THE BIG ONE

relazione via con gradi

Fuoco dentro, ghiaccio fuori.. a Luca.

E’ tutta la stagione che ad est il ghiaccio non è praticamente mai esistito, ho fatto una sola cascata in tutta la stagione, facendo 850 chilometri in giornata.  Ormai non ci pensavo quasi più anche perché a causa di un polso dolorante non scalo praticamente da 4 mesi.

Martedì assieme all’amico e collega Guido Candolini risaliamo con gli sci la val Spragna, il farwest dell’est, nel cuore delle alpi Giulie. Stiamo andando a fare un rilievo nivologico per l’ufficio regionale, il quale poi redigerà il bollettino per tutti i cari scialpinisti e freeriders. L’attenzione però cade su una linea evidentissima, cattura entrambi e lungo tutta la salita non riusciamo a staccargli  gli occhi di dosso. Neve, misto, neve, misto ancora, roccia e per finire, ghiaccio, tutto al posto giusto, in una sequenza perfetta, nella grande parete Nord Est del Montasio

Non ho dubbi, devo salirla il più presto possibile per due ragioni, la prima è che ormai inizia a scaldare troppo, e la seconda è che mi sta crescendo una motivazione totale.

Sono pervaso da un fuoco alimentato dall’alto, il mio maestro so che mi guarda dall’ azzurro del cielo, sono sicuro sia orgoglioso di me. Luca Vuerich mi ha insegnato questo stile di ascensione ed ora è il momento di metterlo in pratica nel migliore dei modi.

Carlo e Alex sono della partita, due giorni dopo, alle 5 di mattina, siamo già con gli sci ai piedi, schiacciati dagli zaini, ritorneremo alla macchina più di 15 ore dopo, sfiniti.

Dopo due ore e mezza di avvicinamento nell’ambiente magico e solitario dell’Alta Spragna, alla base della prima sezione della parete, ci cambiamo e prepariamo il materiale per l’ascensione. Dopo uno scivolo di neve e qualche passettino di misto, faccio sosta come posso, pronto per partire per il primo vero tiro. Un bel passo di M6 a parecchi metri da un nut mi fa pensare un pochino, ma sono totalmente focalizzato, passo via veloce. Il tiro dopo uguale. Carlo passa in testa e usciamo facile sulla cengia mediana, la scalata è stata divertente, il morale è alto, ma lassù si vede un mostro, un mostro di ghiaccio.

Arriviamo sulla verticale della cascata e ci riposiamo un pochino, acqua e nutella riportano energie. Alex parte per un tiro prevalentemente di neve e con un passo di misto siamo alla base della parte verticale.

Il ghiaccio che troviamo appoggiato alla parete è troppo poco per poterlo salire, il caldo lo stacca dalla roccia troppo facilmente. Proviamo a forzare la linea salendo a destra su un diedro di roccia marcia. Alex arriva alla fine di questo ma mentre affronta un delicatissimo traverso perde una picca. Provo io e con qualche acrobazia che ricorderò a lungo passo il traverso e raggiungo il ghiaccio “buono”.

I due tiri successivi mi spappolano le braccia e segnano la mente. Vedo il nevaio sommitale, è finita, dobbiamo assolutamente tornare da Alex, le pareti a sud continuano a tuonare per le grandi scariche, il clima è tenebroso.

La discesa su doppie precarie ci fa tenere ancora il cervello acceso, siamo in alpi Giulie, io e Alex sappiamo bene come funzione da queste parti, Carlo per sua sfortuna lo deve imparare sul campo. La roccia è quello che è, ci si deve accontentare di chiodi diciamo… freestyle.

Sono le 18.30 comincia a fare buio di nuovo e la luna fa capolino regalandoci colori argentei che riempiono l’animo. Un ringraziamento della montagna che ci saluta, offrendoci una sciata su un raggio lunare che proviene dalla forcella della Lavinal dell’Orso. Sento la montagna, sento l’energia che sprigiona, sento la sua forza ineguagliabile, sembra che oggi abbia apprezzato farsi accarezzare da piccoli uomini.

Questa salita è dedicata al “ big one”, a Luca Vuerich, un drago in parete, una persona speciale. Il mio Maestro, colui che mi prese sotto la sua ala e mi mostrò il mondo dell’alpinismo nella sua veste più severa. E’ stato per me fonte di grande ispirazione, anche come persona, non solo come alpinista. Cieli blu Luca, sei stato sempre con noi durante questa salita, un abbraccio.

Marco ” rasta” Milanese

RELAZIONE:

 Accesso stradale

Dallo svincolo Valbruna-Tarvisio dell’autostrada A23 raggiungere l’abitato di Valbruna e proseguire risalendo tutta la Val Saisera fino ai parcheggi nei pressi della Malga Saisera e delle piste di fondo.

Avvicinamento
Percorrere le piste di fondo fino alla testata della valle, sotto le grandi pareti del Montasio, dove le piste da fondo riportano verso valle. Ricalcando il percorso del sentiero estivo n. 616, i cui segnavia sono visibili sugli alberi, ci si addentra nella Bassa Spragna lungo il fianco orografico sinistro della valle, prima in un bosco di faggi e poi nella boscaglia. Continuare lungo la valle prendendo un canale alla destra orograzica del Biv. Mazzeni. Arrivati nel grande anfiteatro dirigersi a nord verso l’evidente parete del Buinz. 2.30 h

VIA

L1+L2: Neve e piccoli passaggi di misto

L3: M6, attacco alla sinistra del canale incastonato nella parete, ma dopo 15 metri immettersi nel suddetto canale. Abbiamo seguito questa linea perché l’entrata del canale presentava un muro di neve

L3: M6, seguire l’evidente canalino tenendo la destra fino ad uscire su neve

L4: Neve e piccoli passaggi di misto

L5: Neve

L6: M4, prevalentemente neve con un passaggio di misto

L7: M7 seguire un dietro fessura alla destra della colata di ghiaccio ( che si presentava troppo precaria), alla fine del diedro traversare a sinistra (1 chiodo) per ritornare sul ghiaccio più consistente

L8: WI5+ Ghiaccio precario all’interno di un diedro

L9: WI5+ Colonna di ghiaccio a tratti verticale

L10: Neve fino in cima

Discesa:

calate lunga la via su abalakov e chiodi.

Materiale lasciato:

7 chiodi, un nut

 

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psycho killer

Psycho killer

Era da tempo che sentivo l’esigenza di spingere al massimo, di ritrovare i miei limiti. Il lavoro come Guida (per fortuna) mi ha occupato tutto il periodo di Natale tra sci e ciapole, ma il mio naso era sempre rivolto verso l’alto. Ogni colata, anche fittizia, richiamava la mia attenzione. Lavoravo e sognavo, anche perché di ghiaccio quest’anno ne ho fatto veramente poco. Solo due uscite, diciamo, stile falesia. Questa voglia repressa di scalare sul ghiaccio però ha avuto anche un aspetto positivo: accumuli, accumuli, e quando sei ”sul pezzo” dai il massimo.

E’ cosi che il giorno successivo ad una meravigliosa ciaspolata notturna, preparo il materiale per quello che sarebbe stato un viaggione con i fiocchi. Beppe mi ha gentilmente invitato a partecipare  a questo giro in compagnia di Andrea, detto “gambero” .

L’allegra combriccola multi- regionale (Veneto, Romagna, e Friuli) si dirige quindi al rifugio Dibona, sotto le imponenti Tofane. Salendo, trovo uno slittino che la sera prima era stato perso da alcuni miei clienti, così gambero lo trascina  sù come le spedizioni in Antartide, pregustando la discesa.  Dopo una piccola pausa al rifugio e aver riposto lo slittino, ripartiamo alla volta del ricovero invernale Giussani. Gli zaini carichi per bivaccare rendono la salita alquanto faticosa. Arrivati in sella io preparo il bivacco mentre Andrea e Beppe vanno in perlustrazione per vedere le condizioni della cascata.

Tornano avviliti e chiedo di vedere le foto… ha tutta l’aria di un ingaggio serio.Passiamo una freddissima serata per quanto riguarda le temperature ma non altrettanto per quanto riguarda il calore umano e la simpatia.

L’indomani partiamo alle otte e mezza e in 15 minuti siamo all’attacco. Parte Andrea su un ghiaccio molto secco che regala tetre rose e molti blocchi di ghiaccio che cadono, giusto per cominciare bene. Due tiri di quarto passano veloci, non altrettanto il freddo: le temperature sembrano sotto i meno dieci gradi.

Dopo questo riscaldamento so che tocca a me andare da primo. Guardo in alto con preoccupazione. Mi aspetta un tiro molto impegnativo, una placca verticale con pochissimo ghiaccio e possibilità di proteggersi pressoché nulle. Parto carico e d’un fiato passo il primo tratto duro. Mi proteggo alla meglio, mi aspetta un traverso molto delicato, batto e parte una crepa, bene!! Riesco ad uscire in qualche modo da questo tiro killer, è la prima volta che su un tiro duro mi son fermato ho chiuso gli occhi e mi son fatto coraggio da solo, dai Marco che ce la fai, ce la fai…. ma non cadere.  Esco dal ghiaccio schifoso dopo molti metri e finalmente posso battere su un ghiaccio sano. Tiro un urlo secco, un brivido mi parte dalla testa e scende fino ai piedi. Recuperando gli altri sento cadere grossi pezzi di ghiaccio.

Sicuramente uno dei tiri più duri che abbia fatto.  Non un tiro di “pompa”, ma molto tecnico, dove le piccozze vanno usate con delicatezza. Vietato battere troppo!

Bene, sembra che il peggio sia passato, ma non è cosi. Riparto per un altro tiro molto impegnativo. Un’altra placca con poco ghiaccio mi fa tremare di nuovo , ma ormai sono nel trip… il cervello si è bruciato già nel tiro di prima. Salgo ancora fino a degli strapiombi. Riesco a proteggermi bene sotto i piedi ma poi nulla. Anche qua, se cadessi rimbalzerei su una cengetta e poi giù.

Prendo coraggio e parto, salgo due metri, ma i funghi sono ricoperti di neve inconsistente. Sono costretto a tornare indietro dallo strapiombo.

Riparto più a destra, sono quasi fuori ma devo cambiare mano sulla picca e non so se ne ho abbastanza. Non c’è tempo per decidere, o la và… o la và! Esco indenne anche da questo tiro e un altro urlo mi porta alla sosta. Per oggi ho dato.

L’ultimo tiro lo fa Beppe, che come una macchina se lo brucia. Dopo due tiri molto tecnici quest’ultimo è uno di quelli che ti svuotano le braccia: quaranta metri più o meno verticali, con un solo riposo.  Mentre salgo, Beppe dice che manca ancora un tiro duro e inizio a preoccuparmi. Ho i crampi alle braccia … ma  per fortuna è un simpaticone e la cascata è finita lì!

Dopo le calate sulle abalakov già montate in salita, un abbraccio è obbligatorio. Mi incammino solitario verso il bivacco, ancora in trance. Basta mangiare qualcosa al volo e il cervello si riprende dal torpore.  Io scendo con gli sci e mentre aspetto al Rifugio Dibona Andrea e Beppe che sono a piedi, riprendo un po’ di temperatura vicino alla stube. Due chiacchere con i gentili gestori e, arrivati i compagni di avventura, giù con lo slittino verso la macchina! Certamente il rientro più simpatico di sempre.

Sicuramente una delle cascate più impegnative che io abbia aperto.  Un viaggio in un ambiente unico, un avvicinamento lungo con un bivacco, e  la solitudine delle Tofane dal versante selvaggio. Che dire, mi serviva. La mia anima da alpinista si è risvegliata alla grande, dopo un anno di esami da guida alpina. E adesso…. FIGHT LIKE A LION.

altre foto su Planet Mountain

scheda

Introduzione: La Cascata è visibile scendendo da Forcella Col dei Bos (2331 m) verso la bellissima Val Travenanzes. Innalzando gli occhi poco prima della M.ga Travenanzes (1965 m) verso ovest si nota la colata.

Si tratta di una linea “perfetta” che, quando è formata, ha un risalto nella roccia gialla meraviglioso. Ma proprio la difficoltà di formazione – il suo lungo avvicinamento, nonché l’elevato rischio valanghe e la quota (2650 m) non aiutano sicuramente. Tutto ciò però, rende sicuramente impagabile riuscire a salire (al momento giusto…) questa perla dolomitica.

Attenzione: per un’eventuale ripetizione, verificare attentamente la quantità di ghiaccio, ma soprattutto la solidità della struttura stessa, spesso molto precaria.
Accesso generale: provenendo da Cortina (Bl), salire la strada che sale al Passo Falzarego e parcheggiare l’auto all’imbocco della strada forestale (1698 m) che sale al Rif. Dibona (2083 m). Raggiungere seguendo la strada forestale il suddetto Rifugio e seguendo il sentiero Cai 403 si arriva prima al vecchio Rifugio Cantore( 2542 m), con possibilità di Bivacco invernale e subito dopo alla Forcella Fontananegra dove sorge il Rifugio Giussani (2580 m).

Accesso: Rimanendo in quota, portarsi verso il ghiaione “Le Maseré” mantenendosi verso la parete sud di Punta Giovannina e poi fino all’evidente colata. Dall’auto calcolare circa 3 h con neve portante

Discesa: In doppia su abalakov

Bellezza: *****

Difficoltà: IV+, WI7-, D5

Versante: ovest

Lunghezza sviluppo: 225 m

Quota: 2650 m
Relazione:

  1. Un primo facile risalto porta fino ad un pianoro. 60 m, 65°70° SG
  2. Breve muretto iniziale poi vari risalti fino sotto al primo muro verticale. 55 m, 80° 70° SG
  3. Affrontare ora il tratto chiave della  cascata. Muro verticale con poco ghiaccio intervallato da uno strapiombo a cavolfiori, poi uscita sempre delicata con poco spessore. Nel corso della prima salita il muro verticale era scollato dalla roccia con uno spessore di 5 cm di ghiaccio. 35 m, 90°95°, SG.
  4. Alzarsi delicatamente su grandi petali ghiacciati, poi superare una finissima “tenda” di ghiaccio completamente staccata dalla parete e raggiungere una zona di grandi “meduse” che sembrano impedire l’accesso all’ultimo tiro. Con alcuni metri strapiombanti, uscirne a destra sostando diedro la candela. 35 m, 90° con alcuni metri continui a 95°, SG.
  5. Muro finale molto continuo con alcuni intervalli strapiombanti. 40 m, 90°95°, SG.

 

Micoice

in discesa sul passo chiave
in discesa sul passo chiave

Venerdi 17 assieme a Massimo Candolini decidiamo di risalire nuovamente la ricca (di cascate) val Raccolana. Il giorno precedente avevo visto una linea probabilmente nuova, che poteva essere interessante. Il sole inizia a picchiare presto sul ghiaccio che inizia a gocciolare, e il nostro corpo a sudare. Il primo bel tiro sul WI4 fila via liscio con molti incastri di picca su funghi. Ma è la seconda lunghezza che ci regala la scalata tra le più belle di quest’anno. Una formazione molto particolare ci regala dei salti di ghiaccio strapiombanti che sembrano appunto delle lamelle di un fungo. Sopra riuscirò a passare tra queste in modo più facile ma qualche metro sopra la sosta il passaggio è obbligato, mi aspetta un vero e proprio tetto di ghiaccio. Una bella chiusura mi permette di uscire, sbuffando. Il tiro continua tra queste lamelle enormi che aggiro nei punti più impegnativi per non continuare in una serie di tetti. Una scalate semplicemente superba.

nella nicchia della sosta
nella nicchia della sosta
partenza per i funghi giganti
partenza per i funghi giganti

Un altra giornata speciale passata con Max a scoprire e scalare.

relazione: Micoice

Accesso Generale: Dall’autostrada A25 uscire a Tolmezzo e seguire le indicazioni per Tarvisio.  A Chiusaforte svoltare a destra verso Sella Nevea imboccando la val Raccolana. Seguire le indicazioni per “Piani di Qua” e parcheggiare in prossimità della enorme cascata ben visibile anche da Piani di Sotto.

Accesso: breve traccia 3 minuti

itinerario: 100m II WI6+ Sud

1 tiro- 60 metri WI4 sosta su ghiaccio in una nicchia

2 tiro- 40 metri WI6+ sosta su ghiaccio

discesa: abalakov, possibile calarsi sulla destra nel bosco per poi scendere a piedi

topo micoice
topo micoice

Ciao

Marco “rasta”

Forra del Vinadia, nuovo settore per la scalata su ghiaccio

io su zanna bianca :-)
(foto Andrea Fusari)

Ci sono periodi per rilassarsi in falesia e ci sono periodi per ingaggiarsi. Un alternarsi scandito solo dal cuore, dalle sensazioni e dalle condizioni interne ed esterne.  Bene! Questa settimana era certamente un periodo per ingaggiarsi. Appena tornato dal modulo di ghiaccio del corso guide mi sentivo bene, allenato e pronto.

Lunedi mi arriva un messaggio di Gianni Dorigo, il quale ha aperto un tiro duro nella forra del Vinadia, “Zanna Bianca”. Nella mia mente  intravedo la linea, che due anni fa quando andai a ripetere Zia mia, avevo addocchiato. Un siluro che però all’epoca pareva più  esile ed effimero di una spada appesa ad un ciuffo d’erba e non  una cascata vera e propria!

Insomma mi arriva questo messaggio ma non riesco ad aprirlo… pochi minuti e ricevo una chiamata del fidato compagno Alex  che mi chiede se avevo visto il messaggio.  Chiedo a Gianni di rimandarmelo e leggo 25m  VII- M8 X, è scatta la scintilla, sarà amore!!

Lasciamo passare un giorno e mercoledì siamo alla base di quest’ostico tiro. La partenza sarà il filtro, 6 metri di misto duri e senza protezioni. La mente detiene il potere per andare oltre. Riesco a mettere una vite dietro le spalle, roba da acrobati. A quel punto il più è fatto e adesso mi aspettano 20 metri di candela divertente e mai banale ma almeno ben proteggibile. Eccezionale! Telefonerò a Gianni la sera per fargli i complimenti.

Le danze sono aperte e cosi dopo una breve esplorazione, sempre quel giorno, in compagnia di Alex ed Andrea Fusari apriamo “Alice in Wonderland”, una cascata corta e facile ma in un ambiente tra i più belli che abbia mai visto. Un canyon incassato con due pozze da aggirare delicatamente dove il ghiaccio lo permette. Due muretti di un ghiaccio molto particolare, quasi nevato, ma a funghi ricoperti da enormi galaverne bianche. Una sosta a spit usata per il canyoning ci aiuta a scendere con una calata da 50m.

Torno il giorno dopo da solo per chiodare una linea di misto a fianco a Zanna Bianca ma il trapano mi tradisce e cosi rimando tutto a sabato. Di nuovo con Alex ma sta volta viene anche in aiuto Massimo Candolini e saliamo “Trip terapia” un tiro di 20 metri sul 7- XRM che mi mette alla prova. Mentre Max e Alex provano il tiro, mi sposto per salire sulla fissa lasciata giovedì e posizionare gli spit sulla linea di misto, ma niente da fare, anche oggi solo 5 buchi.

Domenica, giorno definitivo, oggi oltre agli amici prima citati ci accompagna anche mio padre per salire  “Alice in Wonderland”, con piacere la rifaccio dopo aver finito di spittare Cinderella. Alex e Max la provano mentre sono su Alice.

È arrivato il mio turno, sfilo la corda e parto, torno giù dopo pochi metri perché ho sbagliato la partenza. Mi carico e riprovo a salire questo esile festone dove le picche lo forano sistematicamente da parte a parte. Riesco a montare su fino a dove finisce il ghiaccio, bene, è finito il facile. Mi aspetta, un traverso impegnativo dove non posso sbagliare, son già quattro giorni che scendo in questo parco giochi. Riesco a trovare un inaspettato quanto mai provvidenziale riposo incastrando tutte e due le ginocchia e mi lascio andare all’indietro, la ghisa alle braccia si fa già sentire. Riprendo la concentrazione ed esco tallonando, pochi metri completamente sulle braccia e sono  di nuovo sul ghiaccio, ma per poco, è arrivato il diedro finale. Vietato sbagliare, la ghisa inizia  a farsi sentire seriamente ma stringo i denti e continuo a salire molto concentrato e motivato. Esco negli ultimi  3 metri grazie alla vicina candela di Zanna Bianca, letteralmente sfinito. Non saprei esattamente che grado dargli, secondo me potrebbe essere un bel M8 + o M9.

Con questo ultimo tiro è nato un piccolo settore dove dominano le alte difficoltà. L’avvicinamento molto veloce (10 minuti) e l’ambiente caratteristico di una forra rendono questo posto molto suggestivo e assolutamente da visitare.

Ringrazio Alex Franco, Andrea Fusari e Massimo Candolini per la disponibilità, le foto e la voglia di partecipare alla valorizzazione di questo posto speciale.

Marco “rasta” Milanese

relazione Stupendo Gracchio

Monte Guarda, Alta val del torre.

Accesso generale: Da Udine proseguire verso Gemona, girare verso Tarcento dove indicato e attraversarlo. Oltrepassato un ponte girare a sinistra in direzione Lusevera-Musi. Una volta imboccata la valle seguirla fino al vecchio confine. 500 metri dopo il confine parcheggiare in uno spiazzo sulla sinistra dove c’è il cartello di confine con scritto Italia (il cartello è rivolto verso la Slovenia quindi si vede il retro del cartello).

Accesso: Dal parcheggio tornare in dietro 50 metri e imboccare un sentiero che porta al ponte tibetano. Attraversato il fiume traversare per tracce sempre a destra e in salita fino a quando non si incontra il letto del fiume da cui di origina la cascata. Facilmente risalirlo fino all’attacco (1.30 h)

Relazione: 200m; III; WI 4+; altitudine 900m; versante sud

1-40 metri WI4 sosta su sasso con cordone lasciato

2-50 metri WI4+ sosta su ghiaccio

3-60 metri WI4+ sosta su ghiaccio

4- 50 metri WI3 sosta su ghiaccio

Discesa: Prima doppia su abalakov, seconda su alberello con cordone sulla sinistra, terza su abalakov, quarta su cordone della prima sosta.

Note: attenzione nella risalita del fiume e nel bosco molto ripido, possibile uso di ramponi in entrambi i casi.

Stupendo Gracchio: nuova cascata in alta val del torre

Stupendo Gracchio, il secondo e terzo tiro
Stupendo Gracchio, il secondo e terzo tiro

Grande fermento in questo periodo per la formazione di cascate di ghiaccio in Friuli, le basse temperature hanno permesso la salita di nuove ed entusiasmanti linee. Finito, o quasi, il lavoro in Vinadia ( di cui riferirò a breve) è ora di cambiare zona.

Andrea sul 3 tiro
Andrea sul 3 tiro

Andrea Fusari ed Enrico Mosetti nelle loro scorribande, cercando qualche centimetro di neve decente ( non oso scomodare la parola powder), hanno scovato una linea interessante che mi propongono. Ovviamente è come chiedere a Manolo se gli piace arrampicare. Insisto per partire il prima possibile e cosi martedì Andrea mi passa a prendere e mi annuncia la presenza anche di Marco Kulot oltre ad Enrico. Bene, meglio due cordate che una da tre.

Enrico sul secondo tiro
Enrico sul secondo tiro

Si parte quindi in direzione Musi, proseguiamo lungo tutta la valle fino al confine con la slovenia e parcheggiamo 500 metri dopo il confine. La cascata è ben visibile dalla strada poco più avanti, superando una casa isolata sulla destra, sulla sinistra si vede chiaramente la colata. L’avvicinamento avviene a vista, anzi meglio.. a naso, ma non è difficile, non si può  dire altrettanto per la fatica. Scendiamo il versante dal parcheggio e attraversiamo il fiume, un lungo traverso nel bosco ci porta nel letto del fiume che conduce alla cascata. Non ci resta che risalirlo scavalcando sassi di ogni genere.

Stupendo Gracchio dalla strada
Stupendo Gracchio dalla strada

Giunti all’attacco la cascata si presenta più bella di quanto sembrava dalla strada, molto bene. Un primo salto di quarto grado ci conduce ad un piccolo anfiteatro dove facciamo sosta. Ci aspetta un bel muro a tratti verticale che piacevolmente dividiamo in due per far scalare tutti da primi. Questi due tiri ci portano quasi alla fine, un altro tiro facile e abbiamo concluso questa piccola avventura. Scendiamo scalando l’ultimo tiro molto facile e poi con tre calate siamo di nuovo alla base. Un numeroso stormo di gracchi ci ha accompagnati lungo tutta la salita spostandosi di albero in albero, meraviglioso!

primo tiro
primo tiro

Il ritorno decidiamo di affrontarlo diversamente, scendiamo molto più verticalmente senza attraversa il bosco e, una volta arrivati al fiume, lo costeggiamo fino al punto da cui siamo partiti. Visto il passaggio ostico sul fiume qualcuno doveva finire in acqua e chi secondo voi? Ovviamente io, fortunatamente l’acqua era molto bassa e mi bagno solo leggermente i pantaloni. Arrivati dall’altra parte, Andrea ci fa tristemente notare la presenza di un ponte tibetano in ferro a 100 metri di distanza, no comment…

Ingrandimento Stupendo Gracchio ( colta di destra)
Ingrandimento Stupendo Gracchio ( colata di destra)

Ringrazio Andrea ed Enrico per la scoperta di questa bella linea. L’avventura di aprire nuovi itinerari e condividere con più persone queste emozioni mi riempie di gioia. Come dice  Christopher McCandless nella sua avventura solitaria in Alaska (In to the Wild, libro e film): “la felicità è reale solo se viene condivisa”. Son contento che ci siano ragazzi come me, giovani e con tanta voglia di fare in montagna.

A breve inserisco relazione dettagliata

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Marco “Rasta”

cleopatra: nuova via sulla torre spinotti

il rasta sul diedro
il rasta sul diedro

Con Massimo Candolini siamo andati a ripetere questa nuova bella via nella zona del Coglians, nel ormai passato, caldo ottobre. La via si sviluppa seguendo una linea logica e diretta,  la scalata invece, molto tecnica sopratutto sui due tiri duri, rende questa salita a vista non banale ma di grande soddisfazione. Vi riporto il materiale mandatomi dagli apritori:  Cristian Mauro e Solero Rossi.

il magico Max
il magico Max

NOME VIA :CLEOPATRA

GRUPPO:COGLIANS CHIANEVATE

TORRE:SPINOTTI

ESPOSIZIONE:OWEST

DIFF.MAX:7b/A0 6b obbligatorio in S1

SVILUPPO:240MT

MATERIALE:15 RINVII,CASCO,IMBRAGO,CORDE DOPPIE

Via sportiva,su roccia da buona a ottima,che risale lungo un diedro situato sulla parete destra del torrione, visibile dal sentiero che dal rifugio Tolazzi porta al rifugio Lambertenghi.

Per l’avvicinamento,dal parcheggio del rifugio Tolazzi si segue per il sentiero che porta al rifugio Lambertenghi Romanin,1/4d’ora prima di questo si prosegue verso dx sul sentiero che arriva all’attacco del sentiero Spinotti.Nei pressi di questo si scende verso dx ,per ripidi prati alla base della parete,costeggiandola per qualche minuto si arriva sotto all’evidente diedro(chiodo).

Per la discesa ci si può calare lungo la via dalla sosta n°6 ,quindi non facendo gli ultimi tiri più facili,oppure sempre da questa sosta,si risale una cengia (un paio di spit),che porta,attraverso il pendio nord del torione,al sentiero Spinotti.Ovviamente completando la via ,per discendere,si attraversa sempre il pendio nord del torione,si incrocia ugualmente il sentiero Spinotti,che in breve riporta alla base della parete

complimenti agli apritori e grazie per il materiale fornitomi e la disponibilità!

un  ringraziamento e un saluto a max che mi porta sempre su chicche alpinistiche 🙂

Marco Rasta