Lavori in Corda

 

lavori in quota, lavori su fune

Ho appena finito il corso di lavori in fune per strutture naturali ed artificiali, che si somma al corso che ho già seguito l’anno scorso di tree-climbing, per abbattimenti e potature. Questi corsi rappresentano per me un’ evoluzione ed un aggiornamento nel mio lavoro di guida alpina, rendendo questa passione per l’altezza sempre più completa. La voglia di padroneggiare ed aggiornare periodicamente queste tecniche nasce sicuramente dalla mia attrazione verso il vuoto. Questa fortunata qualità che mi è stata donata, mi garantisce l’opportunità di lavorare dove la maggior parte delle persone ha paura. Qualche esempio? Si parte dagli alberi, con potature, trattamenti e abbattimenti controllati, che permettono di ridurre o abbattere piante in posti angusti, complicati o pericolosi per le macchine. Ma non è tutto: consente di lavorare senza macchine, permettendo un risparmio totale, sia a noi che ai clienti. Si continua con la possibilità di fare disgaggi su scarpate, per metter in sicurezza un pendio o una strada, fino alla pulizia di pannelli fotovoltaici , coperture o vetri su palazzi e grattacieli, pulizia di grondaie, pitture di pareti difficili da raggiungere e così via. I lavori da fare sono molti, diversificati e specializzati, accomunati da un fattore comune che è l’altezza. La professionalità in montagna viene trasferita anche in città.

Il corso è svolto da Anticaduta, un azienda triestina d’eccellenza in ambito italiano, con collaborazioni importanti con i maggiori produttori di attrezzature specializzate come la PEZL. Non viene solo insegnata la progressione e la sicurezza sulle corde, ma viene insegnato anche il soccorso al compagno infortunato. Questo è fondamentale per  portare a terra un ferito che, realisticamente, non potrà essere soccorso dal personale del 118 se appeso a 30 metri d’altezza.

Quindi che dire, tre giorni molto utili che mi serviranno in futuro.

PRO-GUIDE       PRO-WORK

Marco Milanese

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Ufficialmente a. Guida Alpina

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Mercoledì 19 Dicembre, dopo quasi due anni di corso, sono stato abilitato alla professione di Guida Alpina. L’esame, svoltosi in Regione a Trieste, comprendeva domande che spaziavano dalla neve al soccorso, dalla didattica alla sicurezza e cosi via. Un ultimo esame per avere finalmente la possibilità di trasmettere ed insegnare quello che è il mio stile di vità e il mio modo di vedere la montagna. Una montagna dai mille risvolti, dai più crudi e severi, fino alle assolate pareti sud. La possibilità di trasmette le emozioni e la voglia di andare per monti è fonte di gioia per me. Dopo la sicurezza, che va sempre al primo posto, la voglia di fare la guida alpina nasce proprio dal desiderio di trasmettere, di insegnare e di far sognare, come d’altronde faccio quando vado in montagna per conto mio. La montagna riserva sempre entusiasmanti sorprese in tutte le stagioni e con qualsiasi tempo, bisogna solo saper cogliere queste opportunità che ci vengono offerte.

Dal prossimo anno quindi il sito cambierà totalmente aspetto diventando più professionale, ma lasciando ampio spazio al blog e ai racconti delle uscite mie, e di chiunque vorrà raccontare le proprie emozioni.

La montagna per una Guida Alpina è una professione, un mestiere che va fatto con il cuore, offrendo emozioni sugli sci, sulla roccia e sul ghiaccio.

Emozioni sempre alla portata di tutti.

Marco Milanese

Vorrei inoltre ringraziare tutti quelli che mi hanno aiutato a realizzare questo obbiettivo, accompagnandomi nel mio percorso alpinistico. Iniziando da mio padre, che portandomi in montagna fin da piccolo mi ha fatto scoprire la bellezza delle alture. Poi Gianni Panichi, con i primi giri in falesia, mio cugino Lorenzo e le nostre prime avventure sulle via classiche, fino ad arrivare ai due mentori: Alex con cui ho fatto grandi salite in regione e fuori, e Massimo Candolini, compagno di molte salite attraverso il quale ho conosciuto il mestiere di Guida Alpina. Ce ne sono molti altri tra cui Erik, Fabiez (primo viaggio vero in Verdon), Stefano, Andrea, Massimo, Guido, Fabrizio, Marco, Federico, Giovanni, Cristiano, che voglio ringraziare per tutto quello che mi hanno trasmesso e che continuano tuttora a fare.

Un ringraziamento particolare va anche a Luca Vuerich: con lui ho avuto il piacere di aprire due itinerari. Lui mi ha fatto conoscere l’alpinismo estremo, la ricerca del limite, il dubbio della riuscita di una salita. E’ stato un onore Luca.

ultimo modulo! fine del corso.

tramonto dalle tofane
tramonto dalle tofane

Credevo che non sarebbe mai arrivato il momento di scrivere la parola “fine” al termine di quest’ennesima avventura: un percorso infinito, ogni modulo una battaglia, ma, come per tutto, anche per il corso Aspiranti Guide Alpine è arrivata la FINE. Prima di fare un punto complessivo di questo corso, il vero motivo per cui ho aperto questo blog, voglio farvi scoprire cos’è successo nell’ultimo modulo svoltosi ad Alleghe.

L’ultimo modulo ha avuto un sapore particolare, dolce-amaro, come mangiare alternativamente radicchio e nutella (guarda caso). Si mangiava radicchio quando si sbagliava qualcosa e con quel tuo sbaglio dovevi conviverci una settimana intera senza sapere quale peso avrebbe avuto nel tuo futuro, mentre le grandi scorpacciate di nutella le si faceva tutte le sere a cena, con gruppo fantastico di sognatori e alpinisti.

Passiamo alla cronaca.

Il brutto tempo ci ha accolto già martedì, il primo giorno, costringendoci a una ritirata verso la palestra indoor di Treviso. Nella struttura artificiale abbiamo fatto l’esame di didattica roccia. La prova per ricevere l’abilitazione ad insegnare la nobile arte dell’arrampicata era composta da innumerevoli dimostrazioni ed un colloquio finale.Il giorno successivo il tempo ha continuato ad essere brutto ma non piovoso quindi ci siamo spostati in una nuova falesia in val Pramper. Qui ci aspettava il secondo e ultimo test del corso: l’esame di autosoccorso in parete. Questa prova consiste nel sapersi destreggiare tra tutte le manovre utili per raggiungere un compagno infortunato o a far eseguire un traverso impegnativo ad un cliente senza che abbia la preoccupazione di cadere.

Finiti questi noiosi test siamo passati alle salite vere e proprie, durante le quali, come al solito, l’istruttore ha fatto la parte del cliente ( anche se molto allenato!). Questi erano ovviamente gli esami più impegnativi, perché rappresentavano il lavoro vero e proprio della guida alpina. L’impegno è stato totale. Sinceramente pensavo che essendo più “il mio campo”, rispetto all’alta montagna o allo sci, per me sarebbe stato più facile, nulla di più sbagliato. Il fisico reggeva anche se provato, mentre la mente ogni tanto dava qualche segno di affaticamento. Era necessaria una concentrazione totale per sopportare quattro giorni di salite, che sotto esame ti sfinisce, soprattutto se, come gruppo, ti tocca iniziare con una via che “doveva” essere a spit…

E partiamo proprio da questa giornata.

Doveva essere un esame di difficoltà in falesia, ma a causa delle piogge il tempo era poco e quindi gli istruttori hanno deciso di fare questo test su una via a spit. Tutto bene se non fosse che la nostra non era proprio una via a spit. Il favoloso dream team friul-piemontese (Paolo, Giancarlo ed io) si è dovuta cimentare su una via sprotetta e abbastanza marcia. L’unico tiro veramente spittato era un duro 7a+, ma il problema vero era rappresentato da tutti i tiri di VII+ sprotetti e con i lego attaccati in parete! L’unica fortuna è che la via in questione è in Piz Ciavazes quindi “dotata” di attacco e ritorno molto easy.Il primo giorno la spuntiamo, ringraziando di non esserci fatti male e sperando in quello successivo.

Errore. Di nuovo.

Venerdì ci ritroviamo a dover fare tiri su erba sprotetti e un tiro di 7b da azzerare su chiodi piantati all’incontrario ( con la punta verso l’alto, dentro una fessura di un tetto) mezzi fuori e con la ruggine. I quasi 90 chili che devo scorrazzarmi in giro implorano quel chiodo di non uscire mentre metto  un friend per poter continuare la tremenda “artificialata”. La via in questione ( Schubert alla Crepa di Socorda) continua sempre per erbe e poi fortunatamente la roccia migliora. Su questa via ho fortunosamente incontrato un caro amico che anche lui stava facendo il corso guide in Alto Adige. Quel giorno anche lui era sotto esame e abbiamo fatto la via in tre cordate (due noi e una loro) … tutti sotto esame! Avere un amico dalle mie parti mi faceva sentire a casa e durante la discesa notturna i racconti degli esami si susseguivano in un turbine di speranza!

Archiviata un’ altra via, siamo passiamo alla successiva che si è svolta sulla  torre innerkofler a passo Sella. Qui per fortuna la musica è cambiata, la roccia fantastica e le difficoltà inferiori hanno reso questa salita quasi piacevole, se non fosse per il fatto che ero braccato ed esaminato, ma cosa vuoi, dopo tutto me la son cercata io. La via scorre veloce come anche le calate. Per tutta la giornata siamo stati accompagnati da un’ enormità di farfalle colorate che svolazzavano nel cielo. Quelle farfalle erano parapendii.

L’ultimo giorno ci si alza a fatica dal letto, direzione Catinaccio, parete est. Qui saliamo “Bianco e Nero”, una scalata entusiasmante su roccia ottima fa da sfondo alla giornata e fa quasi tornare la voglia di arrampicare. Il continuo scorrere dell’acqua sulla parete ( a causa di un enorme colatoio di uscita) ha lavorato la roccia creando un infinità di clessidre dove proteggersi. Il problema qui è fare le soste, che esistono, ma a tratti, diciamo.Per non farci perdere l’ultimo pulmino che riporta a Pera di Fassa dove abbiamo parcheggiato, il mitico Gianca si fa una corsa incredibile portandosi dietro le chiavi della macchina, con l’intento di tornarci poi a prendere. La corsa purtroppo si è rivelata inutile in quanto i gentili gestori del rifugio Preuss hanno accompagnato fino a valle i tre rimasti con il loro fuoristrada.

Rientrati in albergo ci ritroviamo tutti rintontiti dalla fatica mentale e non abbiamo  proprio lo spirito per fare una festa di fine-corso, ovvero per la fine di uno dei periodi più importanti della nostra vita alpina.Alla fine però si parla tanto, la si bevucchia e pian piano ci si scioglie, si inizia a capire che è finita sul serio e che ci rivedremo, ma non sarà mai la stessa cosa. Rimarranno tanti ricordi, emozioni e persone fantastiche.Un percorso che ho sofferto parecchio, devo essere sincero, a causa di questo mio disprezzo per l’essere giudicato. Ho scelto di andare in montagna e lasciare il magnifico sport del rugby proprio perché soffrivo per la presenza di questa oppressione, oltre all’onnipresenza di chi ogni domenica ti dice che hai giocato bene o male. Io gioco il mio gioco, do il meglio che posso, non si è sempre in forma.Voglio decidere io le regole del mio gioco, della mia passione.

La cosa che mi affascina di questa passione è che oltre le regole della natura non ne esistono altre.

In conclusione: i più sentiti complimenti a tutti i ragazzi del corso che hanno sicuramente dato il massimo in questi due anni. Ovviamente devo ringraziare i miei genitori per la passione trasmessami e per il continuo appoggio a questo mio sogno. Un altro grande GRAZIE lo devo ad Elisa che mi sostiene, mi incoraggia e mi sopporta, portando pazienza durante le mie assenze.

Come regalo di fine corso mi sono concesso tre giorni ad Arco di Trento. Tra windsurf e scalate mi sono proprio goduto questi giorni in compagnia degli amici del posto. Senza pensieri senza troppe parole solo sano relax! Ovviamente come ogni scalatore che si rispetti visito gli spropositati negozi di alpinismo nel piccolo paese di Arco. E immancabilmente cado nell’acquisto, devo aver subito lo stesso effetto che colpisce le donne quando entrano nei negozi di scarpe o di vestiti… Fortunatamente nei negozi di windsurf non commetto lo stesso sbaglio, altrimenti mi sa che dovevo vendere la macchina e tornare a casa a piedi.

Adesso si aspetta l’abilitazione per l’albo professionale.

Ciao!

Marco Milanese

Esami di alta montagna, una altro modulo è andato…

sulla cresta
sulla cresta

Dopo gli ultimi esami ad Arco di Trento, mi sono dedicato unicamente alla falesia con grandi idee in testa. Purtroppo i miei progetti si sono infranti quando, una settimana prima di partire per gli esami di alta montagna, mi sono tagliato due dita lavorando in cantina. Risultato? Cinque punti di sutura distribuiti tra due dita, ovviamente l’indice e il medio della mano destra, non i due mignoli. La strada iniziava in salita prima ancora di partire.

Dopo una settimana di degenza Elisa mi toglie i punti e il giorno dopo parto per il corso. Il profondo ovest ci aspettava, il selvaggio massiccio degli Ecrins con le sue maestose vedute rimaste ancora libere da seggiovie e rifugi-fabbriche sarà lo sfondo di una dura lotta, più psicologia che fisica. Dopo un viaggio bello lungo arriviamo all’UCPAdi Serre Chevalier, a dieci chilometri da Briancon. L’UCPA è un centro di accoglienza francese a prezzi più che modici, dove ti assicurano un letto e la pensione completa a buffet a patto che  si pulisca i tavoli quando si è finito di mangiare, e le camere e i bagni quando si lascia lo stabile. Questo centro nasce per far avvicinare la montagna e le innumerevoli attività e proposte che questa offre ai giovani ma non solo. Vengono messe a disposizione tutte le attrezzature per praticare arrampicate, trekking, rafting, tennis, arrampicata su ghiaccio e molto altro ancora. Insomma, anche qua, purtroppo, si vede la differenza di attenzioni e risorse che gli altri stati forniscono alla montagna rispetto all’Italia. Ma torniamo a noi.

Martedì 26 iniziamo subito con gli esami di trattenute, paranchi e recuperi da crepaccio. Ovviamente senza le due dita che principalmente si usano non è stato facile anche perchè avevo paura di strappare di nuovo la ferita è rovinarmi tutto il periodo. Vabbè, basta lamentarsi, le ho fasciate ogni giorno, ho stretto i denti e son arrivato fino alla fine (qua vorrei mettere una parolaccia ma mi astengo). Il giorno seguente abbiamo ripassato la didattica di arrampicata con gli istruttori per prepararci all’esame finale di settembre, dove in teoria ogni sofferenza finirà. Una giornata molto utile per mettere a fuoco alcuni concetti fondamentali e chiarire eventuali dubbi. Giovedì  invece abbiamo avuto l’esame di Cramponage. Questa antica tecnica usata in ghiacciaio e non solo, richiede soprattutto l’uso delle caviglie e del bacino per camminare con tutte le punte dei ramponi a contatto con il ghiaccio anche su pendeze elevate.

Da venerdì 29 giugno a mercoledì invece abbiamo effettuato gli esami in ambiente, non recuperabili durante l’anno e molto duri a causa delle infinite variabili che il terreno naturale offre. Le valutazioni da fare, senza contare la sicurezza che va al primo posto, sono innumerevoli, a cui si sommano la pressione psicologia per l’esame e la stanchezza dei giorni passati. L’esame consisteva nel fare effettivamente la guida alpina con l’unico inconveniente che il cliente era l’istruttore, il che comporta due grossi svantaggi, ti controlla costantemente (giudicandoti) ed è molto veloce nel camminare o arrampicare quindi di fatto lo hai sempre con il fiato sul collo. Divisi in gruppi abbiamo affrontato salite diverse. Con una squadra da far invidia alle più grandi spedizioni extra europee, Gianca, il “cervo”, ed io con un istruttore da La Grave saliamo fino quasi in vetta al Pic de la Grave. Da qua, con quasi mille metri di dislivello scendiamo al rifugio de la Selle. Il rifugio ci accoglie con la sua struttura da navicella spaziale e presto ci corichiamo.

Il giorno seguente effettuiamo la salita per la cresta nord del Point d’Amont. Una lunga cavalcata tra conserva corta, microtiri da fare in velocità e tiri veri e propri fino al V con gli scarponi da alta montagna. Una salita entusiasmante sul filo della cresta che a momenti era talmente affilata da stare a cavalcioni. Il finale poi è stato eccezzionale,  siamo usciti dietro la guglia Dibona. Un’eccezionale piramide appuntita che squarcia il cielo. Un altro giorno è andato, il nervosismo può far posto ad una sigaretta per stemperare la tensione. Il giorno seguente il tempo è brutto e scendiamo per riposarci. Dopo un altro giorno passato tra lezioni e falesia a causa del brutto tempo siamo di nuovo operativi per altre due giornate impegnative in alto. Sveglia alle quattro e via verso il rifugio Glacier Blanc, due ore di camminata… Dopo una breve sosta ripartiamo per effettuare l’arete de Cineastes che si dimostrò un continuo saliscendi tra calate e risalite.

Il periodo di esami stava per volgere al termine, la fine si avvicinava e si avvicinava anche la nostra fine, mentale però. Per effettuare l’ultima ascensione ho dato fondo a tutto quello che avevo, non ne potevo più, tutti eravamo stufi e il morale non era altissimo. Abbiamo chiuso gli occhi ancora con la luce fuori dalla finestra, più per far in modo che il giorno seguente arrivasse il prima possibile che per il sonno.

Partenza nuovamente alle quattro, non sto benissimo. Risaliamo per due ore tra ghiaccio e roccette poi attacchiamo l’arete sud du pic du Glacier Blanche. Altre calate e altre risalite per una trottata che ci porta in cima al picco. La stanchezza mi gioca un brutto scherzo e rischio di fregarmi il corso per una sciocchezza, tengo duro e anche questa giornata finisce dopo più di tre ore di discesa. Non sono contento, sono più che altro svuotato. La consueta festa di fine modulo ci fa dimenticare l’ansia per gli scrutinii e passiamo allegramente la serata. La squadra friulana passa tutta il modulo e si prepara per il prossimo ….l’ultimo!

alla prossima

Marco “Rasta” Milanese

esami di didattica ma soprattutto… val di Mello!

Lunedi parto per andare a prendere Carlo a Padova e  assieme ci dirigiamo ad Arco per due giorni di esami scritti e orali su: sicurezza, fauna, flora, geologia, legge, medicina e cartografia. Neanche all’università ho fatto cosi tanti esami tutti assieme, il cervello si è fuso. Finiti questi due giorni di cui c’è poco da dire, io e Carlo ci dirigiamo verso la decisamente più divertente val di Mello. E’ sempre un piacere tornare in questa magica valle dove ho trascorso tanto tempo, e in questi tre giorni ho potuto salutare alcuni cari amici che con il loro calore ti fanno sempre sentire a casa.

Il mio nuovo doblò (si fa per dire visto che è del 2001) sembra più la chioccia di una lumaca che una macchina e ci fa da casa per questi tre giorni. Avendo salito quasi tutte le vie alla mia portata in bassa valle sfogliamo la guida e chiediamo consiglio al Simo (Pedeferri) alla ricerca di qualche linea. Cosi riusciamo a fare tre vie che non avevo mai fatto in altrettanti giorni. La facilità nell’approccio e nella discesa permettono sveglie molto tranquille e rilassate. Ogni mattina aspettiamo che il sole baci i nostri visi addormentati e dopo colazione e un saluto al bar, ci incamminiamo verso l’alto. Cosi il primo giorno saliamo una via del Soldarini al Pesgunfi e successivamente ci concediamo qualche monotiro al sasso Remenno. Per chi non lo conosce è penso il più grande masso erratico d’Europa, completamente attrezzato per la scalata, consiglio vivamente i classici tiri di placca, e quelli in fessura sia da proteggere che spittati (l’ama follemente, stupenda fessura di 6c).  Giovedì , il secondo giorno, dopo aver fatto un altra via ci raggiungono due amici di Cortina che saliranno la mitica Luna Nascente, un must della valle. Assieme a loro facciamo un po’ di boulder nel bosco dei Bagni di Masino. Ultimo giorno saliamo “La bissia” al Brachiosauro con uscita Sexapelo. Via molto bella con dura fessura di VIII da proteggere integralmente a friends. L’uscita sulle placche è delicata e il pelo bisogna avercelo. A questo proposito vi lascio al racconto di Carlo:

E’ la seconda volta che mi inoltro in questa megnifica valle e di certo non si può rimanere che folgorati di fronte a tutta questa bellezza. Già all’ingresso in valle si rimane colpiti con l’ansa della tranquillità e il bidet della contessa, per non parlare poi di tutte quelle placconate di granito che ti fanno rimanere a bocca aperta. Non puoi che innamorarti di questa valle! Lo definirei però più un amore complicato: tanto bello alla vista quanto da panico e da matti quando ci sei in mezzo. In mezzo a queste placconate immense con qualche fessura qua e la che le scalfisce, con il granito che scricciola sotto la suola spalmata delle tue scarpette, le mani completamente aperte alla ricerca di un qualsiasi micro cristallo su cui aggrapparsi, e l’ultimo chiodo sotto di te almeno 4 metri (se ti va bene), completamete da panico, anche se comunque molto affascinate. Devi imparare a vincere la paura, a respirare in un certo modo, ad essere leggero quasi come fossi un uccello che si posa su un ramo, in quei momenti ti senti di entrare a far parte della valle non più come un estraneo ma come parte integrante di essa.
Tutte queste emozioni però devi saperle controllare e non sempre la testa te lo permette. Dopo i primi due giorni infatti, in cui abbiamo salito due bellissime vie come “Clandestino” sui pilastri del pesgunfi e “in obliquo a destra” alla Dimora degli Dei, è arrivata la bestonata sui denti. La tranquillità se ne è adata il terzo giorno su di un’altra bellissima via, “la bissa” sul brachiosauro (VIII), la testa è scoppiata: ecco che la paura di scivolare si fa sempre più forte e il controllo delle emozioni svanisce (il cosiddetto mal di mello mi ha detto Marco), da panico. Arrivi al punto in cui sei incapace di muoverti non puoi andare ne su ne giù,paura! Chiudi gli occhi trattieni il respiro, speri che il piede tenga, ne fai un altro e un altro fino a quando finalmente arrivi a una sosta, salvo! E’ il momento allora di fa andare avati il socio, di buttare giù le doppie e di andare a bersi una birra giù in valle da quei fulminati dei baristi che solo in una valle così puoi trovare. Un’esperienza magnifica, ci tornerò al più presto più agguerrito che mai.

alla prossima

Il Rasta

Sci, FINE!

Abbiamo ufficialmente finito gli esami di scialpinismo, didattica di discesa e salita. Un modulo estenuante più mentalmente che fisicamente…anche se gli 8000 metri di dislivello in 5 giorni che abbiamo macinato si sono fatti sentire sulle gambe. Ma il fatto di essere sempre sotto esame per sette giorni è dura, alla lunga ti snerva perchè il risultato ti verrà comunicato solo alla fine del modulo.

3 maggio: Arriviamo giovedì sera in albergo ad Arvier, pochi chilometri da Aosta, e il giorno dopo siamo subito catapultati nell’ottica di essere dei professionisti. L’esame consiste nell’insegnamento delle tecniche di salita e discesa con gli sci, quindi: “Marco, spiegami prima a parole e poi dimostra il dietrofront infilato di punta a epsilon” oppure, “spiega il cortoraggio saltato” e avanti così per qualsiasi tipo di curve in discesa o metodi di salita con le pelli. Tutto questo nella meravigliosa cornice di Cervinia dove la neve di certo non manca come anche le piste enormi e molto lunghe. A questa giornata bene o male tutti eravamo preparati, a casa si studiava e sulle piste ci si esercitava. Quello a cui nessuno ci poteva preparare era l’affrontare le uscite di scialpinismo con tutte le variabili del caso.

Durante le gite bisognava tirare fuori tutta l’esperienza del nostro bagaglio di alpinisti. Riconoscere il percorso più breve ma più sicuro, trovare il luogo più adeguato per virare, usare carta, bussola e GPS, usare il metodo adeguato per affrontare un pendio o una parete dove bisogna togliere gli sci. E ancora, avere l’occhio per prestare attenzione ai propri clienti, quindi: verificare arva, pala, sonda, vestiario, attrezzatura, briefing iniziale, nodi, legature… la lista potrebbe continuare all’infinito.

5 maggio: prima pellata,  saliamo ad una finestra(una forcella squadrata) situata in val Grisanche. La partenza sotto la pioggia non è entusiasmante ma con un po’ di coraggio iniziamo la salita, dopo un lungo traverso il cielo si apre e la giornata prende un piega solare. Scendiamo dalla forcella e dopo qualche curva iniziamo il lungo traverso da cui siamo saliti. 1100 metri di dislivello per un totale di 24 chilometri e 20 curve di numero chiudono la giornata…poteva andare meglio.

6 maggio: salita alla Taou Blanc in val di Rhemes. Enormi valloni accompagnano sia la salita che la discesa, permettendoci di ammirare la vastità degli ambienti occidentali. Il giorno seguente saliamo al rifugio Benevolo salendo alla Gran Vaudala. Una sciata eccezzionale ci porta al rifugio dove passeremo la notte. Il tempo rimane stabile e la crema solare è necessaria. Il giorno seguente saliamo alla Granta Parei, tolti li sci per affrontare gli ultimo 200 metri di dislivello arriviamo in cima lungo una cresta area e molto spettacolare.

8 maggio: dopo una nottata passata di nuovo in albergo saliamo al rifugio Vittorio Sella da Cogne. Saliamo i 1000 metri di dislivello carichi come muli visto che il rifugio è chiuso e bisogna portare tutto a spalla, compresi sci e scarponi per più di metà del percorso a causa della mancanza di neve.

9 maggio: ultimo giorno di esame dopo tante giornate alle spalle. Bisogna tirare fuori il coraggio di uscire dalla branda alle cinque di mattina. Ci aspettano altri 1600 metri di dislivello: saliti alla Gran Serra ridiscendiamo la valle con una calata e risaliamo lungo la valle dell’Inferno. Nome appropriato per l’ultima salita di una lunga settimana. Risaliamo per l’ultima volta ad una forcella che ci riporterà definitivamente alla macchina con una sciata galattica.

10 maggio: la tensione sale, seduti nella sala da pranzo dell’albergo. Invece di dirci subito i risultati ci fanno penare fornendoci però,utilissimi appunti sul comportamento da tenere quando siamo al lavoro. Questi appunti spesso sono esattamente quelle piccolezze che però identificano un professionista. Quindi tutti con le orecchie ben alzate, questi consigli sono oro colato: le esperienze di chi lavora da molti anni nel settore sono fondamentali.

Bene, arriva il momento dei tre voti: didattica di salita, didattica di discesa e voto complessivo del modulo in ambiente alpino (quello più importante). Tre grandi respiri ed è fatta. Sciolto il conclave si vedono scene con pugni alzati in segno di vittoria, sembra di aver vinto una guerra!

alla prossima..

Marco Milanese

 

Settimo modulo del corso per Aspiranti Guide: Esami e, per l’ultima volta, formazione.

Si parte da Udine: direzione Formazza! …come vi starete chiedendo anche voi, anche io mi sono fatto questa domanda: dove diamine è Formazza? Ovviamente è in val Formazza, che si trova al confine con la Svizzera, sopra Domodossola. Una valle tanto lunga quanto nevosa, piena di cave di granito e di falesie con stupende fessure, oltre a meravigliosi laghi cristallini e qualche diga. Un curioso connubio tra uomo ed ambiente, a volte un po’ forzato, ma sono sicuramente meglio le dighe che le centrali a carbone…!

Samule, are you ready?
Samule, are you ready?
Insomma è proprio qui, nella ridente val Formazza, che si sono svolti gli esami di sci ed ha avuto luogo il modulo di formazione di sci-alpinismo. L’albergo dove abbiamo trovato alloggio è situato proprio alle pendici delle montagne, lì dove finisce la strada.
risalendo l'inteminabile ghiaccio del Basodino
risalendo l'inteminabile ghiaccio del Basodino
Un altro modulo carico di contenuti e di prove,  dove bisognava essere sempre attivi e ricettivi, occorreva essere delle spugne, per riuscire ad apprendere e metabolizzare tutte le  informazione con cui siamo stati bombardati. Anche perché oltre agli  insegnamenti didattici, gli istruttori ci hanno raccontato le loro esperienze lavorative personali, e siccome “tutto fa brodo”, era cosa buona giusta cercare di ricordarsi anche quelli.
in cima al Basodino
I primi due giorni sono stati dedicati agli esami di ARVA, quindi alla seconda ed ultima prova di ricerca di dispersi in valanghe, e agli esami di tecnica di discesa. Al fine di ricreare uno scenario verosimile, come campo di ricerca è stato adottato un canalone nel quale si era effettivamente staccata una valanga. L’esame di discesa invece consisteva in una prova in pista, suddivisa in 4 prove, nelle quali bisognava, ovviamente, eseguire diversi esercizi.  Vi assicuro che dover scendere una pista  sotto gli occhi inquisitori degli istruttori, che ti scrutano con una penna in mano in attesa di un tuo errore, non è per niente facile … diciamo che ti senti un po’ “indurito”…quantomeno!
trasportando la barella
trasportando la barella
Finite queste prove siamo partiti per un tour di 3 giorni, che prevedeva il pernottamento in due rifugi tra Svizzera e Italia. Il primo giorno siamo saliti per ben 1200 metri di dislivello
e abbiamo raggiunto la punta Termine. Ci aspettava una bella sciata su neve trasformata, anche troppo visto che siamo stati obbligati a passare sotto degli enormi lastroni già staccati dal fondo. Una volta arrivati al rifugio Basodino (scusate, ma sconsiglio vivamente!) abbiamo passato il pomeriggio ad esercitarci con le carte geografiche, le bussole e la morra!
grandi tornei di morra!
grandi tornei di morra!
Il giorno seguente ci aspettavano altri 1600 metri e un 15 chilometri buoni per raggiungere la cima al Basodine (3273 m ), dove, attraverso un ghiacciaio perenne, abbiamo raggiunto la cresta e con un po’ di progressione in conserva siamo arrivati in cima.Una volta scesi dalla sommità abbiamo risalito un bel canale, che ci ha permesso di scendere a ovest verso il rifugio Maria Luisa, uno splendido ed economico rifugio che sicuramente merita una visita. Il terzo giorno siamo saliti alla cima di Val Rossa con la costante compagnia di una fitta nebbia, che ci ha però permesso di ottimizzare la nostra pratica nell’utilizzo del GPS e della bussola. La salita si è quindi rivelata anche un ottimo allenamento per imparare meglio l’utilizzo di questi strumenti, assolutamente indispensabili per un professionista della montagna.
Nel Canale del Kastelhorn
Nel Canale del Kastelhorn
Fortunatamente il sabato la neve è scesa copiosamente, forse anche troppo, tanto che la domenica mattina, per poter andare a fare colazione nell’ albergo, che si trovava sull’altro lato della strada, abbiamo dovuto spalare (anzi HANNO dovuto spalare, visto che io ero ancora addormentato) 60 centimetri di neve. Recupererò la pigrizia dopo, spalando la neve per far uscire le macchine dal parcheggio. Ci aspettava una bella giornata di neve polverosa e didattica in pista, il che l’ha resa tanto utile quanto divertente, il che non guasta mai.
Marco Kulot nella Powder
Marco Kulot nella Powder
Il giorno seguente le condizioni meteo non erano propriamente delle migliori, quindi abbiamo affrontato un’altra giornata di didattica sulla salita e le inversioni con gli sci e le pelli, nonché la realizzazione di una barella fatta con sci, racchette piccozza e una corda.
Martedì, l’ultimo giorno di questo modulo, abbiamo provato a fare un altra escursione , ma la tanta neve caduta nei giorni precedenti aveva fatto schizzare il livello di allerta per il pericolo di valanghe, anche spontanee. Abbiamo dunque ritenuto più sicuro e saggio starcene tranquilli a fare qualche profilo della neve, per indagare e comprendere al meglio i reali pericoli che si possono creare nelle diverse zone della valle.
L'ultimo giorno con una bella sciata
L'ultimo giorno con una bella sciata
L’ultimo giorno del modulo è stato anche sinonimo di “bastonate”! Infatti proprio l’ultimo giorno gli istruttori ci hanno comunicato i voti e ci hanno dato dei consigli per poter migliorare i nostri difetti o le nostre mancanza, al fine di perfezionare la nostra preparazione per quella che sarà la nostra futura (spero) professione. Fortunatamente tutto è andato per il meglio e il trio friulano è passato al test di sci e potrà proseguire in questo entusiasmante percorso.
La strada è ancora lunga e piena di stimoli, prove ed esami … sperin ben!
Alla prossima!

Marco Milanese