torre trieste, Cassin!

Sono in traghetto che mi godo il mare quando ricevo la chiamata di Erik per andare sulla torre Trieste, non esito un attimo. Si parte due giorni dopo ovviamente!

Ormai il mio doblò è diventata la chioccia che mi porto sempre dietro e dormiamo piacevolmente alla capanna Trieste.

La giornata radiosa si presenta positiva, si sale veloci e in un ora abbondante siamo all’attacco. I tiri si lasciano scalare e il divertimento è assicurato, la roccia è discreta e la via riserva anche qualche bel passaggio. Arriviamo alla cengia mediana e ci concediamo una bella pausa. Da questo momento in poi la roccia cambia e la via prende completamente un altro aspetto. Nella parte sottostante era la tipica scalata dolomitica con blocchetti diciamo. Sopra invece l’acqua ha lisciato tutto, e la roccia da giallo diventa grigia, spettacolo! Sinceramente non credevo fosse così bella. Anche i “V” non sono per niente facili e nessun passaggio è scontato, anzi! Arriviamo in cime dopo una bella corsetta sugli ultimi tiri che stancano definitivamente le nostra braccia. Ora inizia la discesa che si rivelerà molto più complicata della salita. Scendiamo lungo la via a spit di Lorenzo Nadali che ci porta velocemente alla cengia mediana per poi riprendere la discesa classica.

E qua iniziano i problemi. La prima doppia si incastra, risalgo arrampicando e la libero imprecando. Scendiamo il canale e sbagliamo bivio,  ci troviamo a fare doppie dentro un colatoio bagnato in cui si incastrano nuovamente le doppie. Questa volta però tocca risalire con il prusik e le staffe, no comment.

Insomma dopo una discesa estenuante arriviamo alla macchina, ma non è finita. Ci trasferiamo direttamente a Laste per scalare e salutare qualche amico che ci ha preceduto al bar. Finiamo per cenare a mezzanotte con solo due barrette in corpo lungo tutta la giornata. La sveglia non è delle migliori, sembra che nella notte ci siamo presi a botte, tutti i muscoli attorcigliati non aiutano lo stiracchiamento mattutino. Con calma saliamo alla falesia dove non mancano anche qualche soddisfazione!

Purtroppo niente foto questo giro, problemi tecnici!!

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Marco

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corsica jumbo love

“Deux crepes et de l’eau s’il vous plait! “. Così terminavano le nostre giornate ( Elisa e me) in Corsica. Terra dalle meraviglie naturalistiche e dai mille colori. Dal rosso intenso delle calanques di Porto, al bianco marmoreo delle falesie di Bonifacio che, quasi con arroganza, precipitano nel blu del Mediterraneo. Il 6 agosto, armati del mio Fiat Doblò fiorito e camperizzato, partiamo alla volta di Bastia (che si trova sulla costa ad est, verso l’Italia) in traghetto. Il programma è un road trip intorno all’isola alla scoperta di spiagge cristalline, bellezze naturali e ovviamente roccia! All’arrivo ci dirigiamo sulla costa ovest, molto più bella e articolata e dormiamo a Ile Rousses. Il granito rosso inizia a mostrasi sotto forma di scogliere, isole e falesie sulla spiaggia. Una roccia molto abrasiva permette di sfruttare le dolci deformazioni scavate dal vento e l’arrampicata diventa semplicemente un fantastico gioco.

Il giorno seguente, dopo due tentativi di entrare a Calvi per visitarla (falliti a causa del traffico) decidiamo di dirigerci a Porto. Sulla strada, emozionante quanto pericolosa, ci fermiamo a Galerìa dove non par vero che una spiaggia così grande e cristallina ospiti così pochi cristiani. Non solo, dietro la spiaggia sfocia il Fangu, un fiume proveniente dall’interno. Per la modica cifra di cinque euro facciamo uno splendido giro in canoa tra ninfee e tartarughe che prendono il sole sui tronchi; emozionante il contrasto tra il mare ed una natura fluviale e paludosa a 50 metri di distanza.

Dopo un’infinita quantità di curve (ed eravamo solo all’inizio) arriviamo a Porto e ci fermiemo nel campeggio municipale: costo 15 euro compresa la macchina. Qua conosciamo quattro ragazzi con un mezzo decisamente sorprendente. Un turbo dealy 4×4  “molto” rialzato e ovviamente allestito per dormire. Passiamo una piacevolissima serata a parlarte di passioni comuni come appunto le camperizzazioni. Gli amici, amanti del fuoristrada, ci raccontano di escursioni durate tutte il giorno totalmente off-road all’interno dell’isola, tra laghi e paesaggi solitari.

La mattina seguente la spiaggia di Porto e la falesia a picco sul mare regalano amicizie e anche un po’ di allenamento. Facciamo arrampicare per la prima volta due ragazzi che entusiasti mi chiedono il contatto, speriamo di rincontrali. L’arrampicata è anche questo, un modo per fare nuove conoscenze.  Continuiamo la nostra discesa verso sud passando per le calanques, incredibile contrafforti svettano dal mare e la vista e da mozzare il fiato. Rimaniamo semplicemente in contemplazione.

Dopo una giornata a visitare Ajaccio e Propriano con relative meravigliose spiagge, approdiamo ad uno degli spot più belli per fare boulder, Pianotolli. Una spiaggia deserta con i massi tra i più belli che abbia mai visto. Mi sembrava di essere un bambino al luna park, ho iniziato a scalare e sull’onda dell’entusiasmo non mi toglievo neanche le scarpette. Camminavo da un blocco all’altro con un male tremendo ai piedi e salivo il problema seguente. Quando smetterò di meravigliarmi di fronte alle bellezze che la roccia ti offre smetterò di scalare. Le forme che il vento è riuscito a dare a questa pietra sono incredibili e mi fermo ad ammirali.

L’arrivo a Bonifacio è stato incredibile: come sia possibile costruire una città cosi a picco sul mare rimane ancora un mistero. Alte falesie bianche si stagliano all’orizzonte per sprofondare in un blu intenso. Conosciamo due ragazzi e passiamo una piacevole serata parlando di viaggi e sogni futuri. L’incontro con persone in viaggio come noi e lo scambio di opinioni e racconti mi colpisce sempre, fanno parte del viaggio, della conoscenza e dell’esperienza personale.

Qui posso dire di aver fatto una delle colazioni più belle della mia vita! Fuori dai campeggi, parcheggiati di fronte a Bonifacio su balcone con vista ho gustato la mia Nutella.

E’ ora di iniziare a salire e contro ogni previsione, nei pressi di Portovecchio, troviamo ancora un posto dove fare un po’ di boulder. La vacanza si chiude in bellezza. Visitiamo ancora due città ed è ora di imbarcarci di nuovo verso il continente.

Ora si va in montagna!

Au revoir

il rasta

esami di didattica ma soprattutto… val di Mello!

Lunedi parto per andare a prendere Carlo a Padova e  assieme ci dirigiamo ad Arco per due giorni di esami scritti e orali su: sicurezza, fauna, flora, geologia, legge, medicina e cartografia. Neanche all’università ho fatto cosi tanti esami tutti assieme, il cervello si è fuso. Finiti questi due giorni di cui c’è poco da dire, io e Carlo ci dirigiamo verso la decisamente più divertente val di Mello. E’ sempre un piacere tornare in questa magica valle dove ho trascorso tanto tempo, e in questi tre giorni ho potuto salutare alcuni cari amici che con il loro calore ti fanno sempre sentire a casa.

Il mio nuovo doblò (si fa per dire visto che è del 2001) sembra più la chioccia di una lumaca che una macchina e ci fa da casa per questi tre giorni. Avendo salito quasi tutte le vie alla mia portata in bassa valle sfogliamo la guida e chiediamo consiglio al Simo (Pedeferri) alla ricerca di qualche linea. Cosi riusciamo a fare tre vie che non avevo mai fatto in altrettanti giorni. La facilità nell’approccio e nella discesa permettono sveglie molto tranquille e rilassate. Ogni mattina aspettiamo che il sole baci i nostri visi addormentati e dopo colazione e un saluto al bar, ci incamminiamo verso l’alto. Cosi il primo giorno saliamo una via del Soldarini al Pesgunfi e successivamente ci concediamo qualche monotiro al sasso Remenno. Per chi non lo conosce è penso il più grande masso erratico d’Europa, completamente attrezzato per la scalata, consiglio vivamente i classici tiri di placca, e quelli in fessura sia da proteggere che spittati (l’ama follemente, stupenda fessura di 6c).  Giovedì , il secondo giorno, dopo aver fatto un altra via ci raggiungono due amici di Cortina che saliranno la mitica Luna Nascente, un must della valle. Assieme a loro facciamo un po’ di boulder nel bosco dei Bagni di Masino. Ultimo giorno saliamo “La bissia” al Brachiosauro con uscita Sexapelo. Via molto bella con dura fessura di VIII da proteggere integralmente a friends. L’uscita sulle placche è delicata e il pelo bisogna avercelo. A questo proposito vi lascio al racconto di Carlo:

E’ la seconda volta che mi inoltro in questa megnifica valle e di certo non si può rimanere che folgorati di fronte a tutta questa bellezza. Già all’ingresso in valle si rimane colpiti con l’ansa della tranquillità e il bidet della contessa, per non parlare poi di tutte quelle placconate di granito che ti fanno rimanere a bocca aperta. Non puoi che innamorarti di questa valle! Lo definirei però più un amore complicato: tanto bello alla vista quanto da panico e da matti quando ci sei in mezzo. In mezzo a queste placconate immense con qualche fessura qua e la che le scalfisce, con il granito che scricciola sotto la suola spalmata delle tue scarpette, le mani completamente aperte alla ricerca di un qualsiasi micro cristallo su cui aggrapparsi, e l’ultimo chiodo sotto di te almeno 4 metri (se ti va bene), completamete da panico, anche se comunque molto affascinate. Devi imparare a vincere la paura, a respirare in un certo modo, ad essere leggero quasi come fossi un uccello che si posa su un ramo, in quei momenti ti senti di entrare a far parte della valle non più come un estraneo ma come parte integrante di essa.
Tutte queste emozioni però devi saperle controllare e non sempre la testa te lo permette. Dopo i primi due giorni infatti, in cui abbiamo salito due bellissime vie come “Clandestino” sui pilastri del pesgunfi e “in obliquo a destra” alla Dimora degli Dei, è arrivata la bestonata sui denti. La tranquillità se ne è adata il terzo giorno su di un’altra bellissima via, “la bissa” sul brachiosauro (VIII), la testa è scoppiata: ecco che la paura di scivolare si fa sempre più forte e il controllo delle emozioni svanisce (il cosiddetto mal di mello mi ha detto Marco), da panico. Arrivi al punto in cui sei incapace di muoverti non puoi andare ne su ne giù,paura! Chiudi gli occhi trattieni il respiro, speri che il piede tenga, ne fai un altro e un altro fino a quando finalmente arrivi a una sosta, salvo! E’ il momento allora di fa andare avati il socio, di buttare giù le doppie e di andare a bersi una birra giù in valle da quei fulminati dei baristi che solo in una valle così puoi trovare. Un’esperienza magnifica, ci tornerò al più presto più agguerrito che mai.

alla prossima

Il Rasta

Gemona città dello sport

La scorsa estate gli amici e Guide alpine InMont, Massimo e Guido Candolini, mi hanno gentilmente invitato ad un video realizzato da alcuni ragazzi, e commissionato dal comune di Gemona. Questo video è inserito in un progetto chiamato appunto Gemona città dello sport.

Il comune vuole fare di questa cittadina una meta del turismo sportivo non casualmente, il territorio infatti offre molte opportunità. Grazie alle molteplici strutture presenti è possibile praticare tutti gli sport di squadra più popolari, infatti la facoltà di scienze motorie di Udine a sede qua. La cornice delle preapli Giulie e il lago di Cavazzo offrono invece a tutti gli amanti degli sport outdoor occasioni per praticare: Trekking, Mountain bike, Corsa, Nuoto, Vela, Windsurf, Kitesurf, Kayak e ovviamente arrampicata classica e sportiva.

Ed è proprio di quest’ultima che si parla nel video, uno spot per presentare le falesie nelle vicinanze di Gemona. Ovviamente vedendo il video nessuno crede alla mia partecipazione ma quei 6 secondo netti giuro che ci sono anche io!

Questo secondo e terzo video invece presentano il progetto in generale con un ospite d’eccezione, Oscar Pistorius. Le sue parole devo essere d’esempio per tutti noi.

alla prossima

il Rasta

aspettando l’esame Aineva

il rasta lungo i liberi versanti della kunderspitze
il rasta lungo i liberi versanti della kunderspitze

Venerdì 20, finiti gli esami in ambiente (cascate di ghiaccio a Cogne), abbiamo avuti tre giorni liberi prima di un altro esame a Trento. L’esame in questione promosso da AINEVA  abilita alla qualifica di osservatore nivologico ( aineva ). Le materie da studiare spaziavano da metereologia alpina alla fisica della neve, alla formazione della stessa e ai suoi vari cristalli. Un occhio di riguarda chiaramente è andato alle valanghe approfondendone i diversi tipi e modi di formazione, esaminandone il rischio associato. Di grande interesse quindi queste conoscenze, per chiunque va in montagna ma soprattutto per i professionisti.

Carlo batte pista verso la cima
Carlo batte pista verso la cima

L’esame comprende una parte scritta e una orale con analisi di profili stratigrafici e correzione dello scritto, ho fatto qualche esame all’università per poter dire che non è per niente banale, bisogna aimè studiare!

Sempre Carlo tira curvoni su questo splendido versante
Sempre Carlo tira curvoni su questo splendido versante

Ma ora passiamo alla parte divertente. Tra venerdì e martedì 24, il mitico Carlo Cosi, anche lui frequentante il corso di Aspirante Guida, ed io,  abbiamo pensato  bene di non battere la fiacca e ci siamo spostati ad Arco. Una bella giornata alla falesia di Nago era proprio quello che ci voleva, dopo il freddo intenso dei giorni passati, un po’ di sole riscalda piacevolmente le ossa. Due belle prestazioni mi rincuorano e mi fanno ben sperare per l’anno a venire.

Trasferiti il giorno stesso a Trento, l’indomani facciamo un salto a Terlago.  Il suo muro incredibilmente liscio, ha visto passare molti top climber con una super potenza di dita, aderenza e molta tecnica, una scalata eccezionale.

Finiti due giorni di sole da topi di falesia, Carlo mi convince a fatica, a fare una gita con le pelli, alla fine lo ringrazierò per l’insistenza. Per cercare un po’ di neve farinosa decidiamo di spingersi più a nord possibile e parcheggiamo a Ridanna, cittadina dell’omonima valle vicino a Vipiteno. Qua la neve non manca e saliamo in cima alla Zunderspitze. Una bella gita che parte in mezzo al bosco e finisce su versanti di montagna, aperti a curvoni da freeride enormi. Così ci siamo tolti anche la soddisfazione della neve fresca visto che dalle nostre parti è come cercare l’oro ultimamente.

in cresta
in cresta

all prossima

Marco “rasta”

Caneva photoreport

Come godersi questo sole (ormai finito) e questo caldo aspettando la DEEP POWDER (che nn verra mai se non in Alaska) ? Arrampicando in una delle innumerevoli falesie esposte a sud in tutto il Friuli!

Qui voglio presentare con le sue foto Andrea Fusari, il fotografo che ha voluto organizzare questo solare pomeriggio, veloce ma fruttuoso e poi la meravigliosa falesia di Caneva, balcone su tolmezzo e su tutta la valle.

Andrea, studente e giardiniere come me, anzi forse dovrei dire io come lui visto che ha iniziato prima lui. Oltre alla sua passione per la montagna che ha deciso di approfondire con lo sci alpinismo, ha anche permesso ad altri di poter vivere emozioni e attimi attraverso la fotografia. Potete trovare qualche foto sul suo sito che però è ancora in costruzione.

Caneva invece, dove sono state scattate queste foto, si trova sopra Tolmezzo ed è stata attrezzata dall’instancabile Gianni Cattaino. Un terrazzo dove è possibile scalare al caldo anche quando in pianura ci sono temperature rigide, questo è dovuto ovviamente all’esposizione ma non solo, infatti essendo su un intero versante esposto a sud i raggi del sole arrivano più diretti rispetto ad una falesia di fondo valle.

L’avvicinamento è piuttosto complicato e in assenza di guide non è facile spiegare l’accesso. Da Tolmezzo prendere la strada che porta a Fusea, dopo qualche tornante si gira sulla sinistra e si parcheggia all’ingresso di una malga visibile se si supera il punto in cui si lascia la strada principale (cosi sapete di aver sbagliato strada e dovete tornare indietro). Da qui raggiungere la casera e tenersi sulla sinistra infilandosi nel bosco per tracce di sentiero. Tenendo sempre la sinistra traversare fino ad arrivare ad una corda fissa, se trovate questa corda avete anche trovato la falesia. Seguire il rudimentale passamano che dal versante in cui siete vi porterà nell’assolato versante sud.

I gradi vanno dal 6C all’8a, un tiro di scaldo, uno di 7A e poi tutti sopra. Insomma da stringere c’è nè per un totale di 10 tiri, piccola, intima ma urca se ti fa sudare. Una piccola chicca friulana che regala emozioni e permette di trascorrere le giornate autunnali molto piacevolmente.

ringrazio quindi Andrea e Gianni

Marco “Rasta”

la falesia: dove  un alpinista si concede di distendere la mente prima di incominciare un nuovo trip.. in un vortice infinito di appagamento e rincorsa del prossimo obbiettivo.

qui una foto sempre di Andrea che inquadra sempre lo stesso pagliaccio con gli sci
qui una foto sempre di Andrea che inquadra sempre lo stesso pagliaccio con gli sci