mindfulness e arrampicata

Giulia Vidali

 

Riporto questa interessantissima tesi di Giulia Vidali sull’arrampicata e la nostra mente, un importante spunto per tutti i climbers ma non solo.

INTRODUZIONE

Come accade in tutti gli sporti, anche nell’arrampicata la preparazione fisica, la coordinazione motoria e il controllo dell’equilibrio sono fattori essenziali ma non sufficienti per una prestazione ottimale. Disponiamo di protocolli di allenamento collaudati e specifici per quanto riguarda la preparazione fisica e tecnica di chi arrampica, e spesso questi elementi risultano essere i soli presi in considerazione per lo sviluppo di una prestazione di eccellenza.

Meno si conosce e ancora meno si fa riguardo ai fattori “mentali” (capacità di valutazione, motivazione, lucidità, emozioni) che pure contribuiscono in modo importante al risultato.

I limiti dell’approccio comunemente utilizzato si possono sintetizzare in due punti. Da una parte un uso eccessivo della forza può far si che l’arrampicatore si concentri su di essa piuttosto che sul movimento armonico del corpo, limitando in questo modo le possibilità di miglioramento.

D’altra parte, nonostante si possa aver raggiunto il proprio limite fisico, un corretto approccio mentale consentirà di migliorare le prestazioni. Infatti uno degli ostacoli principali a progredire risiede nelle risposte emotive, quali “la paura di cadere” e “l’ansia da realizzazione”. La paura di cadere è un istinto naturale giustificato dalla possibilità di farsi male; se però si cerca di razionalizzare un poco la questione, bisogna ammettere che le possibilità di farsi male cadendo sono molto più basse. Una via ben spittata, soprattutto se leggermente strapiombante, riduce le possibilità di infortunio praticamente a zero.

Detto questo bisogna constatare che molte persone quando si allontanano dallo spit si irrigidiscono e cambiano la maniera di arrampicare. Un aiuto a superare questo problema può arrivare arrampicando con persone che non hanno paura di cadere e mettono la caduta tra le regole del gioco. Questo non significa che si può cadere sempre tranquillamente, ma che l´esperienza può aiutare. L´ansia da realizzazione caratterizza le giornate di molti arrampicatori: di quello che si allena tutti i giorni e di quello che non si allena mai. Per tali motivi saper gestire autonomamente tali sensazioni ed emozioni risulta essere molto importate. La grossa difficoltà nella gestione delle emozioni è che non possono essere controllate volontariamente. Le emozioni sono risposte automatiche e involontarie. A questo può rispondere la pratica della meditazione.

COS’É  LA MEDITAZIONE

La meditazione è un esercizio di attenzione, nel nostro caso di attenzione focalizzata sull’attività del respiro. Nonostante il nome non è una pratica mistica o legata alla religione. Anche se tradizionalmente è stata sviluppata come pratica spirituale (ad esempio legata al buddismo o allo yoga), la pratica che proponiamo non ha nessun connotato religioso e non richiede l’adesione ad alcun credo o filosofia. I sui effetti positivi sono stati dimostrati in una serie di studi scientifici, che hanno messo in luce i sui benefici sul sistema cardiovascolare, immunitario, emotivo e nervoso. La pratica quotidiana della meditazione porta ad una maggiore capacità di attenzione e a una maggiore facilità a mantenere la concentrazione, con un aumento della velocità dei processi cognitivi ed una conseguente diminuzione dei tempi di risposta agli stimoli. Allo stesso tempo permette di sviluppare una migliore capacità di gestire le emozioni – quali ansia, paura, collera, risentimento, ecc. – e una riduzione dei livelli di stress in risposta ad eventi o situazioni difficoltose. Questi effetti comportano una migliore capacità di gestire condizioni difficili e impegnative, maggiore lucidità ed equilibrio nelle scelte e nelle valutazioni, e una riduzione delle conseguenze dello stress (tra cui la depressione del sistema immunitario, per cui più stress significa anche maggiore facilità ad ammalarsi, l’ipertensione arteriosa e l’invecchiamento cellulare). Dunque la meditazione promuove una serie di fattori preziosi per lo sportivo.

OPINIONI DEGLI ARRAMPICATORI

La pratica della meditazione procede molto bene e devo riconoscere che è stata una scoperta inaspettata, sicuramente piacevole. Nel corso della giornata sento la necessità di ritagliarmi un po’ di tempo per praticarla, in quanto mi aiuta sia nella pratica dell’arrampicata sia in situazioni di vita quotidiana.

Per quanto riguarda l’arrampicata ci sono miglioramenti evidenti nella resistenza, ma sono convinto che ci sia sempre stata solo che ora riesco a gestirla senza ansia e preoccupazioni. Per il boulder ho visto che viene a mancare un po’ la dinamicità dei movimenti ma è ben compensata dalla consapevolezza e lucidità mentale. Comunque i risultati sono migliori e ne sono soddisfatto.

Sia arrampicando che nella vita di tutti i giorni ho notato una strana sensazione di calma e controllo.

 

Di seguito trovate la presentazione della tesi di Giulia in Scienze Motorie.

Presentazione13-04

Annunci

FALESIA MONTE STELLA

plovdiv2

Ecco a voi il racconto di Luciano, inguaribile chiodatore. Un eccellente lavoro che tutta la comunità “arrampicatoria” apprezzerà sicuramente. Quindi un grande complimenti ed ENJOY!!

Percorrendo la strada che da Tarcento porta a passo Tanamea, poco dopo la stretta di Ciseriis, si nota in alto a sinistra, sul versante sud-est del Monte Stella, a destra di un evidente ghiaione, una bella parete di calcare bianco grigio, leggermente strapiombante: è la nuova falesia che Giulio ed io abbiamo da poco ultimato di chiodare.

plovdiv3

La parete al nostro arrivo presentava una via già chiodata a fix, presente ancora una fissa per buona parte scomparsa sotto i rovi e i rami di fico (l’unica dove troverete placchette artigianali ma in ottimo stato) e l’inizio di un’altra, con tasselli spit-rock e piastrine arrugginite con vite a testa esagonale da 8 mm, che abbiamo provveduto ad eliminare; tuttavia i nostri tentativi di risalire a chi le avesse attrezzate e poi abbandonato l’opera si sono arenati, fino a quando è stata ipotizzata la soluzione più probabile, cioè che la spittatura fosse opera di Walter Cussigh, purtroppo deceduto già diversi anni fa durante il suo lavoro di disgaggiatore, nella zona di Cesclans, probabilmente poco dopo l’inizio dell’attrezzatura. Da qui la dedica della “sua” via.

falesia1

Un grazie a Gianni e Alberto per averci prestato il trapano, e ancora ad Alberto per il prezioso aiuto nell’opera di sistemazione e ripulitura con motosega e piccone.

Accesso: da Tarcento raggiungere la frazione di Zomeais poi seguire le indicazioni per Stella; arrivati a Malamaserie, parcheggiare poco oltre il civico 5b a fianco del quale parte il sentiero; fin qui poco meno di 4 km da Tarcento.

Il sentiero parte in discesa, dopo il recinto delle capre tenersi a sinistra, poco dopo, superato un rio quasi sempre asciutto, salire per due tornantini poi proseguire a destra senza più possibilità di errore; tempo da 20 a 25 minuti su sentiero a saliscendi con qualche bollo rosso sugli alberi.

Esposizione: metà parete sud-est, l’altra metà est, altezza delle vie da 12 a 30 metri; le prime 7 vie e le ultime 4 si asciugano rapidamente anche a seguito di piogge intense e prolungate.

Tutte le vie hanno il nome alla base, ecco l’elenco a partire da sinistra, con il grado proposto solo per le vie ripetute (le altre sono probabilmente dal 7a in su, ma non abbiamo potuto provarle a causa del monsone che imperversa ormai dalle feste di Natale e che mantiene costantemente bagnata la parete strapiombante):

1 –  Pregiudicatellum 6a,

2 –  Polvere di Stella 6a+,

3 –  Risposta virologica sostenuta 6b,

4 –  Over the Tor 6c,

5 –  Dottoressa cutanea 7a,

6 –  1,2,3 Stella 6a+,

7 –  Placiarui (part. in comune con la prec.) 6a+, poi più facile,

8 –  Buon 18,

9 –  Plovdiv,

10 – Valentina,

11 – Nade,

12 – Fette gibostate,

13 – Walter ’63,

14 – Saio bajo,

15 – Bela skala,

16 – Tor valley,

17 – Il paradiso delle Orchis,

18 – Oltre la forra,

19 – I fix? tien tien,

20 – Cif e ciaf 5c,

21 – Elettrospirosi 6a,

22 – Star trekking 6a+ (30 mt!)

finalmente roccia!

20130505-FUS_4606

Dopo un inverno molto noioso, dove si era sempre a sciare e continuava a nevicare, la calda roccia calcarea che ci circonda, inizia a scaldare il cuore infreddolito. Incredibilmente nonostante sia l’inverno in cui ho scalato di meno da anni, le dita tengo ancora e regalano sempre emozioni. Dal boulder nostrano alle falesie croate, se le capsule e pulegge non scoppiano siamo a posto per l’estate!

Più che in falesia sembrava andassimo al mare con amache e sdraio, anzi.. qualcuno lo credeva fino all’ultimo!

Una super compagnia…

Complimenti ai ragazzi del Ghey Team che oltre a essere una compagnia eccezionale stanno facendo un lavorone, spittando dei tiri atomici in mezzo alla istria.

Due video di Giulia ci mostrano un piccolo scorcio dei circa 200 passaggi che ci sono a Claut, grazie anche a lei.

booom!

Magic Mushrooms

il vuoto incombe, una voragine nera ci scruta

Durante queste splendide giornate autunnali Massimo e io decidiamo di fare una via al paretone di Osp. Per chi non lo conoscesse è una parete di circa 150 metri di puro strapiombo. Il vuoto ti accompagna e con il procedere dei tiri la proiezione del sedere cade sempre più verso il bosco. L’obbiettivo è magic mushrooms una via a dir poco eccellente. Sei tiri fino al 7c che ti asciugano, ti spompano, ti svuotano le braccia ma ti riempiono il cuore. Un viaggio psichedelico appunto, in un mare di canne colorate ( che purtroppo in qualche punto erano bagnate). Massimo era la quinta o sesta volta che faceva questa via tanto è bella! Io la prima e  ne sono rimasto innamorato, tanto da decidere, a breve, di tornarci.

qualche foto fatta con il cellulare!!

rasta.

San Vito lo Capo climbing festival

Dopo le fatiche degli esami, assieme ai compagni del corso, morose e amici decidiamo di volare verso sud per ritrovarci in allegria, senza lo stress degli esami.

Il meraviglioso festival che, ogni anno, si tiene a San Vito lo Capo  è l’occasione giusta, moltissima roccia da scalare, tanta gente da conoscere, sole (anche se non troppo), spiagge, conferenze e video di arrampicata, musica, festa. Un evento con i fiocchi insomma.

Marco, mercoledì:

Partiamo da Treviso in cinque, Andrea, Carlo, Samuele, Filippo ed io. L’aereo non fa in tempo a decollare che siamo tutti addormentati, per risvegliarci poco più di un ora dopo in Sicilia. Per prendere il volo la giornata è iniziata presto ma altrettanto presto siamo andati a scalare. Aereo decollato alle nove di mattina, io decollato su in tiro all’una di pomeriggio. Meraviglioso. Il profilo della scogliera di Salinella segue quello della spiaggia e l’accompagna fino al capo, dove le pietre si gettano nel mare e un faro ricorda la fine della terra. Il sole scalda e noi scappiamo di settore in settore per sfuggirgli, l’arrampicata è sempre molto fisica e già da subito “si tira”. Dopo l’iscrizione, dove viene fornita una maglietta, dei free-drink e il vaucher per il Camping gratuito, faccio un giro per questa meravigliosa località, che d’estate si riempie a dismisura di turisti ma che ora è molto vivibile. Una semplice cena ci basta per crollare e andiamo a dormire presto (colpa del jetleg).

Andrea, Giovedì:

Secondo giorno della nostra spedizione nel profondo sud. Terre diametralmente opposte alle nostre, non solo geograficamente…Terra rossa roccia rossa case quadrate.“Conosco un posto fighissimo, andiamo la” disse Samu. E via si va la: Crown of Aragon. Un settore di una delle mille falesie nel circondario di San Vito lo Capo, dal sapor di “signore degli anelli”.Si parte baldanzosi a bordo del pandino azzurro-no optional-poco sprint. Ovviamente si segue un sentiero a caso che ci porta in mezzo a cacche di vario genere, colore e dimensione, piante completamente ricoperte da spine, rami bassi, passaggi scivolosi e, dulcis in fundo, superamento di una recinzione in filo spinato. Il sottoscritto era spavaldamente partito in infradito, non una scelta felicissima, lo ammetto. Comunque ne vale veramente la pena, la parete è bellissima, di quelle che, personalmente, sono abituato a vedere solo nei video di arrampicata. Venature di tutte le tonalità dal bianco al rosso con qualche striatura di nero, tetti e passi stapiombanti, il tutto ornato da canne e stalattiti che minacciose pendono sopra alle nostre teste…inquietante, ma si rivela tutto meno che un teatro degli orrori!L’arrampicata si rivela costante e divertente, con queste esposizioni pazze e il “salto” da un “gocciolone” all’altro, con un po’ di brividi quando queste stalattiti vibrano o suonano vuote, ma vabè, tanto tiene.Il cielo ci grazia e ci regala una giornata dal sole velato, altrimenti ci saremmo presi una cucinata di quelle incredibili!Eppoi…basta, la ghisa si fa sentire e siamo soddisfatti, si può tornare. Si torna a San Vito per godere della sabbia bianca, del mare meraviglioso e dei birrini che copiosamente ricoprono il tavolino del bar. Si, abbiamo fatto il bagno a metà ottobre e c’è piaciuto.Volevamo andare alla conferenza sui climber medievali, ma ce la siamo inspiegabilmente persa…

Marco, Venerdì:

Oggi la giornata si presenta molta interessante, appuntamento in centro al paese per andare a scalare sulle scogliere a picco sul mare, ovvero “Deep Water Solo”. Questa nuova disciplina che sta prendendo piede in tutto il mondo richiede un certo sangue freddo, non avendo la corda a disposizione, se si è in alto, si può cadere nel mare da altezza considerevoli. Un gioco di adrenalina che rendere gli stimoli per la scalata infiniti. Una volta fatto l’appello degli iscritti ci trasferiamo a piedi al porto, dove un catamarano ci porterà nella location. Il viaggio di mezz’ora è stupendo e la visione del monte Monaco dal mare emoziona con le sue pareti verticali gialle e enormi grotte sparpagliate lungo la costa. Arrivati alla scogliere un gommone ci porta alla base della parete, da dove si può partire per arrampicare, un soccorritore con la moto d’acqua veglia su di noi. Iniziano a vedersi i primi salti nell’acqua con tanto di applausi e incoraggiamenti da parte dei partecipanti per riuscire ad uscire dalla scogliera senza cadere. Un gioco a cui partecipano tutti e ci si consiglia l’un l’altro sui passaggi e le linee da seguire. Una comunità che condivide passioni. I ragazzi del team della Gibbon ( azienda che produce slackline) tirano la fettuccia sul mare per poter divertirci tutti assieme, ovviamente con le cadute in acqua altrui. Canzoni e balli ci accompagnano sulla via del ritorno. La sera dopo una capatina in spiaggia c’è la festa al campeggio con la falesia retrostante completamente illuminata. Una spettacolo di cibo, bevande e tanta bella gente! Il video che trovate qua sotto fa capire il clima che abbiamo vissuto. Brava Camilla.

Andrea, Sabato:

Era una notte buia e tempestosa…e noi dormivamo in tenda! Tuoni fulmini e tanta tanta acqua…questa è stata la sveglia che c’ha destati nel cuore della notte, incredibilmente il Rasta ha dei riflessi da campione e salva gli zaini giusto in tempo.

“Entra acqua in tenda?”

“Qui sotto corre un fiume, ma no.”

“Ottimo!”

Improvviso una corsa al bagno sotto al diluvio e nel pantano. Fa molto Vietnam, ma ne è valsa davvero la pena. Sarei morto.Si torna a dormire,qualche ora dopo, la sveglia, quella vera, ci riporta in un mondo in cui la teoria del “con tutto quello che ha piovuto sta notte ha sicuramente scaricato e non ci sarà acqua durante il giorno” viene confutata, mi permetto di aggiungere: per l’ennesima volta.Che si fa?! Si va a scalare alla grotta del cavallo!Soffia il vento e minaccia di piovere. Noi si decide di stare qui, ingolositi da tutte quelle canne che pendono dalle pareti, da quel misterioso antro nerofumo e dalla possibilità che in caso di pioggia qui si possa comunque combinare qualcosa. Inizia a piovere e noi iniziamo a scalare, ci accoglie un 6b veramente bello e divertente, che ci scalda e gonfia proprio per bene. La presenza di Maurizio Oviglia aiuta a far chiarezza su alcuni tiri e forse un po’ di atmosfera la crea. Seguono altri tiri, davvero molto molto piacevoli, la roccia è abbastanza asciutta e il grip buono, inoltre il fatto che i piedi servano a poco aiuta.Si scala si scala si scala, ad un certo punto esce quasi il sole, ma pochi di noi tengono ancora botta ed è ormai davvero ora di ritirarsi…Portiamo a casa una gran giornata, nonostante i pronostici infausti, dai 6 ai 9 tiri ce li siamo fatti tutti. Stanchi e soddisfatti torniamo verso la nostra super-car. Si slitta sul pantano fino al raggiungimento della strada asfaltata, dove per un pelo non centro una mucca…

Doccetta rigorosamente gelata e via, c’è in programma la proiezione del nuovo film amatoriale di Maurizio Oviglia, non si può mancare. Parla del nuovo settore di arrampicata trad che ha aperto in Sardegna…altro posto magico, bellissimo e proprio sul mare! Sembrano dei cubi di granito piovuti dal cielo ed accatastatisi proprio lì, in quel modo perché lui potesse piazzarci dei friend e proseguire le sue scalate…Cala la sera e sale la fame. Eravamo quasi riusciti ad andare tutti a cena insieme ma i due cortinesi ci abbandonano per il bar! Rimaniamo in dieci e ci godiamo il cuos cous.  Poi ci si sposta nella piazzetta dove è stato allestito un palco sul quale hanno parlato i vari ospiti e si sono svolte gran parte delle attività extra sportive previste dal programma. Sax piano-pianola batteria e violino. Bella atmosfera e bella location con la chiesa, rigorosamente squadrata, tutta illuminata d’arancio che fa da sfondo ai nostri balli e alla loro musica…

Quando la stanchezza finalmente raggiunge anche gli ultimi, accaniti ballerini ci si dirige verso la tenda…è davvero piacevole camminare in riva al mare, anche semplicemente stando in silenzio. Si pensa alla giornata, ci si gode il silenzio e ci si pregusta il meritato sonno.

Domani è un altro giorno, si scalerà!

Marco, Domenica:

Oggi optiamo per la cattedrale nel deserto, un perfetto muro alto 60 metri , che poi continua più frastagliato fino alla cima del monte monaco . La serata si fa sentire e c’è chi non ha aperto bocca per tutto il giorno in falesia, ma le sue dita hanno parlato per lui, il corpo funziona ancora molto bene. Siamo in tanti a scalare e il clima è molto piacevole. Anche qui canne e funghi escono dalla parete e non vedono l’ora di essere scalati. Incontro anche dei goriziani che si fermano una decina di giorni, ci si scambia consigli su tutto. Io e Paula siamo gli ultimi a mollare e sotto la pioggia finiamo l’ultimo tiro. Non pioveva da sette mesi eh… sono arrivati i Friulani, con questo ho detto tutto. Ci dirigiamo subito a vedere il film su Adam Ondra ( per chi non lo sapesse ha appena fatto la salita in falesia più difficile del mondo, 9b+) che dura la bellezza di due ore. Il diciannovenne tanto per capirci ha salito 44 9a, 14 9a+, 5 9b e 1 9b+(suo). E giusto per concludere, a San Vito lo Capo, durante il festival ha spittato, pulito e salito in libera il primo 9a dell’isola!

Per consolarci ci buttiamo sul cibo. Una carbonara di dimensioni colossali ci fa passare l’ultima serata in compagnia in casa dei nostri amici e non in tenda, un sentito grazie per l’ospitalità.

Andrea, Lunedi:

Ci si sveglia più presto del solito, siamo già all’ultima mattinata utile: bisogna sfruttarla al massimo! Aver dormito per terra nell’atrio dell’appartamento dei nostri compari non aiuta certamente la fluidità del risveglio, ma lentamente ci ripigliamo, ultimo pane e nutella in terra di Sicilia, facciamo i bagagli e montiamo in macchina.Oggi si va a Custonaci! Belli pigiati in macchina e su e giù e giù e su fino ad arrivare ai piedi di questo tozzo spigolo alle 8 di mattina…zompettando tra lo sterco di vacca arriviamo sotto alla falesia…è giunto il momento di scoprire se il male lancinante che ho avuto ai gomiti ieri era solo una cosa a caso o se si tratta di qualcosa di peggio…fatto lo scaldo, un 6a+ davvero molto bello, scopro la triste verità: non è stato un caso…ancora male, non riesco a scalare! Merda!

I nostri compari, sempre a occhio come noi, visto che siam partiti senza guida, ma con meno occhio di noi scelgono lo “scaldo” accanto al nostro. Duretto, pare. Si scoprirà che si trattava di un 7c. Sfiga atomica, visto che si trovava in una selva di 6a, 6b e un 6c.Arrampicata simile a quella di Crown of Aragon, begli strapiombi e candele che pendono, solo che le vie sembrano più continue e sono più varie, perché una volta passato il tetto ci si trova a scalare su placca. Carino come accostamento! Ovviamente io sto a rosica’, come se dice a Roma, perché mi ritrovo a far sicura e a guardare, immaginare, rimpiangere tutto lo scalabile non scalato tra ieri e oggi…Un personalissimo psicodramma insomma…In tarda mattinata dobbiamo già partire, c’è un’auto da restituire ed un aereo da prendere! Sosta a prendere un po’ di cibo in un panificio della zona e per un pelo non faccio un errore clamoroso ed in qualità di navigatore ci faccio finire dalla parte opposta rispetto all’aeroporto!Nonostante il mio tentativo di sabotaggio raggiungiamo l’aeroporto, restituiamo il caro pandino (non senza graffi con relativi fastidi burocratici), ci pappiamo il nostro lauto pranzo e in men che non si dica siamo già seduti ai nostri posti. L’aereo decolla. Inizia a piovere.

Fine di una storia. Inizio di un’altra.

 

Find your way

Il raduno di arrampicata, e non solo, che si è svolto in Friuli due settimane fa è un evento storico che speriamo porti la cultura e la coscienza sull’importanza delle attività outdoors nella nostra regione. La possibilità, grazie a montagne, laghi, fiumi, falesie, e mare di poter praticare moltissime attività all’aria aperta deve essere valorizzata. Questo festival ha proprio lo scopo di far conoscere queste infinite possibilità per star bene con il proprio corpo e con la natura che ci circonda. Quindi godetevi questo link dove Leila Meroi racconta il festival e appena potete, uscite dalle palestre e vivete l’ambiente che ci circonda, non siamo a Londra!

Il racconto di Leila

Un enorme grazie all’associazione chiodo fisso che a organizzato e reso possibile questo importante evento che speriamo diventi sempre più grande!

Per ora vi saluto ma sto già preparando l’articolo su un altro bel raduno svoltosi a San Vito lo Capo da cui sono appena tornato.

a presto

Marco

Albachiara, casera Pramosio

Alex ed io riproviamo ad andare a fare una via, quest’anno non abbiamo avuto molta fortuna assieme. Infatti anche questa volta i problemi si presentano subito. All’imbocco della strada per la foresta di Pramosio troviamo un centinaio di alpini pronti per salire sui bus navetta che portano alla casera, la strada è chiusa. Fortunatamente visto che andiamo a scalare e non a bere ci fanno passare, ma carichiamo tre alpini all’ingrasso. Il doblò in quel momento non aveva i sedili dietro quindi le tre penne dei relativi cappelli le intravedevo nello specchietto perchè erano seduti ” per terra”. Tra una risata e l’altra arriviamo al parcheggio lasciamo i passeggeri e in mezz’ora abbondate arriviamo all’attacco. La via scorre rapida e in breve siamo di nuovo alla malga a scambiare qualche parola con gli alpini. Non ci siamo fermati all’ultima sosta, ma abbiamo deciso di arrivare fino ai prati soprastanti, dove si gode di una bella vista e di un po’ di riposo “orizzontale”. Da li abbiamo attrezzato una sosta su un albero per riprendere le doppie della via e scendere. Rimane il tempo per due tiri in falesia cosi scendiamo fino a Tolmezzo. Nella falesia di Illegio incontriamo i neo “climber”genitori Federico e Jasna che con tanto amore si dedicano a questa meravigliosa attività di genitori e non solo. Stanno infatti organizzando assieme ad altri ovviamente, un bel raduno di arrampicata in giro per le falesie di Tolmezzo dove ci sarà anche il mago!! (Manolo). QUI Trovate il link del blog della palestra che Federico ha creato a Tolmezzo con tutte le informazione sul raduno. Complimenti per l’impegno e per portare avanti questa meravigliosa attività, soprattutto con le nuove piccole leve del mondo verticale, tanti,tanti meravigliosi bambini.

A tutti buon divertimento.

Il rasta