esami di didattica ma soprattutto… val di Mello!

Lunedi parto per andare a prendere Carlo a Padova e  assieme ci dirigiamo ad Arco per due giorni di esami scritti e orali su: sicurezza, fauna, flora, geologia, legge, medicina e cartografia. Neanche all’università ho fatto cosi tanti esami tutti assieme, il cervello si è fuso. Finiti questi due giorni di cui c’è poco da dire, io e Carlo ci dirigiamo verso la decisamente più divertente val di Mello. E’ sempre un piacere tornare in questa magica valle dove ho trascorso tanto tempo, e in questi tre giorni ho potuto salutare alcuni cari amici che con il loro calore ti fanno sempre sentire a casa.

Il mio nuovo doblò (si fa per dire visto che è del 2001) sembra più la chioccia di una lumaca che una macchina e ci fa da casa per questi tre giorni. Avendo salito quasi tutte le vie alla mia portata in bassa valle sfogliamo la guida e chiediamo consiglio al Simo (Pedeferri) alla ricerca di qualche linea. Cosi riusciamo a fare tre vie che non avevo mai fatto in altrettanti giorni. La facilità nell’approccio e nella discesa permettono sveglie molto tranquille e rilassate. Ogni mattina aspettiamo che il sole baci i nostri visi addormentati e dopo colazione e un saluto al bar, ci incamminiamo verso l’alto. Cosi il primo giorno saliamo una via del Soldarini al Pesgunfi e successivamente ci concediamo qualche monotiro al sasso Remenno. Per chi non lo conosce è penso il più grande masso erratico d’Europa, completamente attrezzato per la scalata, consiglio vivamente i classici tiri di placca, e quelli in fessura sia da proteggere che spittati (l’ama follemente, stupenda fessura di 6c).  Giovedì , il secondo giorno, dopo aver fatto un altra via ci raggiungono due amici di Cortina che saliranno la mitica Luna Nascente, un must della valle. Assieme a loro facciamo un po’ di boulder nel bosco dei Bagni di Masino. Ultimo giorno saliamo “La bissia” al Brachiosauro con uscita Sexapelo. Via molto bella con dura fessura di VIII da proteggere integralmente a friends. L’uscita sulle placche è delicata e il pelo bisogna avercelo. A questo proposito vi lascio al racconto di Carlo:

E’ la seconda volta che mi inoltro in questa megnifica valle e di certo non si può rimanere che folgorati di fronte a tutta questa bellezza. Già all’ingresso in valle si rimane colpiti con l’ansa della tranquillità e il bidet della contessa, per non parlare poi di tutte quelle placconate di granito che ti fanno rimanere a bocca aperta. Non puoi che innamorarti di questa valle! Lo definirei però più un amore complicato: tanto bello alla vista quanto da panico e da matti quando ci sei in mezzo. In mezzo a queste placconate immense con qualche fessura qua e la che le scalfisce, con il granito che scricciola sotto la suola spalmata delle tue scarpette, le mani completamente aperte alla ricerca di un qualsiasi micro cristallo su cui aggrapparsi, e l’ultimo chiodo sotto di te almeno 4 metri (se ti va bene), completamete da panico, anche se comunque molto affascinate. Devi imparare a vincere la paura, a respirare in un certo modo, ad essere leggero quasi come fossi un uccello che si posa su un ramo, in quei momenti ti senti di entrare a far parte della valle non più come un estraneo ma come parte integrante di essa.
Tutte queste emozioni però devi saperle controllare e non sempre la testa te lo permette. Dopo i primi due giorni infatti, in cui abbiamo salito due bellissime vie come “Clandestino” sui pilastri del pesgunfi e “in obliquo a destra” alla Dimora degli Dei, è arrivata la bestonata sui denti. La tranquillità se ne è adata il terzo giorno su di un’altra bellissima via, “la bissa” sul brachiosauro (VIII), la testa è scoppiata: ecco che la paura di scivolare si fa sempre più forte e il controllo delle emozioni svanisce (il cosiddetto mal di mello mi ha detto Marco), da panico. Arrivi al punto in cui sei incapace di muoverti non puoi andare ne su ne giù,paura! Chiudi gli occhi trattieni il respiro, speri che il piede tenga, ne fai un altro e un altro fino a quando finalmente arrivi a una sosta, salvo! E’ il momento allora di fa andare avati il socio, di buttare giù le doppie e di andare a bersi una birra giù in valle da quei fulminati dei baristi che solo in una valle così puoi trovare. Un’esperienza magnifica, ci tornerò al più presto più agguerrito che mai.

alla prossima

Il Rasta

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