cascata col dei bos

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Le meravigliose giornate di questo inverno hanno permesso di girovagare parecchio. Tra lavoro e passione, ho la fortuna di andar spesso per monti ed è proprio durante una ciaspolata in 5 Torri che noto questa linea. Non ci volevo credere, sono tanti anni che faccio ghiaccio nella conca ampezzana ma di quella cascata, incastonata nel canale del Col dei Bos non avevo minimamente nessuna notizia.

Una curiosità quasi fastidiosa mi spinge lungo il sentiero e poi lungo il canale, ma è quando sto per uscire dal primo tiro che capisco che le nostre possibilità di riuscita schizzano alle stelle. Manca solo un tiro nel canale per vedere la cascata, sperando sia attaccata a terra e non sospesa. Non c’è la faccio ad aspettare Leo in sosta e appena passa un piccolo passaggio di misto partiamo in conserva. La cascata è attaccata! ed è anche molto grossa. CI mangiamo i due meravigliosi tiri al sole e in un batter’d’occhio siamo in cima.

WOW! quasi tutto troppo veloce. Che dire, una giornata spettacolare in eccezionale compagnia non mi serve altro.

La Cascata dei Bos si trova a 1 km prima del Passo Falzarego, arrivando da Cortina. Questa cascata offre un eccezionale concentrato di difficoltà e ambiente a due passi dalla macchina.

La facilità di accesso e anche di discesa permettono di affrontare questa cascata in modo abbastanza semplice. La cascata è visibile solo per la parte superiore e unicamente da due tornanti all’altezza del parcheggio degli impianti delle 5 torri. Il luogo migliore tuttavia rimane il lago Bài de Dònes, guardando la partenza della seggiovia delle 5 torri dirigersi a sinistra per tracce e sentiero, dopo 100 metri circa si arriva al lago.

Cascata dei Bos

Questa cascata offre un eccezionale concentrato di difficoltà e ambiente a due passi dalla macchina.

La facilità di accesso e anche di discesa permettono di affrontare questa cascata in modo abbastanza semplice. Il primo tiro è molto bello e ingaggioso mentre la parte alta è puro godimento, la parte alta è addirittura al sole! Che dire, una cascata da non mancare.

ACCESSO GENERALE

Parcheggiare 1 km prima del Passo Falzarego, arrivando da Cortina, presso la casa cantoniera “Ra Nona”.

ACCESSO

Seguire il sentiero 412 che attraverso il bosco porta su una vecchia strada militare che costeggia tutta la montagna, da qui proseguire verso la Tofana fino ad una galleria. Subito prima della galleria girare a sinistra e iniziare a costeggiare le pareti fino all’imbocco dell’evidente ed unico canale. 1 h

Itinerario:

la salita è composta da tre parti:

– primo tiro di misto/dry che può essere affrontato sia direttamente con piccolo strapiombo o a destra su una fessura. Entrambi gradati M7, lunghezza 20 metri, sosta su due chiodi.

– canale con un breve passaggio di misto, fattibile anche qui sia a destra che a sinistra del masso incastrato. Sosta su ghiaccio alla base della cascata, eventuale tratto in conserva sul canale poco ripido.

– primo tiro di ghiaccio 40 metri WI5  sosta su ghiaccio e spit

– secondo tiro di ghiaccio 40 metri WI5 sosta su friends, oppure fermandosi per tempo su ghiaccio.

Discesa;

per la discesa la soluzione migliore è nascondere gli zaini durante l’avvicinamento all’altezza della galleria sulla strada militare. Una volta arrivati in cima non rimane che scendere a piedi verso le Tofane e ritornare tranquillamente alla galleria.

Note

La cascata è visibile solo per la parte superiore e unicamente da due tornanti all’altezza del parcheggio degli impianti delle 5 torri. Il luogo migliore tuttavia rimane il lago Bài de Dònes, guardando la partenza della seggiovia delle 5 torri dirigersi a sinistra per tracce e sentiero, dopo 100 metri circa si arriva al lago.

Materiale

Friends fino al 2 BD ( giallo), viti da ghiaccio e NDA. per quanto riguarda i chiodi è a discrezione, gli unici due chiodi presenti sono quelli della prima sosta. Lungo il primo tiro ci si protegge a friends.

 

 

 

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ice, mixed and fly

 

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Qualche foto di alcune giornate passate tra Vallunga, Col dei Bos, monte Elmo, Bus di Tofana e Monte Piana.

Le buone condizioni della cascata di ghiaccio “Yosemite icefall” in Vallunga ci hanno permesso di salire la cascata fino in cima offrendo tiri di rara formazione e scenari dolomitici unici. Un eccellente scalata su ghiaccio lavorato e assolato, salita solo con maglietta termica e guscio. Poche brevi docce e tanti metri per giocare. Una giornata di ottima compagnia, una di quelle che quando cammini verso la macchina ti senti proprio in pace.

Un altra cascata invece salita nella prima metà di febbraio è avvolta dal mistero!

Io e Leo partiamo carichi verso il col dei Bos senza nessun informazione ma tanta curiosità ( e materiale!). Nè uscirà una cascata spettacolare. Un primo tiro di misto ingaggioso porta in un canalino facile. Superato un masso incastrato la montagna ci fagocita di fronte a due stupendi tiri di ghiaccio verticale, al sole!

La cascata è già stata salita ma le informazioni che son riuscito a recuperare porterebbero ad una probabile salita Francese. A presto pubblicherò un report dettagliato per chi volesse ripeterla. La cascata poi è stata ripetuta da amici emiliani Lunedi 16 Febbraio.

Prima esperienza su ghiaccio anche per Elisa in quel di Borca di Cadore, Cascate formate e signorina contenta, perfetto!

Le meravigliose giornate di queste settimane hanno permesso anche di fare incredibili voli in Speedfly e Parapendio con il Taz, Nico e Armin. Svolacchiato tra monte Elmo, Monte Piana e Bus di Tofana. queste ultime con partenze abbastanza diciamo… psicologiche!

a breve un piccolo edit 🙂

Grazie a LeoCom e al Nico per qualche foto.

Climb hard, fly fast!!

Marco

chamonix, zion of alpinism

tenda e dente
foto Zorro freeski

Secondo un concetto Rasta, ZION è una città sia reale che ideologica, talvolta identificata anche come il paradiso, e viene contrapposto al concetto di Babilonia.

Ebbene Chamonix per tutti gli alpinisti del mondo è Zion, l’unico problema è che lo sanno in troppe persone!

Una cittadina  cosmopolita che sorge in mezzo ad una vallata a 1000 metri di quota, offre una quantità di vie e linee praticamente infinite, e non stiamo parlando ovviamente di semplice roccia ma di tutto quello che la montagna offre. Neve, ghiaccio, roccia e misto la fanno da padroni in un ambiente unico e ad alta quota, bisogna solo prendere un aereo verticale. Si perchè ormai, per prendere la funivia dell’Aguille du Midi  bisogna fare il check-in e  l’imbarco,un imbarco verso l’aria sottile. Siamo in 4 questo giro, e con dei sacchi veramente spropositati dall’arrivo delle ” aereo” ci dirigiamo verso questo sconfinato mondo dell’alta quota, passeremo tre giorni nel cuore pulsante della montagna.

Splende il sole e non c’è una nuvola in cielo, gli altri sono già alla prima sosta della Rebuffat. La roccia è calda, infilo le mani in una fessura piena di ghiaccio e neve, finalmente stacco i piedi dal ghiacciaio. Dopo cinque mesi che non arrampico, godo, anche se al momento riesco solo a muovermi come un pachiderma.In cima a questa eccezionale via (la consiglio veramente) godiamo uno di quei panorami per i quali non vorresti mai scendere, non ne capisci il motivo.

E’ venuto il tempo di installare il campo base ai piedi della parete del Mount Blac du Tacul, operazione non priva di fatica per tutta la neve che dobbiamo spalare. Dormire sulla neve non è mai un operazione semplice ma grazie ad un po’ di esperienza riesco a passare un notte incredibilmente tranquilla.

Siamo all’attacco del famoso supercouloir al Tacul, in coda però, due cordate arrancano sopra di noi. I primi tiri di misto su granito sono fantastici! Sembra che le lame e i buchi siano fatti apposta, saliamo veloci ma in sosta tocca aspettare…molto. Usciti dal misto siamo sul ghiaccio e senza ritegno ma con educazione supero la cordata che ci precede, operazione che ci risparmia del poco piacevole ghiaccio in testa. La sezione di ghiaccio è divertente e scopriamo piacevolmente che i gradi dati all’inclinazione del ghiaccio ad alte quote si addolciscono. Nico e Zorro hanno optato invece per il couloir du Diable che attacca a sinistra del supercouloir, anche per loro una bellissima gita come si può notare dalle foto, complimenti anche perchè era la loro prima esperienza sul ghiaccio!

Giusto il tempo di arrivare di nuovo al campo base per godersi gli ultimi raggi di sole, sappiamo che a breve sprofonderemo di nuovo nel gelo, la mattina dopo infatti tutto scricchiola.

Il sole mattutino riscalda il campo e ci permette di sistemare tutto con calma e prepararci ad una discesa molto impegnativa. Fidatevi che avevo più paura di farmi male per fare la vallèe blache con 25 kg sulla schiena in mezzo ad un mare di gobbe che sciare sui 50 gradi.

La sera siamo già tutti di nuovo in macchina verso les Arcs, località sciistica a circa un ora e mezza a sud di Chamonix, il meeting di highline ci aspetta. 5 highline per camminare, 5 highline per viaggiare con la mente e con lo spirito.

Che dire, tanta musica, un’ottima compagnia e molto vuoto. Yeah vez.

Ritorniamo a Chamonix e il gruppo si divide, Carlo e Zorro provano la cima del Bianco con gli sci e io e Nico scaleremo una super via alla Midì. Sogni infranti da un vento a 120 all’ora, i ragazzi devono far marcia in dietro dopo aver strisciato per raggiungere la Vallot ( dentro segnava -13 senza vento), noi invece siamo al sole in falesia. Come si dice: c’è andata di culo.

Un grandissimo grazie a Lucia e Rèdèlè che ha reso possibile questo soggiorno meraviglioso, e poi ovviamente ai compagni di viaggio e a Zorro per le meravigliose foto, sempre in piena. Blesssss

Rasta FreeAdventure

 

THE BIG ONE

relazione via con gradi

Fuoco dentro, ghiaccio fuori.. a Luca.

E’ tutta la stagione che ad est il ghiaccio non è praticamente mai esistito, ho fatto una sola cascata in tutta la stagione, facendo 850 chilometri in giornata.  Ormai non ci pensavo quasi più anche perché a causa di un polso dolorante non scalo praticamente da 4 mesi.

Martedì assieme all’amico e collega Guido Candolini risaliamo con gli sci la val Spragna, il farwest dell’est, nel cuore delle alpi Giulie. Stiamo andando a fare un rilievo nivologico per l’ufficio regionale, il quale poi redigerà il bollettino per tutti i cari scialpinisti e freeriders. L’attenzione però cade su una linea evidentissima, cattura entrambi e lungo tutta la salita non riusciamo a staccargli  gli occhi di dosso. Neve, misto, neve, misto ancora, roccia e per finire, ghiaccio, tutto al posto giusto, in una sequenza perfetta, nella grande parete Nord Est del Montasio

Non ho dubbi, devo salirla il più presto possibile per due ragioni, la prima è che ormai inizia a scaldare troppo, e la seconda è che mi sta crescendo una motivazione totale.

Sono pervaso da un fuoco alimentato dall’alto, il mio maestro so che mi guarda dall’ azzurro del cielo, sono sicuro sia orgoglioso di me. Luca Vuerich mi ha insegnato questo stile di ascensione ed ora è il momento di metterlo in pratica nel migliore dei modi.

Carlo e Alex sono della partita, due giorni dopo, alle 5 di mattina, siamo già con gli sci ai piedi, schiacciati dagli zaini, ritorneremo alla macchina più di 15 ore dopo, sfiniti.

Dopo due ore e mezza di avvicinamento nell’ambiente magico e solitario dell’Alta Spragna, alla base della prima sezione della parete, ci cambiamo e prepariamo il materiale per l’ascensione. Dopo uno scivolo di neve e qualche passettino di misto, faccio sosta come posso, pronto per partire per il primo vero tiro. Un bel passo di M6 a parecchi metri da un nut mi fa pensare un pochino, ma sono totalmente focalizzato, passo via veloce. Il tiro dopo uguale. Carlo passa in testa e usciamo facile sulla cengia mediana, la scalata è stata divertente, il morale è alto, ma lassù si vede un mostro, un mostro di ghiaccio.

Arriviamo sulla verticale della cascata e ci riposiamo un pochino, acqua e nutella riportano energie. Alex parte per un tiro prevalentemente di neve e con un passo di misto siamo alla base della parte verticale.

Il ghiaccio che troviamo appoggiato alla parete è troppo poco per poterlo salire, il caldo lo stacca dalla roccia troppo facilmente. Proviamo a forzare la linea salendo a destra su un diedro di roccia marcia. Alex arriva alla fine di questo ma mentre affronta un delicatissimo traverso perde una picca. Provo io e con qualche acrobazia che ricorderò a lungo passo il traverso e raggiungo il ghiaccio “buono”.

I due tiri successivi mi spappolano le braccia e segnano la mente. Vedo il nevaio sommitale, è finita, dobbiamo assolutamente tornare da Alex, le pareti a sud continuano a tuonare per le grandi scariche, il clima è tenebroso.

La discesa su doppie precarie ci fa tenere ancora il cervello acceso, siamo in alpi Giulie, io e Alex sappiamo bene come funzione da queste parti, Carlo per sua sfortuna lo deve imparare sul campo. La roccia è quello che è, ci si deve accontentare di chiodi diciamo… freestyle.

Sono le 18.30 comincia a fare buio di nuovo e la luna fa capolino regalandoci colori argentei che riempiono l’animo. Un ringraziamento della montagna che ci saluta, offrendoci una sciata su un raggio lunare che proviene dalla forcella della Lavinal dell’Orso. Sento la montagna, sento l’energia che sprigiona, sento la sua forza ineguagliabile, sembra che oggi abbia apprezzato farsi accarezzare da piccoli uomini.

Questa salita è dedicata al “ big one”, a Luca Vuerich, un drago in parete, una persona speciale. Il mio Maestro, colui che mi prese sotto la sua ala e mi mostrò il mondo dell’alpinismo nella sua veste più severa. E’ stato per me fonte di grande ispirazione, anche come persona, non solo come alpinista. Cieli blu Luca, sei stato sempre con noi durante questa salita, un abbraccio.

Marco ” rasta” Milanese

RELAZIONE:

 Accesso stradale

Dallo svincolo Valbruna-Tarvisio dell’autostrada A23 raggiungere l’abitato di Valbruna e proseguire risalendo tutta la Val Saisera fino ai parcheggi nei pressi della Malga Saisera e delle piste di fondo.

Avvicinamento
Percorrere le piste di fondo fino alla testata della valle, sotto le grandi pareti del Montasio, dove le piste da fondo riportano verso valle. Ricalcando il percorso del sentiero estivo n. 616, i cui segnavia sono visibili sugli alberi, ci si addentra nella Bassa Spragna lungo il fianco orografico sinistro della valle, prima in un bosco di faggi e poi nella boscaglia. Continuare lungo la valle prendendo un canale alla destra orograzica del Biv. Mazzeni. Arrivati nel grande anfiteatro dirigersi a nord verso l’evidente parete del Buinz. 2.30 h

VIA

L1+L2: Neve e piccoli passaggi di misto

L3: M6, attacco alla sinistra del canale incastonato nella parete, ma dopo 15 metri immettersi nel suddetto canale. Abbiamo seguito questa linea perché l’entrata del canale presentava un muro di neve

L3: M6, seguire l’evidente canalino tenendo la destra fino ad uscire su neve

L4: Neve e piccoli passaggi di misto

L5: Neve

L6: M4, prevalentemente neve con un passaggio di misto

L7: M7 seguire un dietro fessura alla destra della colata di ghiaccio ( che si presentava troppo precaria), alla fine del diedro traversare a sinistra (1 chiodo) per ritornare sul ghiaccio più consistente

L8: WI5+ Ghiaccio precario all’interno di un diedro

L9: WI5+ Colonna di ghiaccio a tratti verticale

L10: Neve fino in cima

Discesa:

calate lunga la via su abalakov e chiodi.

Materiale lasciato:

7 chiodi, un nut

 

Mr. Risk

in spaccata

Questa volta non ci sarà nessuna cronaca della salita, solo una frase, perché voglio raccontare di Luca.

L’ho sognata dalla prima volta che sono entrato in Riofreddo, esile, effimera, pericolosa, delicata, tecnica, una salita meravigliosa che ricorderò sempre, un altro sogno che si avvera, salita con Marco Bergamo.

Questa volta voglio ricordare la prima e l’ultima salita che ho fatto con Luca, la persona che mi ha ispirato, che mi ha guidato nell’alpinismo estremo, un mentore.

Non ho avuto la possibilità di fare molte salite con lui, ma quelle che ho fatto hanno il valore di mille. Tutto è nato ad una cena da amici, dove Nives, Romano e Luca presentavano in anteprima la salita al Manaslu. Una bellissima salita effettuata in tempi record. Qui ho conosciuto Luca che, praticamente senza sapere chi ero, ha deciso di portarmi in montagna. Ero emozionato a tal punto che spingevo per fare qualcosa di impegnativo, con lui non si poteva fallire no?

Ed eccoci in Riofreddo ad aprire “per Leila”. Luca non mi ha fatto sconti e abbiamo pedalato fin sotto l’attacco in meno di due ore carichi come muli, ero stremato ma la voglia che avevo di scalare con un grande, mi faceva ignorare la stanchezza. Parte ovviamente lui e sbuffa sul chiave della via, ho pensato: – vabbè ha fatto solo due sbuffi, non serve vi racconti il resto perchè mi pare chiaro. Finto il primo tiro (un budello con passaggio strapiombante), riesco a fare un tiro da primo abbastanza facile e poi pronti per l’ultimo candelone. Torno a casa eccitato come un bambino, avevo aperto una linea con Luca…

L’ultima gita che ho fatto con lui è stata la prima discesa di un canale ripido dalla punta Plagnis. Avevo degli sci belli vecchi, regalo di un caro amico, ma che funzionavano alla grande. Saliamo veloci, ammiriamo il panorama e poi iniziamo la discesa. Qui lui ha fatto uno dei numeri più tosti che  abbia mai visto in montagna, un salto da fermo per passare un saltino di roccia, il punto è che eravamo sui 60° gradi. Pazzesco!

Dedico quindi la salita di mr. Risk a lui, a colui che mi ha insegnato a ricercare i miei limiti, emozioni uniche che non dimenticherò mai.  Un abbraccio.

Marco

la Piovra, Vallunga

Assieme ad un team scelto di romagnoli con le palle, ho avuto il piacere di salire una variante della Piovra. La notizia però non sta in questa salita, bensì nel fatto che i romagnoli, Gambero, Davide e Raffa hanno stazionato quasi una settimana in tenda, con una icepassion da far invidia a Sartori!! Non curanti hanno affrontato temperature polari per innumerevoli giorni, e senza offesa, non hanno piu vent’anni. Spero mi passino questa frase :-). Con il cuore di questi romagnoli, e con la personale passione che sempre mi fa sognare su questo elemento, vi presento qualche foto e un video fatto da Davide.