala Ferrera, un posto dove ci vuole cuore e pelo. Arrivati ci accorgiamo subito del frastuono che il mare grosso fa sulla scogliera. Dopo una ventina di minuti di perlustrazione iniziamo a scendere arrampicando per un IV, sembrava di entrare nella bocca di una balena enorme, di affrontare il mare, emozionante. Una volta arrivati alla base della parete bastava decidere se andare a destra o a sinistra e poi via, senza spit, senza corde, senza magnesio, il freestyle della scalata. Ti sceglievi una linea che poteva essere interessante e provavi, grandi ghisate su questa arrampicata a vista senza meta, solo arrivare in cima. Quel giorno nessuno ha osato troppo rischiando di cadere, il mare incuteva paura e rispetto, spruzzi bianchi sotto il culo mostravano la potenza di Nettuno.

Ovviamente non poteva mancare il pellegrinaggio a Es Pontas, l’arco dove Chris Sharma a liberato il possibile primo 9b al mondo. Al cospetto di questo mitica linea di arrampicata ci siamo divertiti a scalare su dei tiri eccezionali, ben lontani da quella linea. Una corda appesa ha inoltre permesso a tutti di divertirsi tuffandosi nel mare dopo un lungo pendolo.

Insomma per scalare e divertirsi ce n’è davvero un infinità, non elenco tutti i posti dove siamo stati per non diventare noioso. Importante sapere però che il posto “dei Climber” è cala Vanques, il campeggio è libero ma senza fuochi, il clima con tutti è stupendo e la spiaggia fa il resto. Un altro consiglio è di andare attrezzati con: borsa impermeabile per mettere un asciugamano, magnesio liquido e in polvere e confezionarsi un sacchetto del magnesio “lavabile” in modo da potergli dare una asciugata veloce se si cade in acqua.

Il modo di muoversi verticalmente liberi da linee e decisione prese da qualcun altro incorona questa disciplina dell’arrampicata regina del freestyle. I gradi sono molto soggettivi e alla fine non sono così importanti.

Per poter vedere qualche foto in più ho confezionato un piccolo video, propongo inoltre la visone di qualche altro video con Sharma e Loskot.

Freestyle Freelife

Marco “rasta”