Michelazzi, vecchi racconti e relazioni d’alpinismo

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Stefano Michelazzi nasce a Trieste l’8 gennaio 1966 ed inizia a sperimentare le esplorazioni speleologiche già all’età di 8 anni, accompagnato dal padre appassionato di questa attività.

A metà anni ’80 scopre la passione per l’arrampicata e l’alpinismo in generale che a quel punto diventerà una passione quasi totalizzante.

Nei primi anni ’90 batte in lungo ed in largo le Alpi Carniche, che per la loro vicinanza a Trieste considera montagne di casa, abbracciando l’etica rigida che contraddistingue l’alpinismo di quei monti. Apre una decina di vie nuove e ripete molte vie, anche in solitaria.

Diventare “Ragazzo padre” e crescere sua figlia da solo, lo porta a ridurre l’attività alpinistica ai minimi termini, ma nel 2002 la scelta di abbandonare Trieste ed il “posto fisso”, per “emigrare” sui monti.

Nel 2004 si trasferisce a Trento dove conseguirà il Diploma di Guida Alpina, professione che esercita a tempo pieno, con l’intento non solo di accompagnare ma anche di formare la cultura di rispetto della montagna.

Ha al suo attivo oltre 60 nuove salite e nuove varianti tra Dolomiti e Alpi Carniche e circa 1000 ripetizioni di cui molte in solitaria. Ha pubblicato nel 2010 la guida: “Emozioni Dolomitiche” e nel 2013 “Emozioni verticali”

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Vi lascio ora al racconto di Stefano, tra ricordi passati, emozioni verticali e persone che sono passate tra le montagne friulane.

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Quel giugno del 1979 la neve non voleva saperne di mollare…

Arrivammo alla Colonia estiva di Pierabech, che all’epoca era gestita dall’Opera figli del popolo di Trieste, ed indossammo tutto ciò che avevamo per ripararci un po’ dal freddo intenso.

I giorni seguenti la situazione meteo si ristabilì e come per incanto la neve si sciolse in breve tempo lasciando spazio ad una delle più belle estati della mia vita.

Un po’ perché a 13 anni cominci a diventare grande e l’anno dopo non fui più lo stesso ragazzo di quei giorni, un po’ perché da lì parti la mia passione per il salire le montagne.

Fu proprio a metà del giugno ’79 che un gruppetto di noi ragazzi, scelti fra quelli ritenuti più idonei, accompagnati da 3 assistenti ed il direttore della Colonia estiva, salì la normale alla cima del Monte Volaia.

Fu una salita epocale, nulla ci venne risparmiato.

Verso i due terzi il tempo cambiò improvvisamente e giunti in cima, ci ritrovammo nel mezzo della tempesta con acqua che scorreva ogni dove e fulmini che ci saettavano attorno, scaricandosi sui muri calcarei e dandoci ogni tanto una scossetta che ci faceva sussultare, mentre con attenzione ma il più velocemente possibile, perdevamo quota.

Nessuno di noi cadde nel panico, malgrado la paura ci fosse, eccome…

Una provvidenziale cavernetta di postazione sentinella della prima guerra ci offrì un minimo di riparo e potemmo aspettare quindi che l’inferno finisse di scatenarsi per riprendere la via del ritorno, bagnati fradici, infreddoliti ma felici di essere giunti lassù.

Oggi a distanza di tanti anni e con la coscienza di alpinista oltre che di Guida Alpina, mi fa rabbrividire, il pensare a quali responsabilità si presero i nostri accompagnatori…

Dieci anni più tardi, quelle stesse montagne divennero il mio terreno di gioco preferenziale per ciò che sarebbe diventato il mio alpinismo.

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Indiscusso capo-scuola dell’alpinismo carnico, era in quegli anni il tolmezzino Roberto Mazzilis promotore di una serie di regole non scritte, le quali rendevano il salire le pareti un gioco con un’etica piuttosto severa:

niente spit, pochi chiodi, difficoltà elevate.

In quest’etica anch’io mi rispecchiai e salii in questo stile moltissime vie classiche e moderne, spingendomi anche oltre e ripetendo diverse salite in free-solo, altro stile che in quegli anni cominciava a diventare una realtà.

Tra una ripetizione e l’altra intervallavo con qualche nuova salita, un alpinismo di ricerca, dunque, che ancora oggi è lo stile che più amo.

Tra la decina di nuovi itinerari che ho avuto modo di imprimere nelle rocce carniche, tra i quali “Arcobaleno” sulla sud del Monte Casaro aperta in free-solo (soltanto scarpette e sacchetto del magnesio…) le due che più mi stanno a cuore sono “Valentina” del 1993 alla sud della Torre Ravascletto, dedicata a mia figlia di un anno appena e nata dopo un’esplorazione di due anni prima sul versante est, aprendo la mia prima via nuova, e “Lucia” sulla sud della Torre Gennaro entrambe nel gruppo del Monte Peralba..

La Lucia gestiva il rifugio “Sorgenti del Piave” e malgrado un modo di fare piuttosto chiuso e riservato è stata in quegli anni, quando giovani e senza un soldo scalavamo rocce e sogni, il punto di riferimento per me e per molti altri alpinisti, tra i quali il feltrino Pier Verri col quale molte volte ci si incontrava al rifugio.

Una mecenate sicuramente, dei giovani alpinisti che frequentavano all’epoca la zona. Tutti senza un soldo (a volte arrivavo lassù in pullmann che costava poco, partendo poi a piedi da Sappada, carico come un asino, perché soldi per la benzina neanche a sognarli…) ma pieni di grandi progetti come tutti i giovani…!

Ringraziarla per il posto letto sempre a disposizione e per la cena che ogni tanto arrivava pure quella, nel modo in cui potevo meglio esprimere la mia gratitudine, mi sembrò il minimo!
Sono ormai quasi vent’anni che non torno più da quelle parti, purtroppo, la vita e le scelte fatte, mi hanno tenuto lontano dalle montagne che ho tanto amato, e dalle persone che hanno rappresentato quel periodo, ma i ricordi di quegli anni sono rimasti indelebili e le loro rocce ogni tanto mi fanno ancora compagnia, quando con la mente ripenso alle cose belle della mia vita!

Di seguito trovate due relazioni di vie aperte da Stefano nei lontani anni novanta.

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TORRIONE RAVASCLETTO- via ‫ Valentina schizzo

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 Grazie infine a Stefano per l’articolo e per le relazioni, buone salite a tutti.

Marco

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nostra signora LA SFINGE

rifugio grauzaria

Luca è appena arrivato in sosta e tra una boccata d’aria e l’altra, afferma: ” questo è una vera via alpinistica!”. Ebbene si, percorrere una via sulla sfinge e una sfida bel lontana dall’arrampicata sportiva dei nostri tempi. La ricerca della linea, il saper attrezzare soste e non aver problemi con i run out, sono i principali aspetti di una via alpina che si rispetti.

La buona roccia,  l’ambiente da big wall e la storia che avvolge questa parete rendono la scalata un esperienza unica. Un vero viaggio nel Friuli più vero e scostante, un esperienza di scalata che chiunque dovrebbe provare. Qui il fiuto e l’esperienza prendono il posto dei muscoli.

Riporto di seguito la relazione della salita, che propongo con entusiasmo, sperando che sia d’aiuto alla frequentazione.

Durante questa ascensione abbiamo effettuato una combinazione di due vie, la “Bizzarro-Simonetti” e la “Gilberti”o “classica”. Questa combinazione rende questa salita abbordabile ( un passo di VI, pochi V e molti III) , volendo e possibile continuare lungo la “Bizzarro Simonetti” con difficoltà crescenti.

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Avvicinamento:

Da Moggio Udinese proseguire seguendo le indicazioni verso la Val Aupa, da qui, dopo qualche chilometro, sulla sinistra si nota il cartello per il rifugio Grauzaria. Parcheggiare la macchina alla fine della strada e salire lungo il sentiero. Dopo mezz’ora circa, sulla sinistra, è presente un bivio che porta evidentemente verso parete. Seguire il sentiero che si snoda tra i mughi e puntare poi verso destra dirigendosi facilmente verso la parete. Un ora di cammino dalla macchina.

Attacco:

L’attacco si trova a sinistra dell’evidente pilastro situato a sinistra dello spigolo. Salire il diedro che in alto si trasforma in camino per circa 55 metri, IV, sosta su spuntoni a sinistra della fine del pilastro. Ora la parete si fa frastagliata, salire per due lunghezze obliquando sempre a sinistra verso un camino che termina con un piccolo tettino (percorso non obbligato). Qui si fa sosta su un terrazzino erboso. III/III+ 80 metri. Traversare 5 metri a destra e seguire una netta fessura che obliqua a sinistra, continuare fino ad un comodo terrazzino. 30 metri V. Qui si presenta il passo chiave della via, pochi metri di VI e si raggiunge l’imbocco del camino successivo, sosta su chiodi. Da qua con un tiro unico percorrere tutto il camino con scalata “vecchia scuola” che può mettere in difficoltà. 60 metri V, sosta su sasso incastrato e friend. Qui ci si ritrova sulla cengia detritica che si unisce alla “Gilberti-Soravito”, traversare qualche metro a sinistra e imboccare il camino di destra. Ora per facile arrampicata seguire le grandi placche appoggiate che dividono la parete. Cercare di arrampicare sotto la parte fino in fondo, alla base del gran dietro sovrastante dove si trovano fittoni per sosta ( da integrare). Da qui entrare in un camino che con un breve passaggio rognoso porta dentro un canale detritico. Ora tenere la destra, salire per qualche metro e successivamente traversare nettamente a destra ( due chiodi) su una cengietta che porta sul filo dello spigolo. Seguire lo spigolo per tre lunghezze ( soste su fittoni, III+)Dove lo spigolo si impenna, spostarsi nel canale a sinistra che si risale interamente fino ad uscire su una forcella delimitata a destra da un piccolo gendarme.

Discesa:

Da qui seguendo i bolli rossi, risalire per qualche decina di metri e poi traversare prima in piano e poi in discesa. Raggiunto il canale della forcella del Portonat scendere per il sentiero fino al rifugio Grauzaria.

 

Volume consigliato: Alpi Carniche Volume I.

Materiale:NDA + chiodi e martello per rinforzare e fare soste.

Infine un ringraziamento agli apritori che ci permettono di apprezzare e condividere queste meravigliose salite, e un complimenti a Luca per la ” prestazione”.

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LIONS FREE ADVENTURES

 

 

relazioni….

Inserisco le relazioni di alcune cascate salite due settimane fa. A parte la famosa Repepeit, per le altre due, già state salite, non ho trovato altra documentazione.

Cascato Rio Cadramazzo

Accesso generale: Dall’autostrada A25 uscire a Tolmezzo e seguire le indicazioni per  Tarvisio. Tre chilometri circa dopo Chiusaforte, si scorge la cascata sulla destra. Parcheggiare il più vicino possibile al ponte pedonale lunga la statale.

Accesso: Attraversare l’unico ponte pedonale subito dopo Chiusaforte e seguire il sentiero sulla destra. Una volta saliti sulla pista ciclabile si arriva di fronte alla cascata. Sulla sinistra una facile traccia condurrà facilmente alla cascata.

Itinerario: 110m II WI5 Ovest  altitudine 350m

1 tiro- 40 metri  WI4 sosta su spit sulla destra

2 tiro- 60 metri  WI5 sosta su ghiaccio

3 tiro- 10 metri  WI5  sosta su spit sulla destra.

Discesa: Un sentiero sulla sinistra, conduce nuovamente alla pista ciclabile. Possibili calate su spit

cascata rio Cadramazzo
cascata rio Cadramazzo

 Cascata di Moggio

Accesso Generale: Dall’autostrada A25 uscire a Tolmezzo e seguire le indicazioni per Tarvisio. Oltrepassata Carnia, sempre sulla statale, si passa sotto il viadotto dell’autostrada.  400 metri dopo girare a destra per una piccola strada che conduce nuovamente sotto il viadotto nonché alla base della cascata.

Accesso: Dalla macchina in 3 minuti raggiungere l’evidente cascata.

Itinerario: 60m II WI4+ X  N altitudine 350m

1 tiro- 20 metri WI4  sosta su uno spit e un chiodo da ghiaccio

2 tiro- 40 metri WI4+ sosta su spit in alto a sinistra ghiaccio sottile.

Discesa: Una calata su spit riporta alla base della cascata

cascata di Moggio
cascata di Moggio

 Repepeit

Accesso Generale: Dall’autostrada A25 uscire a Tolmezzo e seguire le indicazioni per  Tarvisio.  A Chiusaforte svoltare a destra verso Sella Nevea imboccando la val Raccolana. Parcheggiare la macchina sulla destra dopo un ponte, in presenza del cartello Rio Repepeit, con la cascata in evidenza sull’altra sponda del fiume.

Accesso: Attraversare il fiume dove possibile

Itinerario: 180m II WI 5+ N altitudine 500m

1 tiro- 40 metri WI3  sosta su ghiaccio

2 tiro- 50 metri WI5+ sosta su albero

3-tiro- 40 metri WI4 sosta attrezzata

Discesa: In corda doppia lungo la via oppure se non cè tanta neve per una traccia sulla sinistra

Repepeit
Repepeit

Alla prossima con il primo mini raduno  Powder + ice party del Friuli!

Marco Rasta

Micoice

in discesa sul passo chiave
in discesa sul passo chiave

Venerdi 17 assieme a Massimo Candolini decidiamo di risalire nuovamente la ricca (di cascate) val Raccolana. Il giorno precedente avevo visto una linea probabilmente nuova, che poteva essere interessante. Il sole inizia a picchiare presto sul ghiaccio che inizia a gocciolare, e il nostro corpo a sudare. Il primo bel tiro sul WI4 fila via liscio con molti incastri di picca su funghi. Ma è la seconda lunghezza che ci regala la scalata tra le più belle di quest’anno. Una formazione molto particolare ci regala dei salti di ghiaccio strapiombanti che sembrano appunto delle lamelle di un fungo. Sopra riuscirò a passare tra queste in modo più facile ma qualche metro sopra la sosta il passaggio è obbligato, mi aspetta un vero e proprio tetto di ghiaccio. Una bella chiusura mi permette di uscire, sbuffando. Il tiro continua tra queste lamelle enormi che aggiro nei punti più impegnativi per non continuare in una serie di tetti. Una scalate semplicemente superba.

nella nicchia della sosta
nella nicchia della sosta
partenza per i funghi giganti
partenza per i funghi giganti

Un altra giornata speciale passata con Max a scoprire e scalare.

relazione: Micoice

Accesso Generale: Dall’autostrada A25 uscire a Tolmezzo e seguire le indicazioni per Tarvisio.  A Chiusaforte svoltare a destra verso Sella Nevea imboccando la val Raccolana. Seguire le indicazioni per “Piani di Qua” e parcheggiare in prossimità della enorme cascata ben visibile anche da Piani di Sotto.

Accesso: breve traccia 3 minuti

itinerario: 100m II WI6+ Sud

1 tiro- 60 metri WI4 sosta su ghiaccio in una nicchia

2 tiro- 40 metri WI6+ sosta su ghiaccio

discesa: abalakov, possibile calarsi sulla destra nel bosco per poi scendere a piedi

topo micoice
topo micoice

Ciao

Marco “rasta”

Rio di Pliz: rara cascata in val raccolana

max sul primo tiro
max sul primo tiro

Lunedì 13 Massimo Candolini ed io ci muoviamo come dei guardoni. Dalla macchina buttiamo l’occhio ovunque per scovare una bella linea in val Raccolana. In questi giorni la dentro  se qualcuno ci vedesse dal satellite si metterebbe a ridere. Partenza, frenata brusca, retromarcia, avanti, avanti, retromarcia lunga, accelerata e cosi via per utta la valle!

io sul 4 tiro
io sul 4 tiro

La ricerca non è vana! Da Saletto si vede molto bene una cascata con più salti e due belle colonne, decidiamo di avvicinarci. Si parcheggia la macchina a 30 metri di distanza dalla cascata, molto bene, l’inizio è promettente.

max sul quarto tiro
max sul quarto tiro

Una prima colonna facile e grossa ci porta alla base della seconda, più fine e delicata ma scalabile. Usciti da questi due tiri un piccolo raccordo in ambiente meraviglioso ci porta alla base del terzo tiro, un facile muro compatto ed uniforme. Un secondo raccordo ci porta verso l’ultimo muro, il più bello. Un ghiaccio spettacolare permette di battere raramente la picca due volte. Dopo una sosta a spit, usata per il canyoning, e un altro tiro di terzo siamo alla fine della cascata. Un comodo sentiero molto segnalato ci portera di nuovo tranquillamente alla base.

max sul terzo tiro
max sul terzo tiro

Una bella giornata insieme a Max, dove tutto è filato liscio e la scalata è stata entusiasmante. La cascata non sembra essere relazionata ma sicuramente è già stata salita quindi mi limiterò a scrivere la relazione.

RELAZIONE CASCATA RIO DI PLIZ:

Accesso: Da Chiusaforte imboccare la val Raccolana. Arrivati a Saletto la cascata è ben visibile, girare a sinistra verso Chiout cali passando il ponte. Poco dopo sulla destra è presente una strada sterrata, seguirla fino a sotto la cascata ( 300m), sulla sinistra è presente un evidente sentiero di accesso.

Relazione: 250 metri più i raccordi a piedi. Ambiente I WI 5

1- WI 4+ 50metri  sosta su ghiaccio a destra

2-WI 5 50 metri  sosta su albero a destra ( cordone viola lasciato)

3-raccordo a piedi 50 metri

4-WI 3/4 50 metri sosta su fix ( presenti catene per l’attività di canyoning)

5- raccordo a piedi 100 metri breve passaggio di 2

6- WI 4+ 50 metri sosta su spit con catena

7- WI 3+ 40 metri sosta su spit con caten

Discesa: sulla sinistra è presente il sentiero con un bollo rosso, seguirlo fino al paese ( attenzione, alcuni tratti presentano notevole ghiaccio). Quindi tenere la sinistra sulla strada e imboccare nuovamente la strada per arrivare all’attacco.

i primi due tiri e il parcheggio sul ponte
i primi due tiri e il parcheggio sul ponte
terzo, quarto e quinto tiro
terzo, quarto e quinto tiro

enjoy ice!!

RASTA

relazione Stupendo Gracchio

Monte Guarda, Alta val del torre.

Accesso generale: Da Udine proseguire verso Gemona, girare verso Tarcento dove indicato e attraversarlo. Oltrepassato un ponte girare a sinistra in direzione Lusevera-Musi. Una volta imboccata la valle seguirla fino al vecchio confine. 500 metri dopo il confine parcheggiare in uno spiazzo sulla sinistra dove c’è il cartello di confine con scritto Italia (il cartello è rivolto verso la Slovenia quindi si vede il retro del cartello).

Accesso: Dal parcheggio tornare in dietro 50 metri e imboccare un sentiero che porta al ponte tibetano. Attraversato il fiume traversare per tracce sempre a destra e in salita fino a quando non si incontra il letto del fiume da cui di origina la cascata. Facilmente risalirlo fino all’attacco (1.30 h)

Relazione: 200m; III; WI 4+; altitudine 900m; versante sud

1-40 metri WI4 sosta su sasso con cordone lasciato

2-50 metri WI4+ sosta su ghiaccio

3-60 metri WI4+ sosta su ghiaccio

4- 50 metri WI3 sosta su ghiaccio

Discesa: Prima doppia su abalakov, seconda su alberello con cordone sulla sinistra, terza su abalakov, quarta su cordone della prima sosta.

Note: attenzione nella risalita del fiume e nel bosco molto ripido, possibile uso di ramponi in entrambi i casi.